• Kibumba is a displaced persons camp about forty minutes north of Goma, close to the border with Rwanda. It is built upon the ruins of the camps for Rwandan refugees. The population comes from Rugare about 10km away and as far as Tongo about 40km away. It is managed by the displaced themselves and the UN and NGOs provides services in the camp in agreement with the Committee of the Displaced. UNICEF with NGO partners is running an area for children to play and where we can listen out for any problems children might be having, we are supporting emergency schooling, water points, latrines and psychosocial as well as medical support for rape survivors.

    Rapporto “Forcibly Displaced”: un incoraggiamento a riconoscere diritti ai migranti dalla Banca Mondiale

    Il 30 Settembre è stato presentato a Roma il nuovo rapporto della Banca Mondiale sulle migrazioni forzate, scritto in collaborazione con l’UNHCR e intitolato “Forcibly Displaced: Toward a Development Approach Supporting Refugees, the Internally Displaced, and their Hosts”. L’asse portante del documento è la necessità di includere il governo dei flussi migratori forzati nelle politiche di sviluppo a lungo termine e di creare una sinergia tra il campo dell’azione umanitaria e quello dello sviluppo, mettendo fine all’approccio sostenuto finora di trattare la questione con un un tono emergenziale e a latere di piani e strategie nazionali.

    Questo suggerimento non giunge certamente come una novità: in vari ambiti, incluso quello della resilienza delle comunità più vulnerabili e quello di conflitti e violenze (temi tutti ovviamente correlati ai flussi migratori) si è discussa la necessità di questa complementarità, abbandonando la concezione lineare dell’assistenza umanitaria prima e i programmi di sviluppo dopo, per adottarne invece una più organica, in cui i due campi lavorino contemporaneamente completandosi e informandosi a vicenda. Ciò che è nuovo, tuttavia, è che sia una voce come quella della Banca Mondiale ad esprimersi sulla questione delle migrazioni forzate, sostenendo che riconoscere agli sfollati uno status legale, garantirgli la libertà di movimento e un accesso regolare al mercato del lavoro sono passi convenienti tanto per i profughi quanto per l’economia delle comunità ospitanti.

    Alla presentazione del rapporto hanno partecipato dei rappresentanti delle organizzazioni internazionali interessate (Xavier de Victor per la Banca Mondiale, Ewen Macleod per l’UNHCR e Federico Soda per  l’OIM), il senatore Paolo Guerrieri Paleotti, funzionari dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri (rispettivamente Alessandra Camporota e Simone Sanni) e organizzazioni della società civile (Gianni Rufini per Amnesty International). I primi hanno discusso i dati del rapporto, per esempio mettendo in evidenza come la principale causa dello sfollamento riguardi la sicurezza e come la maggioranza dei circa 65 milioni di profughi odierni sia il risultato degli stessi 10 conflitti protratti nel tempo dal 1990. Essi hanno ricordato come i migranti non siano solo vittime, ma anche soggetti proattivi che contribuiscono positivamente alla crescita della nostra economia (vedere a tal riguardo, per esempio, il caso dell’Italia sull’articolo pubblicato da La Repubblica il 10 ottobre). I secondi, ovvero i rappresentanti istituzionali, si sono soffermati sulle politiche italiane e sulle priorità da sviluppare, mettendo l’accento sul bisogno di dare una maggiore importanza all’integrazione dei profughi e ampliare i programmi di aiuto socio-economico per i paesi di origine. Una voce fortemente critica si è invece alzata dalla società civile, che ha accusato la comunità politica di paralisi e ipocrisia nei confronti dei più deboli a favore di interessi economici e politici.

    Per approfondire gli interventi dei singoli, leggere il resoconto della presentazione.

    Per l’intero rapporto, vedere il link.