• RITORNO AL FUTURO 

    Dalle lezioni apprese nei progetti di ritorno volontario dei migranti a un approccio coerente ed efficace tra politica migratoria e di cooperazione per il co-sviluppo umano integrale

    Collana Strumenti_40/2014 – FOCSIV in collaborazione con il CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale) ha analizzato alcune esperienze di organizzazioni non governative socie (CEFA, CISV ed ENGIM), con un approccio auto-valutativo di carattere strategico. Lo scopo è stato quello di individuare punti di forza e di debolezza dei progetti cosiddetti di ritorno volontario assistito in modo strategico, e cioè nel quadro di un più ampio rapporto tra politiche migratorie e politiche di cooperazione secondo una visione orientata al co-sviluppo.

    L’analisi assume una prospettiva etica fondata sulla Dottrina sociale della chiesa, e quindi sul riconoscimento della dignità umana della persone, di tutte le persone, tra cui i migranti, sul ruolo centrale della famiglia e della sussidiarietà tra sistema sociale, pubblico e di mercato, nel dare risposte ai bisogni umani, in una società sempre più complessa.

    Altro assunto di base è la considerazione politica che il ritorno assistito non può essere concepito come una misura a sé stante, avulsa dal contesto, e funzionale al controllo delle frontiere , ma deve essere parte coerente di un quadro più complessivo rivolto al co-sviluppo, per un ritorno aperto al futuro. Nel quale interagiscono obiettivi e interessi di diversi attori, in primis il migrante e la sua famiglia, quindi la comunità locale, il paese di emigrazione e quello di origine.

    La questione da affrontare è come definire politiche che si avvicinino il più possibile al soddisfacimento di obiettivi di sviluppo, del bene comune, di tutti, a partire dai migranti e dalle loro famiglie. In tal senso anche la concettualizzazione del ritorno (inteso come ritorno definitivo) va inserita in uno spettro più ampio di scelte migratorie e relazioni tra paese di emigrazione e di origine. Va infatti chiarito il senso dei progetti di ritorno, innanzitutto rispetto al principio della dignità umana e delle opportunità di sviluppo umano integrale dei migranti e delle loro famiglie, e in secondo luogo rispetto al dato di fatto della vita transnazionale di queste famiglie. Famiglie che non concepiscono la scelta migratoria come un processo lineare perché il contesto di vita è altamente precario e non consente scelte definitive. Famiglie che si dividono e si riuniscono a seconda delle opportunità esistenti e mutanti nel tempo.

    Sulla base di queste assunzioni e considerazioni, si sono analizzate alcune criticità dei progetti di ritorno in Albania, Tunisia e Marocco, e Senegal, e sono state individuate necessità di cambiamento delle politiche migratorie e di cooperazione allo sviluppo per renderle più coerenti e complementari tra di loro.

    La definizione delle scelte politiche può essere resa più analiticamente circostanziata sulla base dell’incrocio di due variabili determinanti per il successo del ritorno in un’ottica di co-sviluppo: la motivazione e scelta del migrante e della sua famiglia, e il contesto politico, socio-economico e culturale del paese di origine, e di emigrazione. Sono possibili infatti diverse complementarietà tra politica migratoria e di cooperazione allo sviluppo a seconda delle diverse interazioni tra le due variabili.

    Infine sono avanzate delle conclusioni con elementi di riflessione e proposte di azione politica che riguardano il livello nazionale, dell’Italia e dei paesi di origine, e il livello Europeo, considerato il suo approccio focalizzato solo sul rientro di immigrati irregolari.