• Caesar

    Nome in codice: Caesar. Dopo Torino la mostra continua a Milano e Bologna

    Dopo l’appuntamento torinese, “Nome in codice: Caesar – Detenuti siriani vittime di tortura” torna per la seconda volta a Milano, dove sarà ospitata dal 23 al 27 ottobre presso la sede centrale dell’Università degli Studi di Milano. La mostra sarà esposta in contemporanea a Bologna, presso il Centro Amilcar Cabral dal 23 al 28 ottobre per continuare a raccontare, attraverso 30 terribili scatti, la tragedia della violazione dei diritti umani in Siria.

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  • Rifugiati siriani

    Migrazioni e cooperazione: un’estate vissuta pericolosamente e tragicamente

    Non è tempo di valutazioni. La materia è ancora calda e lo sarà per chissà quanto tempo. Ma è utile fare un piccolo punto della situazione rispetto alla questione dell’uso della cooperazione per gestire i flussi migratori.

    Da luglio si è assistito all’attacco al mondo delle ONG relativamente alle operazioni di soccorso in mare nel Mediterraneo centrale. Mediaticamente e politicamente si sono accusate le ONG di connivenza e peggio coinvolgimento nel traffico delle persone, chiedendo la firma di un codice di condotta. Accuse che sono sfociate solo in una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare ad una ONG che aveva salvato centinaia di persone. L’intento era quello di mettere ordine nello spazio marino eliminando il fattore attrazione costituito dalle navi delle ONG, consentendo alla guardia costiera libica di respingere le barche. Guardia libica peraltro connivente con i traffici.

    Dopo l’attacco, parziale marcia indietro o di riequilibrio, con la richiesta di coinvolgere le ONG in operazioni umanitarie in Libia per migliorare le condizioni dei migranti chiusi nei centri di detenzione, in vista di un loro superamento. L’intenzione è quella di coniugare sicurezza con solidarietà. E’ previsto un bando dell’Agenzia della Cooperazione italiana di circa 6 milioni di euro, due dei quali proprio per operare nei centri di detenzione.

    Da parte del mondo delle ONG si è accusata la politica italiana di aver agito in due tempi e in modo irresponsabile: prima chiudendo il transito irregolare e respingendo quindi i migranti in centri di detenzione inumani, e poi chiedendo al governo Al Serraj di aprire i centri ad operazioni umanitarie. Cosa questa che avviene solo per pochi centri e in modo parziale. Risultato: i migranti rimangono nell’inferno dei centri senza alcuna prospettiva, visto che di corridoi umanitari non se ne vede l’ombra, e che solo i ritorni sono in parte attivi.

    Le agenzie ONU sono molto critiche su questi centri e chiedono di poter agire in modo più libero ed essendo veramente responsabili di spazi sicuri. Le ONG chiedono un percorso di chiusura di questi centri aprendone di nuovi controllati e umani, da cui procedere con operazioni di reinsediamento.

    Quello che sta accadendo in Libia intanto è la sostituzione dell’industria del traffico con quella della detenzione. Se prima le milizie si contendevano i migranti per sfruttarli e farsi pagare i viaggi della morte, ora se li contendono per chiuderli nei centri di concentramento, per poi chiedere al governo Al Serraj e ai governi europei, in primis quello italiano, una loro legittimazione e ovvie compensazioni. Altrimenti, in modo ricattatorio, si riapriranno i canali delle migrazioni irregolari.

    Negli ultimi giorni, nelle battaglie di Sabratha, la milizia del criminale Dabashi è in combattimento con la Operation Room anti Isis, la brigata 48 e la milizia Al Wadi per il controllo del territorio e quindi del servizio di sicurezza al compound dell’ENI e della gestione dei centri di concentramento. Il governo italiano sta giocando pericolosamente e tragicamente con questi attori, negoziando attraverso l’intelligence, mentre uomini, donne e bambini continuano ad essere torturati.

    L’Unione europea, dopo i diversi vertici del Consiglio europeo e di alcuni Paesi leader – vedi quello tenutosi a Parigi dove l’approccio italiano è stato benedetto – ha deciso di seguire la politica italiana e, a fine luglio, ha finanziato con 46 milioni di euro del Fondo Fiduciario per l’Africa (EUTF), le operazioni del Ministero dell’Interno italiano per il controllo della frontiera a Sud della Libia.

    D’altra parte i progetti previsti dall’EUTF cercano di compensare le comunità libiche, le municipalità, con aiuti sia di carattere umanitario che di riattivazione di economie locali alternative ai traffici. Su queste iniziative sono coinvolte ONG e Associazioni della società civile locale, ma sono iniziative che stentano a partire viste le condizioni di insicurezza esistenti.

    Si vede una luce in fondo al tunnel per chi voleva chiudere i canali delle migrazioni irregolari, ma non è così semplice esponendosi a più ricatti. Ma soprattutto non lo è per i migranti costretti a vivere nel buio dei centri di detenzione. Mentre il conflitto procede, i migranti rimangono una delle monete di scambio (con il petrolio e le armi) dei giochi di potere tra fazioni militari e governi. Rimane il dilemma per chi vuole fare cooperazione in queste condizioni: fino a che punto sporcarsi le mani?

    Andrea Stocchiero, Responsabile Policy di FOCSIV

  • CONNGI

    Per lo Ius Soli temperato con il Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane

  • 170223-A-XH155-110

    Si torna a sparare a Kirkuk per il controllo della città più importante del Kurdistan

    “Da domenica è iniziata l’offensiva della milizia sciita, della polizia nazionale e dell’esercito iracheno contrapposte alle forze dei peshmerga. Il nuovo fronte è la città più importante del Kurdistan: Kirkuk.

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  • Di più (1)

    Via Scalabrini 3 – #dipiù – per capire meglio le migrazioni, Roma

    Hai dai 18 ai 35 anni? Hai fatto delle esperienze di servizio con i migranti? Hai partecipato al Campo Io Ci Sto? Hai frequentato CreAzione? Hai fatto volontariato internazionale? Hai voglia di incontro, scambio e condivisione? Continua a leggere

  • Kurdistan

    KURDISTAN: A 2 SETTIMANE DAL VOTO SULL’INDIPENDENZA LA SITUAZIONE SI AGGRAVA, LA GENTE SCAPPA DI NUOVO

    La situazione è in continua evoluzione. Bagdad sta mettendo in pratica ciò che il Parlamento iracheno già nelle prime ore dopo il Referendum aveva stabilito: tolti gli stipendi a tutti i dipendenti pubblici che hanno partecipato al voto; fermati tutti i lavori di tutte le imprese e società che lavorano nell’area; destituzione del Presidente della Repubblica del Kurdistan ed insediamento Al Maliki al suo posto; chiusura dei confini tra l’Iraq e il Kurdistan; invio delle forze militari nell’area contesa.

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  • Caesar

    Nome in codice: Caesar. A Torino la mostra sulle torture nelle carceri siriane

    Prosegue il viaggio all’interno delle carceri siriane attraverso le immagini della mostra internazionale “Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura”, a Torino dal 5 al 17 ottobre.

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  • Disinvestimento

    ISTITUZIONI CATTOLICHE DA TUTTO IL MONDO NEL PIÙ AMPIO ANNUNCIO CONGIUNTO DI DISINVESTIMENTO DAI COMBUSTIBILI FOSSILI

    40 istituzioni prendono parte all’annuncio: tra queste le istituzioni cattoliche di Assisi ed una banca cattolica

    Una coalizione di istituzioni cattoliche annuncia oggi il proprio disinvestimento dai combustibili fossili. Con 40 organizzazioni, si tratta del più ampio annuncio congiunto di disinvestimento da parte di organizzazioni di ispirazione religiosa. Le istituzioni provengono dai 5 continenti e rappresentano realtà diverse: dagli istituti religiosi alle istituzioni finanziare, fino alle alte gerarchie della Chiesa.

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  • Roma Tre

    Agenda 2030: società civile e leader politici devono lavorare insieme per un mondo sostenibile

    Il 25 ottobre presso la Facoltà di Economia dell’Università Roma Tre si è tenuto il seminario “La nuova Agenda 2030: una sfida per politiche coerenti e processi di trasformazione verso un mondo sostenibile?”. L’evento è stato promosso da GCAP Italia – la piattaforma italiana della Global Call to Action Against Poverty – ENGIM Internazionale e FOCSIV con l’obiettivo di promuovere la riflessione e il dibattito sul tema degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals).

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  • Progetto senza titolo (1)

    Diritti umani e impresa, verso una regolamentazione degli attori economici?