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    CARTA DI MILANO, CONDIVISIBILE MA NON BASTA

    L’Expo 2015 è dedicato al tema «Nutrire il Pianeta, energia per la vita» e per trasformare questo impegno in realtà chiede ai capi di Stato e di governo e a tutti i visitatori dell’Esposizione universale di firmare un documento politico chiamato la Carta di Milano. FOCSIV e i suoi Soci ritengono che il documento non sia efficace nella lotta alla povertà e propongono degli emendamenti.

    I principi generali di questo documento sono ampiamente condivisibili, tuttavia l’assemblea FOCSIV,  ha deliberato di non aderire a Carta di Milano, perché in questo documento manca una condanna esplicita alla speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari e alla pratica del landgrabbing, di cui non vengono esplicitati ne gli effetti negativi, ne le conseguenze in termini di violazione dei diritti umani.

    Le considerazioni di FOCSIV sulla Carta di Milano

    1. La Carta di Milano presenta una lunga lista di suggerimenti. Si tratta di elementi ampiamente condivisibili sulla necessità di migliorare il modello di produzione e di consumo, di ridurre radicalmente lo spreco, con impegni da parte di tutti, società civile e imprese, ma sorge una serie di preoccupazioni soprattutto rispetto a quello che viene omesso.
    2. In questa lunga lista di suggerimenti non vengono poste le priorità. I messaggi essenziali non emergono. Ad esempio la questione della giustizia sociale per una equa distribuzione del cibo, enunciata con forza da Papa Francesco, non viene mai avanzata come priorità essenziale e ineludibile (solo con riferimento alla distribuzione di cibo che altrimenti verrebbe sprecato). Allo stesso modo non emerge con forza la necessità del cambiamento del modello di sviluppo, delle strutture di peccato, che causano da un lato fame e dall’altro sovrabbondanza. Gli impegni delle imprese vanno nel senso di migliorare la produzione e la distribuzione ma niente viene detto sul controllo dei mercati, sulla questione della proprietà intellettuale sulle sementi, sulle catene del valore.
    3. Non viene colta la necessità di sostenere la piccola agricoltura familiare quale misura indispensabile per lottare contro la fame nel sud del mondo. L’impostazione della Carta risente di un forte approccio occidentale. Manca di una visione veramente internazionale e di attenzione verso i paesi e i gruppi sociali più poveri.
    4. Nonostante la lunga lista non viene dedicata alcuna attenzione alla questione della speculazione finanziaria e alla necessità di adottare una tassa sulle transazioni finanziarie così come una regolazione più stringente sui mercati finanziari. Così come non viene dedicata alcuna attenzione alla questione delle guerre e dei conflitti, che invece sono le prime cause di fame nei paesi fragili. Speculazione finanziaria e conflitti sono peraltro enunciate con forza nella Campagna Cibo per tutti promossa da Focsiv, Caritas ed altri 25 soggetti cattolici in Italia.
    5. La rilevanza politica della Carta è minima, in considerazione del fatto che nel 2015 le vere partite negoziali si giocano ad Addis Abeba con riferimento alla finanza per lo sviluppo, a New York con riferimento ai nuovi obiettivi dello sviluppo sostenibile post 2015, ed a Parigi rispetto al cambiamento climatico. A questo proposito la Carta di Milano manca di prendere posizione rispetto a questi eventi.

    Se queste considerazioni non saranno prese in considerazione nella redazione finale della Carta, non saremo in grado di potervi aderire.