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    Rapporto Ocse-Idos: Dati e prospettive delle migrazioni

    Si è svolto a Roma Venerdì scorso la conferenza “Il fenomeno delle migrazioni in Italia e le sue implicazioni internazionali” per la presentazione congiunta Idos-Ocse dei dati nazionali e delle prospettive internazionali sulle migrazioni.

    Dal rapporto Ocse International Migration Outlook 2016 è emerso che nel 2015 circa 4,8 milioni di persone sono immigrate in modo permanente verso i Paesi dell’OCSE. Nel 2015, nell’area dell’Ocse è stato registrato il valore record di 1,65 milioni di nuovi richiedenti asilo.

    Nel contesto nazionale il centro studi e ricerche Idos afferma che  nuovi arrivi sono avvenuti in prevalenza per motivi familiari e umanitari e meno per motivi di lavoro, considerando la decrescita dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro dal 2007 era pari al 56 per cento fino ad arrivare al 20 per cento del 2016.

    Le ragioni demografiche si intrecciano con quelle lavorative, anche se il dinamismo risulta rallentato. I lavoratori stranieri occupati sono diventati 2.350.000, aumentati di 65.000 unità nel corso di un anno ma non in misura tale da ridimensionare sostanzialmente la massa dei disoccupati stranieri (450.000).

    I dati Idos inoltre affermano che l’immigrazione in Italia è un vantaggio per il bilancio, tenuto conto che è maggiore l’apporto che essi assicurano al sistema fiscale italiano rispetto alle spese pubbliche sostenute a loro favore: il bilancio è di 2,2 miliardi a favore dell’Italia.

    Una presenza che non pone solo problemi, ma assicura dei vantaggi, una consistenza in aumento e destinata ancora a crescere, una realtà lavorativa (dipendente e autonoma) in grado di favorire i rapporti con i paesi di origine, una dimensione multiculturale e multireligiosa che di per sé avvalora le ragioni della convivenza.

    L’integrazione in Italia però non può definirsi alla pari della dell’accoglienza di altri Paesi Ocse, come Belgio o Germania ad esempio. In Italia c’è ancora “resistenza psicologica all’integrazione” ha affermato l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia Hassan Abouyoub.

    Come l’Italia si distingue negativamente rispetto ad altre realtà europee per la valorizzazione delle competenze, infatti vige il Brain-waste anziché il Brain-drain.

    La sfida è economica e culturale, bisogna evitare lo spreco delle risorse umane e ripensare il pluralismo etnico.