• Strumenti 30/2011

    La Tassa sulle transazioni finanziarie (FTT) per le persone e il pianeta.

     

    Gestiti da: il Fondo verde per il clima delle Nazioni Unite

    Realizzati tramite: un’azione intersettoriale e coordinata

    Obiettivi: comunità vulnerabili, rispetto dei loro diritti sociali e ambientali

    Cosa significa per voi la Tassa sulle transazioni finanziarie (FTT)? Credete, forse, che sia solo un termine tecnico da esattori, una cosa teorica ed astratta? Magari temete che possa intaccare il vostro portafogli? Ebbene, questa tassa è diversa e probabilmente aiuterà a risolvere alcune delle sfide globali attuali. Una piccola tassa sulle speculazioni finanziarie potrebbe non solo indicare la via d’uscita dalla crisi economica, ma anche affrontare un problema che il nostro modello economico ad alto impatto ambientale ha contribuito a creare: i cambiamenti climatici.

     

    Si calcola che la FTT, se introdotta ad un tasso medio dello 0,05%, potrebbe raccogliere oltre 660 miliardi di dollari all’anno. Potrebbe contribuire anche a stabilizzare i mercati finanziari e a ridurre la speculazione. La FTT non presenta alcun costo aggiuntivo per i contribuenti, interessando soprattutto gli scambi a breve termine che non hanno alcun valore aggiunto per l’economia reale. Nonostante gli studi condotti nel 2010 dal Fondo monetario internazionale e dalla Commissione europea dimostrino con chiarezza che la FTT può essere attuata, molti politici ed industriali la ritengono ancora non fattibile.

     

    Gli oppositori che si preoccupano degli interessi e dei privilegi del settore finanziario non sono lungimiranti. Si rendono conto che, se il benessere delle persone e del pianeta è a rischio, lo sono anche il loro affari? In fondo, i cambiamenti climatici riguardano tutti. Sono i più poveri, però, a soffrire maggiormente. Quando le scorte di cibo e i mezzi di sussistenza sono minacciati da inondazioni e siccità, le famiglie più povere, incluse quelle con bambini e guidate da donne, non hanno ammortizzatori. È questo il prezzo che accettiamo di pagare per mantenere i privilegi dei pochi che beneficiano delle speculazioni?

     

    Oltre 30 anni fa (la prima conferenza sul clima si è tenuta nel 1979!) i governi hanno ammesso che si doveva fare qualcosa per fermare i cambiamenti climatici, ma hanno avuto sempre difficoltà ad organizzare un’azione concertata. Il denaro si è dimostrato uno degli ostacoli maggiori. Lo scorso dicembre, a Cancun, i governi hanno deciso di creare un Fondo verde per il clima all’interno delle Nazioni Unite, che è destinato a ricevere e distribuire fino a 100 miliardi l’anno a partire dal 2020. Nessuno sa ancora da dove verrà tanto denaro; i governi sono riluttanti nei confronti di un’azione per il clima che peserà sui loro bilanci. Le limitazioni poste dai bilanci, tuttavia, non sono una scusa poiché il flusso di denaro generato dalla FTT potrebbe essere usato per i finanziamenti per il clima e per affrontare le sfide globali che mettono in pericolo il benessere e la dignità umani.

     

    È chiaro, in ogni caso, che non basta il denaro. Dovrà essere amministrato bene e speso con la giusta attenzione per avere un impatto favorevole e duraturo. Il Fondo verde per il clima può apportare cambiamenti positivi solo nelle comunità che cercheranno attivamente tali miglioramenti, i cui diritti sociali e ambientali verranno difesi e in cui i soldi non saranno impiegati con una visione ristretta. È giunto il momento che il settore finanziario dimostri di poter lavorare a favore delle persone e del pianeta.

     

    FOCSIV da sempre si è impegnata in azioni volte alla ricerca e allo studio di fonti alternative di finanziamento, come la Campagna “Tobin Hood: una tassa per lo sviluppo”, basata sui principi enunciati dal premio nobel per l’economia nel 1981 James Tobin, che proponeva nello specifico il commercio cross border di valute, con effetti sui tassi di cambio (cd. Tobin Tax). Dal 2010, inoltre, abbiamo aderito alla Campagna Zerozerocinque che promuove in Italia la FTT e cha fa parte della più ampia coalizione internazionale alla quale aderiscono oltre 40 organizzazioni italiane.

     

    Convinti, come sempre, che una tassa come questa possa garantire maggiore giustizia sociale, re-distribuire le ricchezze e frenare le speculazioni, contemporaneamente portiamo avanti la campagna “Crea un clima di giustizia”, lanciata nel 2009, certi che promuovere la sostenibilità ambientale sia un dovere che va di pari passo con la lotta alla povertà. In concerto con le altre agenzie della CIDSE e ad alcune tra le maggiori Organizzazioni cattoliche italiane abbiamo formulato un appello sottoscritto da 26 parlamentari italiani e portato avanti una raccolta firme a cui 512.892 cittadini hanno risposto.

     

    Alla vigilia dei negoziati UNFCC di Bonn, presentiamo dunque questo documento che racchiude in sé una sorta di sintesi del lavoro parallelo, giustizia climatica e risorse per lo sviluppo, che con impegno e dedizione portiamo avanti da tempo sia in ambito nazionale che internazionale.