• lampedusa

    Senza diritto a rimanere e ora senza diritto alla protezione

    I conflitti, i disastri ambientali, le discriminazioni e le persecuzioni, l’insicurezza umana non consentono il soddisfacimento del diritto a rimanere. Molte persone sono forzate a lasciare il loro luogo di vita quotidiana e a cercare rifugio in altri territori, di altre nazioni. Dalla tragedia della seconda guerra mondiale è nato il diritto alla protezione. La Convenzione di Ginevra del 1951 lo ha sancito. Laddove il diritto a rimanere non può essere esercitato viene riconosciuto a livello di comunità internazionale il diritto alla protezione, sia essa per i rifugiati strictu sensu o sussidiaria per cause umanitarie.
    Purtroppo negli ultimi anni le migrazioni forzate sono cresciute. La guerra in Siria ma più in generale i conflitti nell’area del vicino Oriente, in Libia, senza dimenticare il caso dell’Afghanistan e in diversi Paesi dell’africa sub-sahariana, dall’Eritrea al Sud Sudan, al Niger e al Mali, originano flussi di rifugiati. Essi hanno diritto alla protezione internazionale.
    Ma questo diritto è sempre più minacciato proprio dai Paesi che lo hanno originato dopo la seconda guerra mondiale. L’Unione europea (Ue) ha sottoscritto una dichiarazione politica (non è un accordo giuridico vincolante) con la Turchia in marzo, secondo il quale le persone che entrano in modo irregolare in Grecia devono essere riportate indietro. Le contestazioni della società civile e di alcuni Paesi membri hanno portato all’introduzione di clausole per garantire che queste persone vengano identificate e accertate le condizioni per richiedere l’asilo in Grecia, nel qual caso non debbono essere espulse in Turchia. L’accertamento deve essere individuale e quindi non possono essere applicate espulsioni collettive. Si è inoltre previsto uno scambio tra persone (come se fossero delle merci), per cui per ogni persona rimandata in Turchia, l’Ue si impegna a reinsediare un siriano nei suoi Paesi membri, non superando il limite di 70.000 unità. Quando già sappiamo che sono poche migliaia le persone che finora sono state reinsediate in Europa dai Paesi vicini al conflitto siriano.
    Da aprile tutto ciò si sta traducendo in poche centinaia di persone ricondotte in Turchia. Ma il messaggio di non entrare in Europa è stato recepito dai migranti, e i flussi dalla Turchia alla Grecia si sono fortemente ridotti. Nel mese di aprile sono arrivate 2.700 persone con una riduzione del 90% rispetto al flusso di marzo. L’Unione europea non garantisce più il diritto alla protezione e lo scarica sul governo turco, promettendo in cambio 6 miliardi di euro e la liberalizzazione dei visti. La decisione dell’Ue con la Turchia ha quindi avuto efficacia, sulla pelle dei migranti. Molti dei quali cercheranno probabilmente di passare da un’altra parte. Ad esempio attraverso il canale di Sicilia, con nuovi naufragi e perdite di vite umane.
    La Turchia e i Paesi del Mediterraneo, dal Libano all’Egitto, alla Libia, continueranno ad essere ricettacolo di persone in cerca di rifugio, e di viaggi della speranza. A questi si aggiungono i Paesi dell’Africa sub-sahariana a cui il governo italiano con la proposta del Migration Compact offre più soldi per investimenti e cooperazione chiedendo più controllo lungo i confini. Paesi cuscinetto e di contenimento dei flussi verso l’Europa. Paesi, questi, dove il grado di instabilità e di insicurezza aumenterà, a scapito del diritto dei migranti alla protezione e a ritornare e rimanere nelle proprie comunità. Si rischia quindi di rinfocolare le tensioni in un’area di conflitti militari ma anche sociali e politici: pensiamo all’Egitto e alla Tunisia. Alle porte di casa, dell’Italia e dell’Europa.
    Quel che è peggio, è che le migrazioni, oltre che risultato di questi conflitti, vengono strumentalizzate per fini geopolitici. Il controllo dei flussi dei migranti nel Mediterraneo, seppure anche per operazioni di salvataggio a seguito dell’operazione Mare Nostrum, sta portando a una forte militarizzazione dei confini europei e della Nato nei confronti dei Paesi in conflitto e contro la Russia. Il generale statunitense Philip Breedlove, comandante senior della Nato, ha dichiarato che la Russia e la Siria stanno deliberatamente usando e armando le migrazioni come strategia aggressiva contro l’Europa, per destabilizzarla e indebolirla. Aggiungendo che criminali, estremisti e terroristi si nascondono tra i migranti. Il generale ha quindi chiesto di aumentare i contingenti militari statunitensi in Europa. Intanto navi della Nato, su richiesta di Germania, Grecia e Turchia, sono utilizzate nel mare Egeo per contrastare i trafficanti, controllare i flussi di migranti, riportandoli in Turchia, accanto alle navi già utilizzate per le operazioni Poseidon e coordinate dal governo greco con l’agenzia europea Frontex. Mentre aerei Nato stanno monitorando il confine tra Siria e Turchia per identificare nuovi flussi di rifugiati.
    La questione migratoria viene quindi utilizzata per rafforzare la sicurezza del blocco Nato, che comprende anche la Turchia, contro le minacce esterne, in primis la Russia di Putin e il governo di Assad in Siria. E poi per risolvere il problema libico. Obama sostiene un rafforzamento delle operazioni Nato lungo le coste libiche, richiesto dal governo italiano per controllare i flussi e le infiltrazioni dell’Isis. Recentemente il governo italiano ha deciso di continuare a finanziare le missioni militari, tra cui l’impegno verso la Libia. Da un’analisi del “Fatto Quotidiano” si evince che lo stanziamento per la forza navale italiana dell’operazione nazionale “Mare Sicuro” è quadruplicato: dai 24 milioni del 2015 si passa a oltre 90 milioni di euro. Si prevede un maggiore impegno di navi (attualmente cinque) e uomini (un migliaio, compresi fucilieri e incursori di marina). I fondi aumentano, da 60 a 70 milioni, anche per la missione navale europea anti-scafisti EunavorMed/Sophia, che impegna la portaerei Cavour, un sommergibile, elicotteri, droni e 620 uomini. E infine c’è la missione navale della Nato nel Mediterraneo, Active Endeavour, cui l’Italia partecipa con la fregata missilistica “Bersagliere”, più altri assetti aeronavali su richiesta, e che anche quest’anno costerà 20 milioni. A loro volta Gran Bretagna, Francia e ora anche Germania (+6,8%) stanno aumentando, anno dopo anno, le loro spese militari.
    Si profilano quindi giochi doppi o tripli tra Ue, ma soprattutto Germania, Italia, Francia e Gran Bretagna, Turchia, Nato e Stati Uniti, per acquisire potere tra di loro e nei confronti di altri Paesi contendenti nell’area del vicino Oriente e del Mediterraneo, mentre i profughi vengono bombardati, confinati e usati come merce di scambio. Contro il diritto a rimanere, alla protezione e alla mobilità. I conflitti di potere si abbattono sul diritto a rimanere pacificamente nelle proprie comunità. Generano sfollati e rifugiati, ai quali non viene riconosciuto il diritto alla protezione, salvo stabilirsi in campi profughi per mesi e anni, visto che le crisi si protraggono per molto tempo. Senza riconoscere loro il diritto alla mobilità.
    Questa geopolitica è contro la pace e la difesa della dignità umana. È essenziale chiedere con forza una nuova geopolitica fondata non sullo scontro per il potere ma sulla solidarietà, dalla protezione e accoglienza al sostegno al diritto a rimanere in pace e con giustizia nelle proprie comunità.
     di Andrea Stocchiero, Policy Officver FOCSIV