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    La nuova proposta del Consiglio europeo sui minerali dei conflitti … la lotta continua

    Il 6 marzo 2014, la Commissione ha presentato al Consiglio Europeo una proposta di regolamento che istituisce un sistema di due diligence, ovvero di responsabilità sociale delle imprese, improntato sull’autocertificazione per gli importatori di stagno, tantalio e tungsteno (con rispettivi minerali) ed oro provenienti da zone di conflitto e/o ad alto rischio.

    Il 20 Maggio 2015 il Parlamento europeo in sessione plenaria ha adottato una serie di emendamenti alla proposta della Commissione, proponendo un approccio di tipo obbligatorio non solo per gli importatori ma anche per altri attori della catena di approvvigionamento quali fonderie e raffinerie, venendo incontro alle richieste delle organizzazioni della società civile.

    La Presidenza del Consiglio Europeo, dopo aver esaminato la proposta della Commissione e gli emendamenti del Parlamento, ha presentato  a Dicembre una proposta di compromesso che costituirà la nuova base di negoziazione con il Parlamento e la Commissione nella fase cosiddetta del Trialogo.

    Punti principali della proposta della Presidenza del Consiglio:

    • La rottura del nesso esistente tra estrazione di minerali e conflitti è fondamentale non solo per la pace e le stabilità delle zone ad alto rischio ma anche per il loro stesso sviluppo; si tratta di aree in cui la necessità di prevenire piuttosto che minimizzare il finanziamento di bande armate è stata messa in luce da governi, operatori economici e diverse associazioni territoriali tra cui associazioni rappresentative delle donne, quest’ultime vittime di stupri ed abusi da parte dei signori della guerra. Nella proposta del Consiglio lo schema di due diligence lungo la filiera produttiva indica una combinazione di codici di condotta volontari e strumenti e meccanismi, tra cui audit da parte di terzi, sviluppati e supervisionati da governi, associazioni di categoria o altri stakeholders: si tratta dunque di un processo proattivo e reattivo tramite cui gli operatori economici monitorano e amministrano gli affari in modo responsabile. Il Consiglio riconosce per la prima volta il fatto che vi siano già diversi schemi esistenti per il funzionamento ed il controllo della due diligence nella filiera produttiva. La Commissione dovrebbe utilizzare e prendere come modello questi schemi (strumenti, meccanismi e audit) per snellire la procedura, evitare ripetizioni, spese inutili e duplicazioni degli sforzi.
    • Ruolo della Commissione e degli Stati membri. Le imprese europee, tramite consultazioni pubbliche, hanno espresso il loro interesse verso un sistema di approvvigionamento responsabile dei minerali ma hanno esplicitato la propria perplessità relativamente al funzionamento del sistema di controllo, considerata l’esistenza di filiere produttive lunghe, globali e delocalizzate che coinvolgono un elevatissimo numero di operatori. Il Consiglio, a tal proposito, chiede che i costi relativi all’approvvigionamento responsabile, le fasi di audit da parte di terzi, le conseguenze amministrative e tutti i potenziali impatti in termini di competitività soprattutto per le PMI, siano monitorati dalla Commissione la quale ha inoltre il compito di assicurare un’adeguata assistenza tecnica ed una facilitazione nello scambio di informazioni tra gli attori della filiera. Il compito dello Stato membro è quello di designare una o più autorità competenti responsabili dell’applicazione delle norme  e dell’esecuzione di opportuni controlli ex post al fine di garantire la veridicità delle dichiarazioni dell’importatore, escluse le ispezioni in loco.
    • Come previsto nella prima proposta di regolamento della Commissione, qualsiasi importatore di stagno, tantalio, tungsteno e oro, in loro forma grezza e /o lavorata e proveniente da zone di conflitto e/o ad alto rischio,  può diventare importatore responsabile. Si può ottenere lo status di importatore responsabile tramite dichiarazione di conformità alle norme di due diligence previste nel regolamento: quindi nessun riferimento all’autocertificazione (come nella proposta della Commissione) né a requisiti obbligatori (come nel caso del Parlamento) ma alla dichiarazione per iscritto di adesione agli obblighi di due diligence rivolta all’autorità competente del singolo Stato Membro. Ci sarà dunque un elenco di importatori responsabili ed un elenco  di tutte le fonderie e raffinerie responsabili che può fornire trasparenza e certezza alle imprese a valle per quanto riguarda le pratiche di due diligence lungo la catena produttiva. Contestualmente, le imprese a monte, ossia fonderie e raffinerie, devono essere sottoposte ad un audit da parte di terzi al fine di poter essere incluse nella lista delle fonderie e raffinerie responsabili.
    • Un diverso schema di due diligence è previsto per i minerali ed i Per quanto riguarda i minerali, si prevede un sistema di tracciabilità che fornisca le seguenti informazioni: la descrizione del minerale, compresa la sua denominazione commerciale e la tipologia, il nome e l’indirizzo del fornitore all’importatore, paese di origine dei minerali, quantità e date di estrazione e nel caso in cui i minerali provengano da zone di conflitto e ad alto rischio si rendono necessarie informazioni aggiuntive (miniera di origine, luoghi in cui i minerali sono stati assemblati, scambiati e lavorati, pagamento in regola di imposte, tasse e canoni in conformità con le linee guida OCSE. Per l’importazione di metalli è previsto uno step aggiuntivo che consiste nell’obbligo da parte dell’importatore di fornire informazioni sulle relazioni di audit di terzi relative a raffinerie e fonderie; in assenza di tali relazioni di audit, l’importatore che si dichiara responsabile deve includere l’identificazione e la valutazione dei rischi nei costi di gestione della propria attività economica.

    La soluzione di compromesso proposta dal Consiglio Europeo, lontana da ogni approccio di tipo vincolante e focalizzata solo su alcuni anelli della filiera produttiva, non permette la creazione di una struttura normativa ambiziosa che contrasti in maniera efficace e sostenibile il commercio dei minerali dei conflitti e le violazioni di diritti umani ad esso connesse. Per mettere in luce la debolezza della proposta e per chiedere che siano presi in considerazione gli emendamenti votati dal Parlamento Europeo, Focsiv assieme a CIDSE porta avanti il proprio impegno nella campagna sui minerali dei conflitti per chiedere ai leader europei di fermare questo commercio criminale e porsi in prima linea tra gli attori internazionali impegnati nella garanzia dei diritti umani.