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    Immigrazione e imprenditorialità: il grande potenziale inespresso

    All’interno di un quadro post crisi in cui si assiste a miti segnali di ripresa, il Rapporto immigrazione e imprenditorialità 2017 , curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, conferma la tendenza di crescita delle attività indipendenti degli immigrati, dato che aveva contrassegnato anche gli anni immediatamente successivi alla crisi del 2008. Mentre le imprese autonome gestite da italiani si trovano in una fase di sostanziale stagnazione, le realtà imprenditoriali a guida di stranieri seguono un trend opposto. A fine 2016 sono oltre 570.000 le attività indipendenti condotte da lavoratori immigrati, circa il 10% del totale nazionale.

    Questo è il primo dato che emerge dal Rapporto Immigrazione e Imprenditorialità 2017 curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con il CNA e  MoneyGram e presentato al Cnel. Il rapporto, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, nasce dall’esigenza di guardare al contributo crescente degli immigrati nel panorama del lavoro autonomo ed imprenditoriale italiano, con l’obiettivo di analizzarne le evoluzioni e sostenere le realtà più promettenti, in linea con gli indirizzi delle istituzioni comunitarie. Nel 2013 la Commissione europea ha riconosciuto l’importanza dell’imprenditorialità degli immigrati attraverso la diffusione del Piano d’azione imprenditorialità 2020 con cui si sottolineano le potenzialità del fenomeno , stimolando gli Stati membri a realizzare delle misure più efficaci che ne potenzino il contributo.

    Anche per il 2017 i settori di attività con il maggior numero di imprenditori stranieri si confermano il commercio e l’edilizia . Tuttavia, nell’ultimo anno si registra una forte crescita nei servizi alle imprese e nel settore di alloggio ed alberghiero (cresciuti rispettivamente del 6,7% e del 6,5%). Forte anche il comparto manifatturiero, caratterizzato come l’edilizia da una prevalente dimensione artigiana.

    Quanto ai diversi gruppi nazionali, ad emergere per il numero di cariche imprenditoriali, se pur nell’ambito di imprese individuali, continuano ad essere i marocchini, una delle comunità più antiche e dunque in avanzata fase di stabilizzazione, che tradizionalmente si concentra nel commercio. Seguono i cinesi, distribuiti soprattutto tra il comparto commerciale, quello manifatturiero e i servizi di alloggio e ristorazione, e i romeni, fortemente concentrati nell’edilizia. Ma i più accentuati ritmi d’aumento sono rappresentati da bangladesi.

    Si conferma anche per quest’anno la diffusa propensione dei lavoratori immigrati a riconoscere nell’impresa autonoma una strategia di resistenza davanti alle difficoltà nell’inserimento lavorativo. Contemporaneamente si evince un alto turn-over, che evidenzia la precarietà delle attività intraprese dagli immigrati e che riflettono una condizione di marginalità anche nel contesto lavorativo.

    Il rapporto offre una fotografia generale dello stato attuale dell’immigrazione in Italia, dove spesso i pregiudizi rappresentano un limite alle potenzialità economiche offerte dagli stranieri. Circa il 10% degli stranieri sono laureati e più del 30% hanno conseguito un diploma. Tuttavia, resta ancora molto difficile superare le barriere burocratiche e culturali che caratterizzano il contesto nazionale. Conseguentemente, molti lavoratori stranieri sono costretti a mantenere occupazioni di basso profilo, sicuramente di livello inferiore rispetto alle loro effettive competenze.

    Senza efficaci piani di sostegno verso queste iniziative, si rischia di amplificare, e non colmare il divario economico e sociale tra italiani e stranieri, rendendo le iniziative imprenditoriali delle strategie di adattamento e sopravvivenza più che un inizio di un percorso di integrazione in senso più ampio.

    Andrea Stocchiero, responsabile Politiche Migrazione e Sviluppo FOCSIV, commenta: “Le forti potenzialità degli imprenditori appartenenti alle diaspore o ai diversi gruppi nazionali di immigrati, non promettono ricadute positive soltanto sulle economie dei Paesi di arrivo, ma possono anche innescare significativi processi di crescita – e creare nuove opportunità di occupazione – nei rispettivi Paesi di provenienza, in un’ottica di reciprocità e di co-sviluppo globale. Queste potenzialità andrebbero dunque incentivate facilitando l’accesso al credito, o al micro-credito, dei migranti e studiando apposite misure di consolidamento e sostegno organizzativo delle nuove imprese guidate da cittadini stranieri”.

    Come sottolineato durante la presentazione del Rapporto, la rappresentazione non veritiera del fenomeno dell’immigrazione deve essere superata. All’ interno del contesto nazionale, in cui i flussi migratori sono notevolmente aumentati negli ultimi anni, la presenza di stranieri rappresenta una grande opportunità per la società, per l’economia e per la costruzione di un contesto di migliore integrazione e solidarietà. Quello che serve, e per cui anche FOCSIV lavora, è costruire una nuova narrazione politica, che metta in evidenza le potenzialità ancora inespresse provenienti dal capitale umano straniero, indispensabile per limitare le minacce percepite verso gli  immigrati anche nel contesto economico-lavorativo.