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    21 MAGGIO 2017 – GIORNATA GLOBALE ANTICHEVRON

    Per il quarto anno consecutivo la UDAPT – Unión de Afectados por las Operaciones de Texaco (Unione delle Vittime delle Operazioni di Texaco, ndr.) celebra la Giornata Internazionale ANTICHEVRON. L’iniziativa nasce nel 2014 con l’obiettivo primario di sensibilizzare l’opinione pubblica sui crimini commessi dalla compagnia petrolifera nordamericana Chevron (prima Texaco), responsabile del più grande disastro ambientale della storia dell’Ecuador: per quasi 30 anni la compagnia sversò nell’Amazzonia ecuadoriana 80 mila tonnellate di rifiuti tossici e 60 milioni di litri di petrolio, distruggendo la biodiversità amazzonica e calpestando i diritti delle comunità indigene e colone.

    Durante le edizioni precedenti di questa azione globale, sono stati realizzati diversi eventi in Ecuador e in diverse parti del mondo, registrando una forte partecipazione cittadina. Obiettivo principale della campagna è quindi quello di risvegliare la coscienza critica delle persone circa questioni di rilevanza internazionale come lo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali di un Paese e l’inquinamento che ne deriva, i danni socio-culturali e all’ambiente che le attività dell’economia fanno ricadere a scapito delle comunità indigene e dell’intera umanità.

    Perchè si parla di accesso alla giustizia?

    Nel mese di novembre dell’anno 1993 la UDAPT intenta una class-action contro Chevron nella Corte di New York e altre azioni legali in diversi ordinamenti giudiziari, e chiede la riparazione del danno e un risarcimento per le violenze subite da trentamila contadini e indigeni delle province di Sucumbíos e Orellana. Nonostante le diverse azioni legali presenti nel mondo, al giorno d’oggi ancora non si può parlare di un accesso alla giustizia.

    A partire da questa data e fino all’anno 2002 la compagnia petrolifera si è difesa affermando che i giudici nordamericani non sono competenti per analizzare il caso, e nel 2003 la Corte di New York invia il caso all’Ecuador (Corte di Sucumbíos).

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    Durante il processo Chevron: contesta la competenza giuridica di sette giudici; ostacola il lavoro di tecnici ed esperti non in linea con gli interessi della stessa compagnia; presenta ricorsi; si rende colpevole di atti di persecuzione e intimidazione a periti ed esperti; raggiunge accordi con le unità militari ecuadoriane visitando direttamente le popolazioni indigene, minacciandole e intimorendole; paga per ottenere migliaia di pubblicazioni sui giornali ecuadoriani; corrompe esperti, ex-giudici, per ottenere dichiarazioni a suo favore; offre tangenti a diverse autorità del Governo ecuadoriano; si serve dell’Ambasciata Statunitense in Ecuador e di altre autorità governamentali statunitensi per esercitare pressione al Governo e alla Corti di Giustizia; assume persone, imprese e funzionari dei gruppi armati dell’Ecuador per spionaggi e intimidazioni ai leader delle nazionalità indigene e a ex-giudici ecuadoriani; offre mazzette ai giudici ecuadoriani; realizza video in maniera clandestina per diffamare i giudici che lavorano nel processo. Concludendo, abusa del diritto ecuadoriano per evitare che i giudici emettano la sentenza.

    Sentenza di condanna emessa in Ecuador. Nel 2011 infine la giustizia ecuadoriana riesce a superare tutte queste pressioni ed emette la sentenza di prima istanza contro Chevron. Nel 2012 la sentenza viene ratificata in appello e nel 2013 la Corte Nazionale di Giustizia ratifica la sentenza finale. Chevron viene condannata ad un risarcimento di oltre 9,5 miliardi di dollari per la riparazione del danno causato.

    Impossibilità di rendere esecutiva la sentenza nel Paese. Durante i primi 20 anni di processo, Chevron ritira tutti i beni e averi dal Paese. Oggi la sentenza risulta valida ma la sua esecuzione in Ecuador risulta impossibile in quanto la compagnia petrolifera non detiene più beni nel Paese.

    Azioni di Exequatur. Con l’obiettivo di dare esecuzione alla sentenza ecuadoriana, la UDAPT presenta diverse azioni di Exequatur: 30 maggio 2012 in Canada, 27 giugno 2012 in Brasile, 6 dicembre 2012 in Argentina. Fin’ora in nessuna di queste giurisdizioni è stato possibile validare la sentenza.

    DIFESA DI CHEVRON

    CONTRO LO STATO ECUADORIANO

    Pressioni al Governo. Una volta che il processo legale si stabilisce in Ecuador, Chevron lancia una campagna al Governo americano, che non prenda più accordi commerciali con l’Ecuador. Il tutto con l’obiettivo finale di esercitare pressione e fare in modo che il Governo ecuadoriano agisca a favore della compagnia stessa.

    Uso indebito degli Arbitrati Internazionali. Fino ad ora Chevron ha presentato tre arbitrati internazionali contro lo Stato ecuadoriano. Oltre ad esercitare pressioni contro il Paese latinoamericano, fa in modo che lo Stato paghi il costo di una sentenza dettata in un processo che la compagnia ha perso.

    Campagna di disinformazione. Allo stesso modo Chevron inizia una campagna mediatica contro l’Ecuador: l’idea è quella di screditare le istituzioni del Paese in modo tale che la sentenza ecuadoriana non possa essere riconosciuta nelle giurisdizioni di altri paesi.

    CONTRO I QUERELANTI

    Persecuzioni fisiche.In diverse occasioni, alcune persone tra cui i querelanti, sono state oggetto di persecuzioni, minacce e aggressioni fisiche da parte di persone contrattate direttamente da Chevron.

    Persecuzione informatica. Chevron presenta diverse azioni giudiziarie negli Stati Uniti per fare in modo che le aziende Microsoft, Google, Skype, Facebook, Hotmail e tante altre, possano inviare tutte le informazioni in versione digitale relative alla difesa delle vittime e ai leaders delle nazionalità indigene.

    Embargo economico. Chevron presenta azioni giudiziarie negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo contro persone che in un modo o nell’altro hanno aiutato la resistenza delle popolazioni dell’Amazzonia ecuadoriana. L’obiettivo primario è quello di lasciare senza fondi e finanziamenti i difensori e i leaders delle vittime.

    Persecuzione giudiziaria. Chevron ha presentato oltre 30 azioni giudiziarie contro dirigenti, avvocati, ONG, finanziatori, studenti, esperti, vale a dire contro coloro che hanno lavorato o lavorano per la difesa dei diritti delle popolazioni indigene e contadine dell’Amazzonia ecuadoriana. Lo scopo è quello di lasciare senza difesa le popolazioni amazzoniche.

    Criminalizzazione delle vittime. Chevron utilizza la campagna mediatica e giudiziaria per convertire le vittime e la loro difesa, in criminali. Secondo questa teoria Chevron è vittima di frode e le popolazioni amazzoniche vengono definite come criminali.

    AZIONI CONTRO IL PROCESSO

    Il paradiso fiscale per impedire l’accesso alla giustizia.Secondo le ricerche relizzate da Dublish What You Paynel 2011, Chevron è l’impresa più opaca del mondo. Più dell’80% delle sue sussidiarie risiedono in paradisi fiscali. In Canada per esempio, tra Chevron Canadá e Chevron Corporation, esistono sette livelli di sussidiarie. Una delle principali difese di Chevron in Canada, Brasile e Argentina, è che la giustizia non può obbligare Chevron Canada a rispondere e pagare per un debito che è di Chevron Corporation.

    Contrattazione di oltre 2000 avvocati per la difesa.Secondo una lista di avvocati relativa alla difesa di Chevon, è stato confermato che per la stessa impresa lavorano più di 2000 avvocati.

    Corruzione del Governo. Il caso più rilevante è accaduto nella Repubblica Argentina. Quando i querelanti sono riusciti ad ottenere l’embargo di tutti i beni di Chevron, il direttivo dell’impresa ha offerto azioni milionarie per corrompere la giustizia del Paese.

    Inesistenza di un sistema di giustizia internazionale. Parte dell’abuso di diritti per mano di Chevron nasce dall’inesistenza di un sistema di giustizia internazionale che permetta di giudicare le multinazionali per danni all’ambiente, ai Diritti Umani, ai popoli indigeni. Non esiste ne una Corte di Giustizia Internazionale, ne una legge che permetta di giudicare le corporazioni.

    CONCLUSIONI

    La UDAPT ha vissuto 23 anni lottando per la giustizia, appellandosi a tutte le Corti possibili. Come si afferma nei paragrafi precedenti, Chevron si è servita di tutti i mezzi possibili, legali ed illegali, per impedire l’accesso alla giustizia. Sfortunatamente non esiste nel mondo un sistema di giustizia corporativa. Le popolazioni indigene, l’ambiente, la terra, la natura, non hanno accesso alla giustizia quando l’avversario è una multinazionale.

    Plaintiffs in a landmark class action environmental trial against Chevron gather at the site of the oil giant's first well in the Amazon rainforest outside the town of Lago Agrio, Ecuador, July 3, 2007, to demand "Justice Now!" The 14-year-old lawsuit, which alleges that Chevron dumped billions of gallons of toxic wast in the rainforest and on the ancestral lands of five indigeous groups, demands that Chevron pay $6 billion for a clean-up. The case is entering its final damages phase, with a decision expected in 2008.  Photo by Lou Dematteis/Spectral Q

    Per queste ragioni celebriamo la Giornata Globale ANTICHEVRON come una lotta per l’accesso alla giustizia.