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    FOCSIV E L’IMPEGNO DEL MONDO CATTOLICO PER IL DISINVESTIMENTO

    • Disinvestire dalle fonti fossili: che cosa significa
    • Il movimento Divestment e la campagna #DivestItaly
    • Il programma Cattolico per il Disinvestimento dai combustibili fossili

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  • AIUTA AIUTAMUNDI!

    AIUTA AIUTAMUNDIAIUTA AIUTAMUNDI:
    partecipa al sistema di scambio per promuovere sviluppo locale, mutuo aiuto e valorizzazione delle competenze individuali.

     
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    Il sostegno di FOCSIV al sistema AIUTAMUNDI::

    Affrontare le difficoltà economiche e sociali con spirito costruttivo e tramite la valorizzazione della persona umana e delle sue capacità: questo è il motivo principale che ha condotto alla progettazione del sistema AIUTAMUNDI e per tale ragione FOCSIV è del tutto coinvolta nella promozione di un’economia informale di cui condivide appieno la base valoriale. Un circuito di pagamento senza l’utilizzo di denaro contante permette di rafforzare le relazioni umane le quali sono sempre più minacciate dall’affermazione di una cultura individualista e dall’indebolimento delle relazioni di solidarietà a tutti i livelli. Come evidenziato dal Santo Padre Francesco nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”, “la crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano!” ed in tale contesto “si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare”. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”. FOCSIV, coerentemente con le radici cristiane che promuovono e guidano la sua missione, sostiene il progetto AIUTAMUNDI in quanto in esso vi è sia una valorizzazione dell’essere umano sia una spinta ad intessere sane e robuste relazioni sociali: si annulla la cultura dello scarto per dare impulso a quella dello scambio basata sul primato dell’essere umano e della sua dignità, consolidamento della coesione sociale e della partecipazione attiva, riscoperta, affermazione e difesa del principio di solidarietà. Attraverso la promozione del progetto AIUTAMUNDI ai propri Soci, FOCSIV auspica che tale circuito commerciale alternativo possa uscire dai confini del suo territorio di applicazione iniziale, la zona calabrese della Locride, ed essere sperimentato in modo capillare sull’intero territorio nazionale adattandolo alle esigenze ed alle circostanze dei vari contesti in cui esso può trovare applicazione. Tale obiettivo richiede tuttavia un presupposto fondamentale che è quello dell’interiorizzazione dei valori che si trovano alla base del progetto AIUTAMUNDI e che sono ampliamente condivisi da FOCSIV: lo scambio non mediato di beni e servizi innesca l’affermazione di relazioni sociali fondate sulla solidarietà, virtù di impegnarsi e perseverare per il bene comune, la quale è “una parola chiave della Dottrina Sociale della Chiesa”, così come sottolineato dal Santo Padre Francesco in occasione dell’inaugurazione del Terzo Festival della Dottrina Sociale della Chiesa. La solidarietà, a sua volta, ha alle proprie radici elementi d’interdipendenza, uno dei legami più forti della coesione sociale, e di sussidiarietà, intesa come la capacità degli individui di andare incontro ai bisogni della collettività e dei singoli attuando strategie d’intervento autonome e peculiari. AIUTAMUNDI costituisce un piccolo ma importante tassello per lo sviluppo di modelli culturali, economici e sociali in cui lo sviluppo integrale della persona e la crescita sociale interagiscono positivamente per la costruzione di un mondo più giusto ed equo nel quale la solidarietà possa trovare una completa affermazione.

    Gianfranco Cattai

    Presidente FOCSIV

     

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    Che cos’è il sistema AIUTAMUNDI::

    Perché AIUTAMUNDI:

    AIUTAMUNDI, di cui il Gruppo Cooperativo GOEL è soggetto ideatore e promotore, nasce come un intervento costruttivo locale in risposta alle disagiate condizioni economiche e sociali dovute alla mancanza di welfare e di servizi socio assistenziali nella Regione Calabria, particolarmente nella zona della Locride. Negli ultimi decenni, nonostante le ingenti risorse finanziare interne ed esterne messe a disposizione per lo sviluppo territoriale, la Vallata del Torbido, appartenente alla regione della Locride, ha registrato una fase di regressione per molteplici motivi: marginalità dell’area dovuta alla carenza d’infrastrutture, cultura assistenzialistica, mafia, clientelismo, disoccupazione, emigrazione e quindi invecchiamento della popolazione e depauperamento demografico. A tutto ciò va aggiunto che la cattiva gestione e lo spreco di risorse pubbliche ha condotto alla totale assenza di servizi socio sanitari e socio assistenziali: da ciò è scaturita l’emarginazione e la conseguente esclusione dei “soggetti deboli” dalla società.


    Cos’è AIUTAMUNDI:

    Per risolvere tale situazione di disagio e per promuovere lo sviluppo umano, sociale ed economico del territorio, AIUTAMUNDI fornisce un sistema di scambio di prodotti e servizi, complementare e non sostitutivo al mercato ordinario, mettendo in relazione le competenze e capacità esistenti per il cambiamento del territorio. AIUTAMUNDI è un vero e  proprio circuito di pagamento nel quale persone, famiglie, professionisti, imprese, gruppi ed associazioni possono comprare e vendere beni e servizi senza l’utilizzo di denaro contante. Con il proprio lavoro o con i propri beni si possono comprare i prodotti, i servizi ed il lavoro di cui si ha bisogno: i cittadini hanno dunque la possibilità di accedere al mercato di scambio senza esborsi di denaro, ma semplicemente accettando di mettere a disposizione della comunità volontariamente le proprie competenze e capacità. Ogni soggetto, giuridico e non, interessato ad entrare nel sistema può rivolgersi allo sportello AIUTAMUNDI più vicino al proprio luogo di residenza. Ogni bene o servizio che il soggetto riceve costituisce un debito mentre ogni bene o servizio che fornisce rappresenta un credito reale ed esigibile, valutato in euro. AIUTAMUNDI, dunque, è un sistema che senza l’utilizzo di denaro produce sviluppo e coesione sociale; esso dà vita ad una rete di relazioni sociali nel quale ogni soggetto può soddisfare i propri bisogni tramite un sistema di mutuo aiuto  in  cui è possibile valorizzare competenze, creare fiducia, partecipare attivamente nel proprio territorio.

    Tutte le operazioni relative al sistema possono svolgersi in modalità differenti: rivolgendosi direttamente agli sportelli AIUTAMUNDI, consultando il sito internet www.aiutamundi.com o chiamando il numero verde telefonico 0964419191.

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    Il Consorzio GOEL::

    l Gruppo Cooperativo GOEL (www.goel.coop) raccoglie numerose imprese sociali della Locride e della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Ha come mission il cambiamento della Calabria e opera per la liberazione e il riscatto delle comunità locali. Il nome “GOEL” ha radici bibliche, vuol dire appunto “Il liberatore”, “Il riscattatore”.
    Il Gruppo gestisce numero attività : turismo responsabile attraverso il tour operator I Viaggi del GOEL, agricoltura biologica (GOEL Bio), sviluppo locale, multimedialità, servizi socio-sanitari ed è proprietario del marchio CANGIARI, primo brand etico nel segmento alto della moda italiana.
    GOEL è apertamente schierato contro tutto ciò che nega la dignità della gente, con particolare riferimento alle persone e alle comunità più indifese. Ha denunciato lo strapotere della ‘ndrangheta e delle massonerie deviate in Calabria e nel resto d’Italia.
    Dal  2008 GOEL  promuove l’Alleanza con la Locride e la Calabria (www.goel.coop/alleanza), sottoscritta ad oggi da oltre 3.000 persone e oltre 740 Enti e Organizzazioni, che si propone di contrastare il dilagare del fenomeno mafioso in tutta Italia attraverso progetti concreti e costruttivi, da realizzarsi sia in Calabria che nel resto d’Italia.

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    La Fondazione con il Sud::

    La Fondazione CON IL SUD è un ente non profit privato nato nel novembre 2006 (come Fondazione per il Sud) dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato per promuovere l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno, ovvero favorire percorsi di coesione sociale per lo sviluppo. La Fondazione sostiene interventi “esemplari” per l’educazione dei ragazzi alla legalità e per il contrasto alla dispersione scolastica, per valorizzare i giovani talenti e attrarre i “cervelli” al Sud, per la tutela e valorizzazione dei beni comuni (patrimonio storico-artistico e culturale, ambiente, riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie), per la qualificazione dei servizi socio-sanitari, per l’integrazione degli immigrati, per favorire il welfare di comunità. La Fondazione CON IL SUD ha sostenuto oltre 470 iniziative, tra cui la nascita delle prime 3 Fondazioni di Comunità del Mezzogiorno, coinvolgendo nelle partnership di progetto oltre 5.500 organizzazioni ed erogando complessivamente oltre 104 milioni di euro.
    www.fondazioneconilsud.it

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    Modellizzazione: Baratto, monete complementari ed economia solidale::

    Nel baratto il valore di scambio tra due beni non è stabilito dal confronto dei rispettivi prezzi che scaturiscono dall’equilibrio di domanda ed offerta aggregata di mercato (e dunque da un rapporto dettato da scarsità e gusti relativi mediato dalla moneta) ma deciso in virtù di un rapporto di scambio sancito tra le parti, fondato sullo stesso confronto delle caratteristiche fondamentali dei beni (scarsità, gusti) senza la mediazione monetaria. Oggi, nelle nuove forme di ritorno al baratto, cambiano le forme e i mezzi con cui questo principio di base viene realizzato e l’ausilio della rete in circuiti come quelli di AIUTAMUNDI rende molto più facile lo scambio di informazioni tra una grande pluralità di soggetti, creando di fatto un mercato virtuale senza circolazione di moneta ufficiale. Come cercheremo di illustrare in quanto segue l’opportunità di effettuare questa modalità particolare di scambio consente in un periodo di crisi di poter ampliare le possibilità di soggetti che altrimenti resterebbero esclusi dalle transazioni tradizionali effettuate con moneta.

    Come tutti sanno il baratto è generalmente considerato la prima forma storica dello scambio commerciale di beni. Il valore di equivalenza si raggiunge attraverso la valutazione qualitativa e quantitativa delle merci scambiate secondo uno specifico accordo delle parti che talvolta può confidare su valutazioni convenzionalmente accettate ma più spesso si richiama a fattuali ragioni di mutuo fabbisogno. Lo scambio avviene perché le merci/servizi hanno per entrambi i soggetti sia valore d’uso che di scambio e risponde al principio di mutua soddisfazione. Ovvero, pensando al tradizionale schema del box di Edgeworth le parti scambiando i beni risultano non meno soddisfatte dopo lo scambio perché lo stesso consente loro di modificare le loro dotazioni raggiungendo una situazione di benessere superiore a quella di partenza. In termini molto semplici, se il soggetto A ha una dotazione abbondante del bene/servizio 1 e scarsa del bene/servizio 2 e il soggetto B viceversa, converrà al soggetto A cedere parte del bene/servizio 1 per ottenere parte del bene/servizio 2. Se la legge dell’utilità marginale decrescente si applica, questo consentirà ad entrambe le parti di migliorare la loro soddisfazione dopo lo scambio. Ma va aggiunto che la conclusione dell’accordo produce anche del valore sociale aggiuntivo determinato dall’utilità di aver realizzato una transazione mutualmente soddisfacente e dalla lealtà della controparte quando questa si comporta in modo onesto e corretto nello scambio. In questo modo gli scambi accrescono lo stock di fiducia tra persone in una rete sociale. Si può distinguere tra baratto semplice quando entrambe le parti desiderano procurarsi il bene o il servizio che ricevono in cambio del bene o del servizio ceduto e baratto multiplo quando un soggetto cede un bene o un servizio ricevendone in cambio un altro che non desidera avere ma che scambia per ottenere quanto desiderato. In quest’ultimo caso è possibile anche che l’ottenimento del bene desiderato venga ad essere differito per ragioni di stagionalità o deperibilità.

    Tutti questi benefici positivi derivanti dallo scambio si applicano anche al contesto degli scambi monetari. E come è noto la moneta è importante perché, in quanto mezzo di scambio, fondo di valore ed unità di conto, amplia le possibilità di scambio tra persone. In che cosa dunque la riemersione dello scambio non monetario può paradossalmente migliorare la situazione degli scambi ?

    Una prima indicazione ce la fornisce Piero Alessandrini, Professore Ordinario di Politica Economica presso l’Università Politecnica delle Marche, quando osserva che “Pensare di leggere questo fenomeno [quello del baratto] come una prova dell’inutilità della moneta sarebbe sbagliato perché provocherebbe una regressione della nostra società, ma certamente può far riflettere su nuovi modelli di vita, più sobri e sostenibili. Può aiutarci a ridare valore alle cose che possediamo e a farci valutare cosa davvero ci occorre.” Esistono infatti situazioni, proprio come quelle di crisi, in cui la liquidità per i livelli di indebitamento e i ritardi di pagamento, può essere scarsa. In queste situazioni dunque organizzare un mercato senza moneta dove sia possibile essere informati sulla domanda ed offerta di servizi (locali e non) e scambiare gli stessi direttamente senza transazioni monetarie aumenta le opportunità. Se, per fare un esempio, un partecipante al network ha bisogno di un lavoro di sartoria e un altro dei servizi di un meccanico ognuno mette sul sito la sua offerta di prestazione o bene che vorrebbe scambiare e i due si accordano. Grazie alla lista presente sul sito che organizza il circuito di scambi informali senza moneta ognuno può trovare il bene o servizio che più corrisponde alle sue esigenze e cercare di scambiarlo con altro bene o servizio che dispone, direttamente o indirettamente con terzi soggetti . Ad. es se il soggetto X avesse bisogno di lavori di sartoria e non potesse pagarlo in moneta riceverebbe nel circuito informale ugualmente il bene scambiandolo con altro bene o servizio che possiede e di cui necessita invece il soggetto Y che ha messo l’annuncio di offerta del lavoro di sartoria. Lo scambio invece  non potrebbe avvenire se chi è in grado di offrire un proprio servizio in cambio del lavoro di sartoria o del servizio del meccanico ha al momento vincoli di liquidità per via, ad esempio, del proprio indebitamento, di disponibilità di reddito troppo scarse (es. pensionati con reddito minimo), della condizione di disoccupazione che non gli consente al momento di percepire reddito o del ritardo nel percepire i compensi per il lavoro prestato in passato. E’ in questo caso che l’organizzazione in rete di un sistema di scambi che non richiedono moneta aumenta e non riduce le opportunità di scambio. Nel caso di mancanza di dotazioni monetarie per condizione di disoccupazione la persona senza lavoro può scambiare con un bene di cui ha bisogno un servizio collegato alle proprie capacità lavorative. In questo caso il baratto di fatto consente un’uscita momentanea dallo stato di disoccupazione relativamente alla specifica transazione. E diventa dunque un modo più flessibile di prestare lavoro.

    Il vantaggio ulteriore di organizzare un’infrastruttura in rete che metta in relazione domanda e offerta consentendo scambi non monetari può essere quello di unire maggiormente i due lati della transazioni producendo relazioni più calde e dunque creando meccanismi che possono rinforzare le virtù civiche. Come già accennato, una delle funzioni invisibili degli scambi, monetari e non, è quella di produrre capitale sociale e di aumentare fiducia e qualità delle relazioni nella comunità locale. Per Mauss (1923) infatti negli scambi regolati dalla reciprocità, come avviene nelle reti di baratto, oltre al bene oggetto di dono si scambiano anche relazioni, legami di fiducia e l’individuo si riappropria della sua centralità nella scala dei valori che si vengono a creare, centralità che aveva ceduto il posto alla moneta come bene in sé. Molti studi sperimentali dimostrano che il circuito degli scambi ripetuti tra contraenti infatti stimola una serie di valori quali fiducia e meritevolezza di fiducia, puntualità nell’erogazione di prestazioni, affidabilità ed operosità. Le transazioni monetarie in un certo senso, pur aumentando le possibilità di scambio, distanziano spesso i due lati del rapporto creando un velo e riducendo i contatti. In tempi recenti poi abbiamo assistito allo sviluppo di mercati sempre più anonimi ed asettici. Se questo da un certo punto di vista è un bene perché assicura imparzialità, dall’altra può essere un male in quanto, come dimostrato, maggiore la distanza sociale minore l’azione di freni morali inibitori nelle relazioni sociali ed economiche tra controparti. Se sto guidando e mi accorgo che sto investendo un pedone freno di colpo per evitarlo. Al contrario l’adrenalina dell’operatore finanziario che acquista un credit default swap sperando che il suo valore aumenti per l’aumento di rischio di fallimento della Grecia non vede minimamente dallo schermo i costi sociali collegati alla sua potenziale vincita monetaria. La speculazione finanziaria produce dunque un tipo di transazione così sofisticata che perde completamente di vista la relazione tra le persone e le conseguenze che la transazione stessa può generare sul benessere dei contraenti o delle parti anche indirettamente interessate. Il denaro che circola come linguaggio universale non rende infatti necessaria la conoscenza e la familiarità con chi offre e chi chiede servizi. E questo strettamente dal punto di vista delle relazioni può essere un ostacolo e non un vantaggio. Le transazioni senza denaro in questo restituiscono all’evidenza dei contraenti i termini personali della transazione; persone della stessa comunità riescono a incontrarsi ricostituendo legami interpersonali, nel tentativo di “ricostruire il tessuto sociale ed economico spesso distrutto dal travisamento stesso del ruolo della moneta quando la dimensione dominante della stessa diventa quella dell’acquisizione speculativa anche a scapito del benessere di altri che diventano invisibili dietro lo schermo di mercati finanziari impersonali.

    In altri termini il denaro e l’uso che ne facciamo danno forma al nostro immaginario: così il ricorso ad altri strumenti di intermediazione e di scambio può contribuire a rafforzare l’identità locale e a ridare forza a valori come la reciprocità, il dono e l’altruismo. “Le monete sociali sono delle monete locali particolari […] che trasformano la natura dello scambio” (Blanc, 2001 ), in cui perde interesse lo scopo prioritario di accumulazione di risparmi sotto forma di moneta, spesso solo nelle mani di pochi Nelle economie senza denaro invece, i partecipanti “si scambiano volontariamente beni e servizi, senza l’intermediazione dei soldi, secondo un rapporto di reciprocità” (M.Pittau, 2003).

    Lo scopo dei sistemi organizzati di scambio non monetario rimane quello della convenienza dell’affare. Come osservato da Polanyi,1983, nella società esistono almeno tre forme di integrazione dell’economia nella società: la reciprocità, la redistribuzione e lo scambio di mercato. Lo scambio dei beni è uno dei modi più comuni e universali per creare relazioni umane e fra baratto e scambio non c’è nessuna differenza, in quanto. Il baratto rientra nella logica dello scambio di merci come processo destinato alla soddisfazione del benessere degli individui, ciò che però lo contraddistingue rispetto alle altre forme di scambio è il cosa viene scambiato.

    Oggi le opportunità per realizzare questo tipo di transazione sono amplificate dalla rete che rende possibile forme di comunicazione diverse, all’interno delle quali riaffiora quel senso di comunità che sembrava ormai irrimediabilmente perduto. Il baratto è tipico di un mercato locale. Il web amplia a dismisura questo mercato, allentando i confini territoriali (posso fare un baratto con chi è dall’altro capo del mondo), allenta i limiti temporali (posso mettere un annuncio e trovare la controparte dopo qualche settimana), risolve le ritrosie psicologiche. Lo scambio di cose usate è stato spesso accompagnato da un’umiliazione sociale, come fosse qualcosa di cui vergognarsi. Il web, garantendo l’anonimato, risolve il problema.

     

    Alcune possibili obiezioni ai sistemi di scambio non monetario

    C’è il rischio che si percepisca tutto questo come un danno per occupazione e Pil dato che quest’ultima grandezza contabile registra solo le transazioni monetarie. Ma questo non dipende dai limiti intrinseci di quest’esperienza quanto da quelli delle statistiche ufficiali che non hanno occhiali per vedere che il benessere non dipende solo da beni e servizi che hanno come corrispondente una transazione monetaria, ma anche da beni e servizi che non passano per quel circuito, includendo i due pilastri fondamentali di beni e servizi prodotti in famiglia e dai volontari in quei circuiti che il recente progetto dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro si propone oggi di misurare colmando in questo modo una lacuna di contabilità

    A questi tre pilastri le moderne forme di baratto ne aggiungono uno importante, ovvero quello degli scambi di mercato (e quindi sviluppati fuori dalla cerchia familiare o dai volontari) non monetari. Superabile e superata anche la critica di chi afferma che meccanismi di economia informale come il baratto o l’uso di monete complementari si tramutano in forme di evasione fiscale. I circuiti seri di baratto e moneta informale prevedono infatti il rispetto della normativa fiscale, così il circuito AIUTAMUNDI nei quali i contraenti pagano l’IVA collegata ed applicabile ad ogni scambio non monetario.

    L’aumento significativo dei livelli di povertà e delle diseguaglianze ha posto problemi cui né lo Stato né il mercato si sono mostrati in grado finora di porre rimedio; da qui la necessità di un processo di innovazione sociale caratterizzato dallo sviluppo di un’ economia parallela come quella delle reti del baratto, che può per la sua parte contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone attraverso lo scambio di prodotti, servizi e conoscenze, e che è in grado di sviluppare fiducia, prodotti e abilità.

     

    Le altre esperienze di baratto o circuiti di moneta informale

    L’esperienza di AIUTAMUNDI, seppur unica ed originale per l’Italia, si inserisce in una tradizione e in una geografia di esperienze di economie informali che vale la pena ricordare per sommi capi

    Se le economie alternative senza denaro sono in continuo sviluppo. Si è passati da meno di 100 esperienze di scambio non monetario nel 1990 a oltre 4000 in cui si istituiscono nuove forme di scambio dove «l’operazione di scambio bilaterale o multilaterale di beni e servizi fra due o più soggetti economici (individui, imprese, enti, governi, etc.) avviene senza uso di moneta ». Una delle esperienze più significative in tal senso è quella dell’Argentina dove a seguito della crisi finanziaria, numerosi settori e  famiglie in cui tutti sono stati licenziati e privi pertanto di redditi monetari, hanno  dato vita alla Rete Globale del Baratto, in cui lo scambio di merci e di servizi avveniva usando  una moneta alternativa denominata “credito”, sostanzialmente buoni stampati di carta che dovevano servire solo come mezzo di scambio.

     

    Altri esempi rilevanti di reti per gli scambi non monetari sono rappresentati ad esempio da:

    i)     LETS (Local Exchange Trading System) , un sistema di solidarietà nato in Canada negli anni ’70 tra lavoratori  licenziati per scambiare non solo sono beni, ma anche servizi e conoscenza (ad esempio in termini di ore di consulenze). Il LETS consiste sostanzialmente nell’accendere, partendo da un saldo nullo, un conto in capo a ciascun aderente al sistema e ad ogni scambio viene registrato sia un debito pari alla somma spesa sul conto dell’acquirente che un accreditamento dello stesso ammontare sul conto di che ha fornito il servizio oggetto dello scambio.

    ii)    Il SEC (Sisthème d’Echange Communitaire), diffuso in Senegal e basato sull’uso del bon, un rettangolo di cartone corrispondente ad un’ora lavoro, come unità di scambio prestabilita per accedere a  uan grande quantità di beni e servizi messa disposizione dai commercianti e dai membri della rete in genere (dagli ortaggi ai vestiti a servizi come la riparazione di biciclette, lezioni di ricamo e falegnameria, ecc.)

    iii)  I Fureai Kippu, sono stati introdotti in Giappone per affrontare i problemi derivanti dal sempre maggior numero di anziani che necessitano di assistenza domiciliare. Si tratta di una sorta di biglietti di assistenza sanitaria con cui l’anziano “affitta” un assistente, che riceve in cambio un credito Fureai Kippu, che può mettere in un conto di risparmio o cedere a terzi anche in altre parti del paese come forma di pagamento, per ricevere assistenza domiciliare e aiuto nello svolgimento delle faccende quotidiane

    iv)  Il Sardex, creato in Sardegna nel 2009, che traendo spunto dall’esperienza del sistema di credito senza interessi WIR, nato in Svizzera a Zurigo nel 1934, si basa sull’uso di una moneta virtuale utilizzata per comprare beni e servizi. Ogni unità di conto è immune dagli interessi e vale 1 euro. Ad ogni piccola-media impresa operante in Sardegna, che entra a far parte del sistema Sardex vengono assegnati una ammontare di tali unità di conto pari all’importo di beni e servizi che questa è disposta scambiare, con la condizione di . pareggiare entro 12 mesi la posizione vendita-acquisto. E’ un vero e proprio sistema di scambio basato sulla solidarietà, in quanto le aziende in difficoltà possono beneficiare del supporto e dell’intervento di tutte le altre ed eventualmente saldare la propria posizione in euro se proprio è impossibile tornare in pareggio. Si tratta di un sistema chiaro e trasparente anche in termini di regolamentazione fiscale, in quanto ‘euro è anche utilizzato per pagare l’Iva, le altre imposte e i contributi previdenziali.

     

    v) Le Banche del tempo, che in Italia si sono diffuse soprattutto in Emilia Romagna a partire dal 1988. Si tratta di un sistema di scambio coinvolge persone assai diverse per età, condizioni sociali e culturali, in cui l’unità di conto è un’ora-lavoro con uguale valore indipendentemente dal valore monetario del tipo di prestazione svolta. Le “ore” date vengono “calcolate” e “accreditate” o “addebitate” nella Banca, così che può anche succedere che a rimborsarle non sia la stessa persona che ha ricevuto la prestazione ma un terzo.

    Le attività scambiate sono molto diverse e variano dallo scambio di beni e di attrezzature varie, alle lezioni di cucina, alla manutenzione casalinga, al baby sitting, alla cura di piante e animali, ripetizioni scolastiche e lezioni di italiano per stranieri, all’organizzazione, all’accoglienza, e alle riunioni o feste , ecc. Grazie allo sviluppo del web e dell’informatica oggi in questo sistema di scambio è coinvolto anche un numero sempre crescente di persone appartenenti a fasce giovani delle popolazione,

     

     

    Baratto e monete complementari

    L’uso del baratto può essere fatto rientrare rientra tra le  nuove monete sociali, con un forte carattere solidale e cooperativo orientate a creare circuiti monetari complementari che “si candidano a caratterizzare le sembianze del futuro del nostro sistema economico-commerciale: una convivenza pacifica, di cooperazione tra monete ufficiali e monete complementari” (B. Lietaer, M. Kennedy, People Money: The Promise of Regional Currencies, 2012). La moneta complementare e la moneta “sociale” del baratto non sostituiscono infatti la valuta ufficiale, ma la integrano e hanno obiettivi diversi:[1] a differenza della moneta con queste forme di scambio complementari ci si preoccupa di riportare l’attenzione sulle persone, la distribuzione delle risorse, sul lavoro e sulla produzione. Sono modelli, basati non più sulla sovranità monetaria ma su quella economica, alimentare e della persona, che consentono di proteggere il commercio locale e le piccole produzioni agricole ecologiche e familiari e di generare legami economici e di fiducia stabili che rigenerano i tessuti sociali.

     

    In quanto moneta complementare[2] anche il baratto quindi può rappresentare una nuova opportunità per l’economia e per il mercato stesso, soprattutto grazie ai vantaggi che presenta in termini di  liquidità, risparmio di costi e maggiore potere d’acquisto, oltre che di maggiore semplicità e rapidità degli scambi e della distribuzione di beni, servizi e lavoro

    Le monete complementari svolgono quindi funzioni integrative rispetto a quelle svolte dalle monete “ufficiali” e vengono a completare un sistema di scambio che soprattutto dopo la crisi finanziaria non riesce di per sé ad ovviare alle nuove problematiche generate e caratterizzate da una crescente difficoltà dei meno abbienti di accedere agli scambi e da una sempre crescente iniquità nella distribuzione delle risorse. Le monete complementari e le reti di baratto si inseriscono pertanto nel quadro di sviluppo della nuova economia solidale, come già il commercio equo o la finanza etica, che contribuiscono allo sviluppo e l’organizzazione di spazi emergenti di attività non profit, di self-help e di mutuo aiuto .

     

    Conclusioni

    Non è un caso che i circuiti economici informali come le moderne infrastrutture di rete per gli scambi non monetari (del tipo di quelle proposte da AIUTAMUNDI e le monete complementari tendono a crescere e a diffondersi soprattutto nei momenti di crisi.

    In questa breve introduzione cerchiamo di sottolineare tutte le potenzialità positive di questi sistemi che, non intendendo sostituire in toto l’economia monetaria tradizionale, costruiscono sistemi complementari in grado di risolvere alcuni problemi lasciati aperti dall’economia tradizionale.

    Il primo elemento positivo di questi circuiti è quello di consentire uno scambio mutuamente soddisfacente a persone che per vari motivi (mancanza di reddito per disoccupazione o inoccupazione, debiti, vincoli di liquidità) sono sprovviste di moneta ma in grado di poter scambiare beni e servizi e che pertanto, in assenza di circuiti informali, non potrebbero accedere al mercato. Poiché questo tipo di situazioni ha carattere chiaramente controciclico (cresce in periodi di crisi economica) ciò spiega la correlazione tra crisi ed economia informale

    Il secondo elemento positivo è che i circuiti informali tendono per loro natura ad accorciare la filiera (la mancanza del diaframma monetario e la necessità di scambiare direttamente beni e servizi rende difficili forme di baratto tra persone distanti tra loro) con effetti indotti positivi sulla sostenibilità ambientale degli scambi misurata per esempio attraverso la loro ecological o water footprint. 

    Il terzo elemento positivo è l’impatto positivo sulla contabilità dei valori. Negli scambi monetari più sofisticati (ad esempio la compravendita di credit default swap che può mettere sul lastrico un paese) la moneta e il suo rendimento assume ruolo centrale fino a far scomparire dal radar le controparti personali il cui benessere è direttamente o indirettamente influenzato dallo scambio. Gli scambi nelle reti di baratto ridanno centralità all’incontro tra i contraenti. Come sappiamo ormai bene le relazioni economiche e sociali hanno bisogno del collante delle virtù civiche per potersi sviluppare ed essere fertili e generative. I circuiti informali richiedono e producono fiducia e scambi ravvicinati e diretti tra le persone ed in questo modo possono contribuire positivamente ad alimentare le virtù civiche e a rinforzare i legami della comunità.

    I meccanismi di scambio informali, pur presentando i potenziali benefici descritti, devono allo stesso modo vincere alcune sfide e superare positivamente alcuni dubbi e perplessità. In primo luogo essi non possono pretendere di sostituire la moneta e le sue funzioni fondamentali di mezzo di scambio, fondo di valore ed unità di conto. Piuttosto possono invece aiutare a curare la nostra civiltà dall’utilizzo “tossico” della stessa che la trasforma da mezzo in fine e in veicolo di speculazione forsennata ed accumulazione a scapito del bene comune. Essi devono inoltre dotarsi di meccanismi di “obbedienza fiscale” che garantiscano dal rischio che essi vengano utilizzati come meccanismi di elusione ed evasione per via della loro non tracciabilità monetaria. Devono allo stesso tempo superare gli scetticismi e le perplessità di coloro che guardano ai loro effetti sulle misure di contabilità tradizionale e il loro non-contributo al volume di beni e servizi scambiati sul mercato attraverso transazioni monetarie che viene registrato nel PIL. Si entra però in questo caso in un problema diverso ed importante. In primo luogo la sfida va rilanciata agli istituti statistici che devono imparare a misurare i canali invisibili di produzione di beni e servizi costituiti appunto dai circuiti informali e dalla produzione in famiglia e attraverso il volontariato. In secondo luogo, e questo è fondamentale, bisogna una volte per tutte andare oltre il riduzionismo nella concezione del valore. La ricchezza delle nazioni non è il PIL (un flusso di transazioni monetarie) ma lo stock del capitale economico, ambientale, spirituale, culturale, umano e sociale su cui una comunità può contare. E’ a questo che i circuiti di scambio informale, per la loro parte ed in modo originale, possono contribuire efficacemente.

     

    References

    Blanc, Jérome (2001), Le monnaies paralleles, L’Harmattan, Parigi.

    Fantacci Luca e Amato Massimo: Monete Complementari per i DES. – Progetto Equal “Nuovi Stili di Vita”, dowloadable at: http://www.monetadidono.it/upload/ricerche/3.pdf

    Fondation Charles Léopold Mayer pour le Progrès de l’Homme, Alleanza per un mondo responsabile, plurale e solidale, Polo sulla Socio-Economia Solidale, Quaderno delle proposte Per il secolo XXI LA MONETA SOCIALE COME STIMOLO DEL NUOVO MODELLO ECONOMICO Novembre 2001Coordinato da Heloisa Primavera e Françoise WautiezSito: http://money.socioeco.org/

    Isonio Emanuele, Senza moneta – Il baratto nell’era dell’opulenza, Valori, Marzo 2013. 

    Lietaer B., Kennedy M., People Money: The Promise of Regional Currencies, Triarchy Press,  2012.

    Mauss, M., Saggio sul dono, Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche (1923-24), Torino, Einaudi, 2002.

    Pittau Maurizio: Economie senza denaro. I sistemi di scambio nell’economia di mercato. Emi, Bologna 2003

    Polany  K., La sussistenza dell’uomo, Torino, Einaudi, 1983,


    [1] La moneta complementare è una moneta il cui utilizzo non esclude l’utilizzo di un’altra moneta (solitamente legale) in una data comunità, ma al contrario deve poter essere usata contemporaneamente alla moneta legale nei pagamenti. Diversamente, la moneta alternativa è una moneta, locale o meno, il cui utilizzo esclude l’utilizzo di un’altra moneta (solitamente legale) in una data comunità

    [2] Bisogna notare che in realtà , oltre ai sistemi di scambio più organizzati , particolari forme più semplici di monete complementari sono in realtà usate ogni giorno, quali ad esempio i buoni pasto (es. tickets restaurant) o i punti dei programmi fedeltà (come le carte fedeltà nei supermercati, ecc.).

     

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    logoLa Campagna “Target 2015: promuovere la sostenibilità ambientale” risponde al 7° Obiettivo del Millennio, approfondendo il concetto di sviluppo sostenibile di cui la questione ambientale è un aspetto determinante, in modo tale che tutti i popoli della terra possano godere, oggi e nel futuro, delle risorse naturali.

     

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