• SVE Ineu

    Dal diario di bordo di un volontario SVE

    INEU, 17 dicembre 2015

    Un balzo indietro nel tempo, un’istantanea familiarità linguistica e un’eccezionale accoglienza e familiarità. Queste sono le prime impressioni di un volontario in Romania, un paese remoto nel nostro immaginario collettivo, tanto più se se non lo si è mai visitato prima e vi si nutrono, anche immotivatamente, pregiudizi sulla scorta delle migliaia di cittadini romeni, che in larga misura felicemente integrati, da tempo vivono nel nostro paese.

    Vivere in Romania per otto mesi per prendere parte a un progetto SVE realizzato dall’ONG Asociatia Sirinia presso il Liceul Tehnologic “Sava Brancovici” di Ineu, un comune situato nel distretto di Arad, Transilvania, di poco meno di diecimila abitanti, in un contesto fortemente rurale, è come tornare con la lancetta del tempo indietro di qualche decennio, a scenari quotidiani che solo i nostri genitori hanno avuto modo di conoscere nell’Italia rurale del boom economico. Si vedono carri da trasporto merci trainati da cavalli che circolano in strade ancora sterrate, case umilmente arredate e poco riscaldate con stufe alimentate a gas o a legna e la ripetizione di attività tradizionali quali l’uccisione e il trattamento in casa della carne nel periodo prenatalizio.

    Ineu_ presentazione scolastica itFacce semplici e sincere, volti di uomini e donne gentili, che non mancano un saluto e di dire “cu plǎcere” (con piacere) ad ogni “mulţumesc” (grazie) che diciamo. Si percepisce tra noi volontari italiani immediatamente una chiara familiarità linguistica: casa si dice “acasǎ”, arrivedercila revedere”, ti piace?iti place?”, scuola “școalǎ”. La radice culturale comune è chiaramente percepibile, nel bene e nel male. Una familiare generosità e insistenza nell’offerta del cibo e una sincera disponibilità nell’aiutare il prossimo – tanto più se si tratta di stranieri appena arrivati – si combina con pressapochismo organizzativo, piccoli e ordinari ritardi.

    Una certa spontaneità e apertura contraddistingue la gente qui. Non è raro vedersi avvicinare qualcuno mentre si è seduti al tavolo di un bar o di un ristorante che cerca di stabilire una comunicazione incuriosito dall’inusuale suono della lingua o dalle facce straniere e poi capirsi ogni volta per il rotto della cuffia usando una parola inglese, alternandola a una tedesca, italiana o francese. È come se, in qualche modo, la barriera emotiva che ci separa dagli sconosciuti nelle nostre città non sia presente.

    Quando poi si intraprende un viaggio in Romania non bisogna stupirsi troppo per le attese di ore davanti alla fermata dei più comuni minibus da dieci posti (la cui prenotazione del posto è consigliabile pena un’attesa ancora più estenuante) o di treni che vanno al passo di un buon ciclista in carriera, né bisogna prendersela troppo a male quando si è bistrattati da personale ferroviario che frustrato dall’udire domande in altre lingue urla maleducatamente contro.

    Seppure all’inizio di questa esperienza non v’è dubbio sul fatto che questa esperienza richiederà una forte capacità di adattamento, di mettere in mostra una speciale intelligenza emotiva coi bambini – primi beneficiari del progetto – e un’abilità di mediazione tra le parti coinvolte nella realizzazione del progetto di educazione non formale – insegnanti, staff scolastico, istituzioni locali e organizzazione, ONG di partenza e ospitante, insaziabili curiosità e voglia di scoprire, viaggiare, conoscere luoghi e persone.

    Pe curând!

    Salvatore Loddo _ volontario SVE ad Ineu, Romania