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    TARGET 2015

    La Campagna sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio Target 2015: i poveri non possono aspettare” è promossa da FOCSIV insieme ai suoi Organismi Soci ed è nata con la Dichiarazione del Millennio e realizza ogni anno azioni di mobilitazione affiché tutti i Governi realizzino gli 8 Obiettivi su cui si sono impegnati.

    5 frecce verso un’unico bersaglio che rappresentano le politiche finanziarie ed economiche senza le quali, come affermato nella Enciclica Populorum Progressio nel 1967, “si toglie loro con una mano quel che si porge con l’altra”: innalzare l’aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,7 % del PIL (Prodotto Interno Lordo), garantire un sistema di governance mondiale per “governare” l’economia al servizio dell’uomo, tassare le speculazioni finanziarie, cancellare il debito estero dei Paesi più Poveri, garantire la sovranità alimentare per tutti.

    1. Eliminare la povertà estrema e la pace nel mondo

    Obiettivi:

    • Dimezzare, tra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno.
    • Raggiungere un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti, inclusi donne e giovani.
    • Dimezzare, tra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che soffre la fame.

      

    I principali sintomi della povertà sono la mancanza di denaro per assicurarsi farmaci e un’alimentazione corretta, l’estrema sottoccupazione giovanile, l’elevata mortalità infantile, l’impossibilità di partecipare alle decisioni, l’esclusione dall’esercizio del potere, la paura dell’avvenire e l’impossibilità di fare scelte di vita necessarie alla dignità dell’uomo. Il 1° obiettivo comprende la dimensione materiale della povertà.
    A livello mondiale sono 81 milioni i giovani alla ricerca di un lavoro. 1,4 miliardi di persone, il 51 per cento delle quali in Africa sub-sahariana, vivono in estrema povertà. Secondo l’ONU una persona su sei al mondo soffre la fame, un livello finora mai raggiunto.

    Mentre nel 1990 circa la metà dei poveri nei Paesi in via di sviluppo viveva in condizioni di estrema povertà (circa 1,8 mia.), nel 2005 la quota è scesa a poco più di un quarto (1,4 mia.) dell’intera popolazione dei Paesi in via di sviluppo. Tra il 1990 e il 2005 la quota delle persone malnutrite è diminuita dal 20 al 16 per cento Attualmente la fame nel mondo si sta nuovamente espandendo, principalmente a causa del rincaro dei prodotti alimentari.

     

      

    Utilizzo di terreni agricoli per la produzione di energia, “land grabbing” e aumento del 300% in tutto il mondo del consumo di carne…quali conseguenze? I canoni di affitto dei terreni agricoli ed i prezzi di vendita nel Sud del mondo aumentano, i generi alimentari di base sono più scarsi e cari e i piccoli agricoltori perdono le terre, privati così della possibilità di sostentarsi da soli.

    Un altro fenomeno che colpisce le fragili economie del Sud del mondo è quello noto come “chicken schicken” (spedizione di polli). Ci piace mangiare il petto di pollo, ma cosa succede al resto dell’animale? Questo è un esempio del contributo che i Paesi ricchi apportano alla fame nel mondo, il forte consumo delle coscie di pollo e l’invio degli scarti commestibili come le ali e le zampe ai paesi africani generando il “dumping”.

    2. Assicurare l'istruzione elementare universale

    Obiettivi:

    • Assicurare che ovunque, entro il 2015, i bambini, sia maschi che femmine, possano portare a termine un ciclo completo di istruzione elementare.

      

    Nel 2001 circa 115 milioni di bambini in età di scuola elementare, per lo più ragazze, non hanno frequentato alcuna scuola. A livello mondiale 6,8 miliardi di persone rivendicano il diritto a una formazione adeguata. Dal 1999 si sono registrati notevoli progressi in numerosi Paesi in via di sviluppo, in particolare nell’ambito della scolarizzazione delle ragazze. Nell’Africa sub-sahariana, ad esempio, nel 2008 sono stati quasi il 20 per cento in più rispetto al 1999 i bambini che hanno frequentato la scuola, anche più ragazze. Nei Paesi in via di sviluppo circa l’89 per cento dei bambini in età di scuola elementare va a scuola. Ciononostante l’obiettivo non sarà raggiunto entro il 2015.

    3. Promuovere l'uguaglianza di genere e l'empowerment delle donne

    Obiettivi:

      • Eliminare, preferibilmente entro il 2005, e a tutti i livelli entro il 2015, la disparità di genere nell’istruzione elementare e secondaria.

     

      

    La situazione delle donne è un indice per lo sviluppo e la sicurezza. Le donne povere sono in genere maggiormente colpite dalle catastrofi naturali, dalle oscillazioni dei prezzi e dalle privatizzazioni di servizi e in periodi di crisi sono proprio loro ad assicurare numerosi lavori non remunerati. Le donne rimangono il gruppo di popolazione maggiormente svantaggiato in termini occupazionali. Ancora oggi molte più donne rispetto agli uomini sono escluse dal mercato del lavoro. La crisi mondiale ha creato inoltre nuovi ostacoli arrestando i progressi raggiunti nell’ambito delle pari opportunità. Nel 2009 la disoccupazione femminile potrebbe oscillare tra il 6,5 per cento e il 7,4 per cento.

    Ciò significa che vi sono da 10 a 22 milioni di donne in più senza attività lavorativa.
    I progressi raggiunti nell’ultimo decennio nella realizzazione 3 Obiettivo di Sviluppo sono modesti. La discriminazione femminile è la forma di esclusione sociale maggiormente diffusa al mondo e la ripartizione ineguale del potere tra uomini e donne, in particolare nell’ambito della politica e dell’economia, è uno dei motivi principali della povertà e dell’instabilità socio-politica. In alcuni Paesi sono stati compiuti progressi nella scolarizzazione delle ragazze e, secondo la Banca mondiale, in 64 Paesi è stata raggiunta la parificazione. 22 Paesi, la maggior parte dei quali nell’Africa nera, sono ancora molto lontani dal raggiungimento dell’Obiettivo numero 3. Quanto alla partecipazione politica delle donne, si registra un lieve aumento, con successi particolari nei Paesi dell’America latina e nei Caraibi.

    4. Diminuire la mortalità infantile

    Obiettivi:

    • Ridurre di due terzi, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei cinque anni.

      

    Nelle regioni in via di sviluppo, oltre un quarto dei bambini è sottopeso rispetto ai coetanei, fattore che frena le loro probabilità di sopravvivere e le loro prospettive di crescita a lungo termine. Nell’Africa sub-sahariana ancora oggi un bambino su 7 muore prima di compiere i 5 anni. Nell’Asia meridionale ha qualche chance di sopravvivenza in più: in questa regione un bambino su 13 muore prima del quinto anno di vita. Numerosi Paesi ricorrono a strategie ormai comprovate nella lotta contro la malaria e il morbillo, le malattie principali alla base della mortalità tra bambini. Grazie alle misure adottate e ad altre strategie i decessi tra i bambini sotto i cinque anni sono passati da 12,6 milioni nel 1990 a 8,8 milioni nel 2005. Nel 2006, il numero di decessi di bambini sotto i 5 anni è sceso per la prima volta sotto i 10 milioni a livello mondiale. Nei Paesi in via di sviluppo il tasso di mortalità infantile è diminuito del 25 per cento circa. 39 Paesi perseguono l’obiettivo di una riduzione di due terzi della mortalità infantile entro il 2015. Soprattutto l’Eritrea e il Malawi hanno compiuto notevoli passi in avanti.

    5. Migliorare la salute materna

    Obiettivi

      • Diminuire di tre quarti, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità materna.
      • Rendere universale l’accesso alla medicina procreativa entro il 2015.

      

    Nelle regioni in via di sviluppo le donne che muoiono a seguito di una gravidanza sono una rarità. In Burkina Faso, invece,questa probabilità sale a 700 decessi ogni 100 000 parti. Emorragie, sepsi e pressione sanguigna elevata sono le principali cause di morte per le donne durante la gravidanza o il parto. Malaria, AIDS/HIV e malattie cardiache sono le cause di morte indirette per le donne incinte. In particolare nell’Asia meridionale e nell’Africa sub-sahariana, il parto è rischioso, perché la maggior parte delle donne deve affrontare la nascita senza l’aiuto di personale specializzato. Una donna benestante ha un chance cinque volte maggiore di essere visitata da una persona qualificata durante la gravidanza rispetto a una donna povera, soprattutto nell’Asia meridionale, nell’Africa del Nord e nell’Africa sub-sahariana.

    La percentuale delle donne che ha potuto contare sull’aiuto di personale specializzato durante il parto è passata dal 53 per cento (1990) al 63 per cento (2008). I progressi riguardano tutte le regioni, anche le zone rurali. I maggiori progressi si sono registrati in Africa del Nord e in Asia meridionale. Il numero delle donne che durante la gravidanza ha potuto almeno una volta essere visitata da una persona qualificata è aumentato del 70%; solo in Asia meridionale e occidentale quasi del 50 per cento.

    6. Combattere l'HIV/l'AIDS, la tubercolosi, la malaria e altre malattie

    Obiettivi

    • Fermare entro il 2015 e cominciare a invertire la diffusione dell’HIV/AIDS.
    • Assicurare entro il 2010 l’accesso generale alle cure contro l’HIV/AIDS a tutti coloro che ne hanno bisogno.
    • Fermare entro il 2015 e cominciare a invertire l’incidenza della malaria e di altre importanti malattie.

      
    Nel 2008 nel mondo circa 33 milioni di persone vivevano con il virus dell’HIV; il 67 per cento di essi nell’Africa sub-sahariana. In quest’area più di 400 000 bambini sono sieropositivi. Nel 2010 ci saranno 20 milioni di orfani dell’AIDS, di cui 18 milioni in Africa. Ogni 30 secondi un bambino muore di malaria – annualmente la cifra ammonta a quasi un milione di persone. Dopo l’AIDS, la malattia che miete più vittime è la tubercolosi: nel 2008 è stata la causa di 1,8 milioni di decessi.

    La crescente mobilità delle persone, dovuta anche a guerre e catastrofi naturali, contribuisce alla diffusione di queste malattie. Circa un miliardo di persone sono affette da malattie che possono essere menomanti o provocare la morte nel caso in cui non vengano trattate tempestivamente (ad es. la filariasi linfatica o la lebbra). L’epidemia di AIDS si è stabilizzata in molte regioni. Nel 2008 si sono registrate 2,7 milioni di nuove infezioni, una riduzione del 17 per cento rispetto al 2000. Tra il 2007 e il 2008, il numero di persone nell’Africa sub-sahariana che ha avuto accesso ai medicinali antiretrovirali è aumentato del 39 per cento raggiungendo i 2,9 milioni.

    Oggi il numero di bambini nell’Africa nera che dorme sotto una rete anti-insetti imbevuta di insetticida è il più alto da sempre. Soprattutto grazie al Fondo globale per la lotta contro l’AIDS, la tubercolosi e la malaria, i fondi messi a disposizione dei Paesi colpiti dalla malaria sono notevolmente aumentati passando da 0,1 miliardi di USD nel 2003 a1,5 miliardi di USD nel 2009. A livello mondiale, i malati di tubercolosi sono diminuiti; fanno eccezione l’Asia e l’Africa nera, dove l’HIV/AIDS favorisce le infezioni di tubercolosi.

    7. Assicurare la sotenibilità ambientale

    Obiettivi :

    • Integrare i principi dello sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi nazionali e invertire la tendenza al depauperamento delle risorse naturali.
    • Ridurre la perdita della diversità biologica diminuendo significativamente il tasso di perdita entro il 2010.
    • Dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone che non hanno un accesso sostenibile all’acqua potabile e ai servizi fognari.       Raggiungere entro il 2020 un significativo miglioramento nelle esistenze di almeno 100 milioni di abitanti dei quartieri degradati.

     

      

    Nel mondo, 6,8 miliardi di persone rivendicano, per il loro sviluppo, lo stesso diritto all’energia e al consumo di materie prime. A livello globale, il deforestamento, lo sfruttamento non sostenibile del legname e la trasformazione dei boschi in superfici agricole hanno provocato, negli ultimi 10 anni, la perdita di circa 13 milioni di ettari di aree boschive all’anno. Dal 1990, il consumo di energie fossili ha provocato un aumento delle emissioni di CO2 pari a più del 30 per cento a livello mondiale e a più del 100 per cento in Asia. Entro il 2030 il fabbisogno energetico di Asia, Africa e America Latina raddoppierà. Nonostante i Paesi in via di sviluppo siano responsabili di una produzione di CO2 pro capite circa quattro volte inferiore rispetto ai Paesi industrializzati, essi risultano più colpiti dalle conseguenze climatiche di queste emissioni. Nonostante i progressi nel campo della conservazione delle specie, la perdita della diversità biologica non accenna a diminuire a causa dell’esplosione demografica e del cambio di destinazione d’uso dei terreni. Nel mondo 8 persone su 10 vivono in zone rurali senza accesso all’acqua potabile. 1,5 miliardi di esseri umani non hanno accesso alle strutture sanitarie. Ad oggi, più di 820 milioni di abitanti delle città vive in quartieri degradati.

    L’obiettivo relativo all’acqua potabile può essere raggiunto entro il 2015. Tra i 1990 e il2008, l’accesso all’acqua potabile nelle zone rurali è passato dal 60 al 76 per cento; nell’Asia orientale l’aumento è stato del 30 per cento. Anche la realizzazione di impianti sanitari nelle zone rurali è cresciuta del 43 per cento nel periodo 1990-2008, afronte di un aumento del 5 per cento nelle città. Ad oggi, più di 200 milioni di abitanti dei quartieri degradati non ha un alloggio.
    Grazie al passaggio dal livello nazionale a quello locale dei diritti di proprietà e d’uso delle foreste, in alcuni Paesi è stato possibile raggiungere, nell’ambito del mantenimento e del ripristino delle foreste, alcuni obiettivi a livello regionale, che costituiscono un importante punto di riferimento per il futuro. Tra il 1950 e il 2007 molto è stato fatto per la conservazione delle specie, ad esempio aumentando la percentuale di riserve, migliorando gli habitat e valorizzando le superfici agricole.

    8. Sviluppare un partenariato sociale per lo sviluppo

    Obiettivi

    • Sviluppare un sistema commerciale e finanziario più aperto, regolamentato, prevedibile e non discriminatorio.
    • Rivolgersi ai bisogni specifici dei Paesi meno avanzati.
    • Rivolgersi ai bisogni specifici dei Paesi privi di sbocco al mare e dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo.
    • Trattare globalmente i problemi legati al debito dei Paesi in via di sviluppo attraverso misure di ordine nazionale e internazionale e rendere l’indebitamento sostenibile a lungo termine.
    • In cooperazione con le aziende farmaceutiche, rendere possibile nei Paesi in via di sviluppo l’accesso ai farmaci essenziali con costi sostenibili.
      In cooperazione con il settore privato, rendere disponibili i benefici delle nuove tecnologie, specialmente per quanto riguarda l’informazione e la comunicazione.

      

    L’VIII obiettivo prevede la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 1-7. La realizzazione duratura degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio può essere coronata da successo soltanto a condizione di creare un autentico partenariato universale tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo basato su standard di governance internazionali. Questo partenariato si fonda sulla reciprocità: anche i governi dei Paesi poveri devono contribuire. L’8 obiettivo assegna ai Paesi industrializzati la responsabilità di creare condizioni quadro internazionali atte a promuovere lo sviluppo e a sostenere i Paesi in via di sviluppo nel raggiungimento degli altri sette obiettivi.

    L’aiuto pubblico allo sviluppo dei Paesi industrializzati è passato, tra il 2000 e il 2008 da 69 miliardi di USD alla somma record di 122 miliardi di USD. La crisi economica mette però sotto pressione i budget dei Paesi industrializzati: alcuni tra i maggiori donatori hanno ridotto il proprio aiuto allo sviluppo o hanno posticipato il pagamento delle somme promesse. Soprattutto l’Africa è colpita da questo fenomeno. Quattro Paesi hanno raggiunto o addirittura superato l’obiettivo dell’ONU, di destinare lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo all’aiuto allo sviluppo: Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia. Negli ultimi 10 anni sempre più Paesi in via di sviluppo hanno ottenuto l’accesso ai mercati dei Paesi industrializzati per le loro merci. Per i Paesi meno sviluppati la percentuale è passata dal 78 per cento del 1998 all’81 per cento del 2008. Alla fine del 2008, il 23 per cento della popolazione mondiale aveva accesso a Internet, nei Paesi in via di sviluppo solo una persona su sei.