• Mining site of Fungamwaka near Numbi in South Kivu /DRC. The mine contains Coltan, Casseterite and Tourmaline

    #CONFLICTMINERALS – Solo un regolamento vincolante può fermare la violenza sulle donne nelle miniere

    Si è tenuta ieri la nuova riunione del Trilogo dell’Unione Europea per discutere il nuovo regolamento che traccia la provenienza dei minerali provenienti da aree di conflitto.

    Thérèse Mema Mapenzi, della Commissione Giustizia e Pace della Repubblica Democratica del Congo (RDC), denuncia nell’articolo che riportiamo, la violenza a cui sono sottoposte quotidianamente le donne nella RDC a causa dell’estrazione non regolata dei minerali e dello sfruttamento da parte di bande armate che tengono in schiavitù la popolazione.

    In calce all’articolo un video reportage sulle condizioni di uomini e donne che vivono nelle zone minerarie del Congo con interviste a Gianni Pittella, Maria Arena e Denis Mukwege, Premio Sakharov 2014.

    “Per molte donne della Repubblica Democratica del Congo la ricchezza dei minerali sta diventando una sventura. Come riportato da una donna sopravvissuta ad uno stupro, durante un incontro religioso a Kaniola nel 2012: “Oh Signore, ci hai dato tutte queste ricchezze naturali per sostenere la nostra economia locale; queste risorse però sono diventate la nostra sventura e a causa loro veniamo uccise e violentate. Potresti portarle via lontano?

    Da decenni ormai uomini e donne della Repubblica Democratica del Congo sono  costretti ad abbandonare le proprie terre per l’azione di gruppi armati ribelli. Ribelli interni (Raiya Mutomboki, Mai mai, Yakutumba) e guerriglie esterne del Rwanda, Uganda e Burundi) che uccidono e saccheggiano. Prendono donne e uomini come ostaggio,  le donne sono sessualmente abusate e costrette a spaccare i minerali che gli uomini trovano scavando nelle miniere.

    Donne e uomini vivono questa violenza in modo molto diverso. Le donne sono doppiamente vittime di questa situazione, presso le miniere ma anche dentro le mura di casa. Sono ripudiate dai propri mariti e figli che spesso assistono allo stupro delle proprie mogli o madri, spesso sono accusate di essere complici del loro stupratore e sono costrette a vivere da sole in estrema povertà senza accesso alla terra.

    Le donne hanno un ruolo importantissimo nell’economia locale dei villaggi di South Kivu che si struttura fondamentalmente su agricoltura, piccolo commercio e allevamento. Tuttavia decenni di violenza hanno fatto si che lavorare nei campi e nel settore alimentare fosse troppo pericoloso. Gli abitanti dei villaggi spesso ricorrono all’estrazione artigianale di minerali per sopravvivere. Le minatrici donne sono la maggioranza perché sono pagate meno e sono facilmente manipolabili. Esse lavorano in un ambiente degradato, senza servizi igienici e acqua potabile; sono spesso sottomesse al lavoro forzato, saccheggi, tassazione illegale, torture, violenze sessuali e altre forme di violenza di genere. Gli autori di questa violenza sono di solito soldati congolesi e personale del governo che facilitano il commercio illegale e lo sfruttamento di risorse naturali. Anche civili che lavorano nelle miniere approfittano della vulnerabilità delle donne minatrici che vengono frequentemente violentate.

    Nelle miniere del Kivu meridionale sono numerosi anche i bambini che lavorano in condizioni perfino peggiori di quelle delle donne minatrici. Data la propria posizione precaria, per le donne minatrici è difficile sfuggire a queste situazioni. Sono spesso analfabete e con risorse insufficienti, il poco denaro che ricevono lo utilizzano per sfamare tutta la famiglia, mentre gli uomini tendono a spendere i propri soldi in alcol, droga e prostituzione. Inoltre le donne sono raramente consultate sulle decisioni familiari e i propri bisogni e interessi di donne lavoratrici nelle miniere non sono minimamente considerati.

    La Banca Mondiale, il codice minerario congolese del 2002, le leggi relative allo sfruttamento dei bambini, sulla violenza sessuale ed altre leggi, hanno contribuito a ridurre i casi di abuso dei diritti umani e il commercio illegale nel settore minerario. Tuttavia, queste iniziative non hanno portato ad un cambiamento duraturo, avendo omesso di prendere in considerazione le realtà concrete sul terreno. Ad esempio la mancanza di una mappatura delle zone minerarie che è stata oggetto di contestazione tra le compagnie minerarie e gli scavatori artigianali (è il caso di Mukungwe nel Sud Kivu), la presenza di soldati congolesi nelle miniere, la tassazione illegale sono alcune delle questioni ancora affrontate in modo insufficiente. La popolazione locale spesso non viene consultata quando vengono prese le decisioni sui nuovi regolamenti delle attività estrattive a livello nazionale o internazionale e, per questo, diventa una vittima passiva della situazione. Non essendo sensibilizzata sulla normativa, la popolazione locale viene arrestata per non averla rispettata. Le donne che generalmente non sono in grado di leggere tendono ad essere le principali vittime; sono spesso inconsapevoli dei propri diritti e delle procedure legali relative al lavoro nelle miniere, e molto spesso sottostanno alle molestie sessuali per sfuggire alla legge. E’ il caso di due ragazze che lavoravano nelle miniere di Mumbai senza documenti legali, e che hanno acconsentito ad un accordo sessuale per sfuggire all’arresto da parte del comandante del campo.

    Nonostante  ci siano alcune buone leggi e riforme a livello nazionale e internazionale, in pratica queste non sono ben seguite o rispettate. Inoltre, la legge tende a concentrarsi sui soldati congolesi e sui gruppi di ribelli come gli unici responsabili per le violazioni dei diritti umani. Non considerano il comportamento negativo dei comuni cittadini o di ex combattenti che lavorano nelle miniere. La via da seguire per dare a uomini e donne la possibilità di lavorare legalmente nelle miniere è quella di promuovere la sicurezza e il rispetto dei diritti umani con la elaborazione di un regolamento sulle attività estrattive che sia inclusivo e che affermi pari diritti per gli uomini e le donne rispetto alla possibilità di essere informati, all’accesso al processo decisionale, al controllo e alla gestione delle risorse. Il ruolo dei minatori e delle minatrici è essenziale; le loro esperienze e il valore economico del loro contributo devono essere in gran parte documentati. Le politiche e le strategie di attuazione hanno bisogno di aumentare la sicurezza delle donne e la responsabilizzazione del settore e, al tempo stesso, educare gli uomini a sostenere le donne nelle loro iniziative. Ciò richiederà, considerando le sfide che devono affrontare le donne minatrici, dar loro accesso ad una buona istruzione per partecipare al processo decisionale e denunciare i casi di abuso dei loro diritti nelle aree minerarie.

    Gli stereotipi culturali e tradizionali che rafforzano la discriminazione ed il maltrattamento delle donne dovrebbero essere considerati un crimine. I responsabili della discriminazione e dei maltrattamenti, dovrebbero essere puniti regolarmente dalla giustizia, invece, spesso vengono rilasciati dalle autorità giudiziarie poco dopo l’arresto e questo scoraggia le donne dal tentativo di rivolgersi alla giustizia.

    È importante promuovere una legislazione che aiuti a porre fine alla violenza di genere ed ai conflitti nel settore minerario, in generale e, in modo particolare, nella Repubblica Democratica del Congo. Ci sono molti modi per alimentare l’economia globale senza usare la violenza. Essere ricchi nel proprio recinto di casa non dà sicurezza finché ci saranno dei vicini invidiosi, recita un proverbio locale Mashi.  La violenza è stata usata per molti anni come forma di controllo e di dominio ma con essa non si è risolto nulla. Le donne rimarranno sotto minaccia permanente finché accanto al regolamento europeo sulla tracciabilità dei minerali da aree di conflitto, non verrà elaborata e applicata una riforma del settore minerario capace di  promuovere una reale sicurezza delle donne nelle miniere, il loro accesso alle terre ancora occupate dai ribelli e ad altre attività produttive come il piccolo commercio locale e l’allevamento.”

    di Thérèse Mema Mapenzi, Commissione Giustizia e Pace della Repubblica Democratica del Congo (RDC)