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    I numeri che contano: l’Italia al primo posto nel chiedere che l’Europa fermi i minerali dei conflitti

    Grazie alla mobilitazione di organizzazioni della società civile, mondo cattolico, Vescovi firmatari della Dichiarazione, l’Italia ha mobilitato il maggior numero di cittadini (2351 su un totale europeo di 7950) nella firma della petizione che chiede una legislazione europea vincolante che fermi il commercio dei minerali dei conflitti. 

    A poche ore dal voto in Parlamento sono stati comunicati alcuni dati relativi alla petizione: 7950 firme di cui 2351 dall’Italia. Nessun altro Paese europeo ha raggiunto gli stessi risultati. Ecco i numeri: Austria 482, Belgio 1.561, Francia 1.564, Germania 678, Lussemburgo 41, Olanda 69, Spagna 854, Slovacchia 39, Svezia: 91, Regno Unito: 128).

    I risultati sono eccellenti ma non bisogna fermarsi: il voto del Parlamento è calendarizzato il 20 maggio alle ore 12.00 e continua il nostro impegno per diffondere la petizione, inviare ancora mail agli europarlamentari per chiedere all’Unione Europea di fermare il commercio dei minerali dei conflitti.

    Il 19 maggio, nel corso del dibattito pubblico al Parlamento Europeo sui minerali dei conflitti, l’Onorevole Patrizia Toia ha espresso con forza ancora una volta il proprio impegno in questa battaglia comune, facendosi portavoce delle stesse richieste della campagna di cui FOCSIV è promotore: si chiede maggior coraggio agli europarlamentari nel votare per un regolamento incisivo e vincolante.

    Già in occasione del seminario sul ruolo della legislazione europea nel regolamentare il commercio dei minerali dei conflitti, svoltosi palla Camera dei Deputati lo scorso 28 aprile, con un videomessaggio le Onorevoli Toia e Kyenge hanno invitato i membri del Parlamento Europeo a compiere un passo in avanti nella regolamentazione, rendendo obbligatoria la tracciabilità e estendendo il regolamento ai diversi minerali oggetto di commercio e a tutte le imprese che fanno parte della filiera.

    L’ampia mobilitazione della società civile a livello europeo e internazionale si è espressa anche in una lettera aperta indirizzata ai membri del Parlamento Europeo in vista del voto cruciale del 20 maggio, firmata da 157 organizzazioni impegnate nel contrastare il commercio dei minerali dei conflitti.

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