• Aerial view of brown coal (lignite) power plants between Spremberg and Weisswasser (Lausitz, Brandenburg). In the foreground the coal power plant Schwarze Pumpe and in the background the coal power plant Boxberg (Vattenfall Europe).
Luftaufnahme des Braunkohlereviers zwischen Spremberg und Weisswasser in der Lausitz (Brandenburg).
Vorne Braunkohlenkraftwerk Schwarze Pumpe, hinten Braunkohlenkraftwerk Boxberg, beide betrieben von der Vattenfall Europe Group.

    Stop al carbone entro il 2025: la petizione #migliaiadivite

    FOCSIV sostiene la petizione per accelerare il passaggio alle fonti rinnovabili.

    Il cambiamento climatico è sempre più evidente! Nonostante Trump. E siamo tutti chiamati a cambiare i nostri stili di vita e a sostenere i nostri governi a passare al più presto alle fonti rinnovabili.

     

    La Bozza della Strategia Energetica Nazionale ora in discussione è poco ambiziosa. Sono le nostre comunità in Italia e soprattutto nel Sud del mondo, quelle che soffrono di più degli effetti del cambiamento climatico, e ci  chiedono di agire con urgenza. Come del resto esplicitato in modo molto chiaro nell’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco. La siccità sta provocando centinaia di migliaia di vittime in Africa subsaheliana orientale, lo stesso i tifoni nel sud est asiatico, la penuria di piogge ha già provocato la crisi idrica in Italia con sofferenza per l’ambiente e per l’economia dei contadini.  Non possiamo più aspettare. Il nostro governo deve essere più coraggioso!

    FOCSIV firma la petizione per accelerare il passaggio alle fonti rinnovabili, un impegno che si aggiunge a quello portato avanti sulla campagna Disinvest.”

    FIRMA ORA PER DIRE NO AL CARBONE ENTRO IL 2025 > www.stopcarbone2025.org

    Il carbone, infatti, è tra i combustibili fossili quello che, se bruciato, emette più CO2 ed è quindi tra i principali responsabili del cambiamento climatico, le cui devastanti conseguenze toccano la vita di noi tutti. Negli ultimi 6 anni in Italia sono state circa 3.600 le vittime dei disastri provocati da eventi meteo estremi , e a livello globale si parla di 2 miliardi di potenziali “rifugiati” climatici nel 2100.

    Nella bozza di strategia nazionale presentata a metà giugno, per la prima volta si prende in esame l’uscita dal carbone come fonte di energia elettrica, ma purtroppo il Governo non è riuscito ad assumere una posizione netta e ambiziosa a favore di una data certa e possibile: per i promotori della petizione, il carbone in Italia deve chiudere entro il 2025.
    La proposta di strategia prevede: uno scenario base, con il mantenimento di 4 centrali su 10, tra cui la centrale di Brindisi, la più inquinante d’Italia; uno intermedio, con la chiusura anche di Brindisi, e uno più avanzato, che prevede la chiusura di tutte le centrali entro il 2030, e non al 2025, come necessario. Il Governo, però, cerca in qualche modo di disincentivare questo ultimo scenario paventando alti costi e frapponendo ostacoli.

    Posporre questo passo di 5 anni ci costerebbero oltre 2.000 vite umane e precisamente il doppio, in spese sanitarie, dei 2,7, miliardi preventivati come costi aggiuntivi dell’uscita anticipata dal carbone. Per non parlare dei costi altissimi per il clima, delle migliaia di ettari di terreni agricoli avvelenati. Uscire dal carbone è l’occasione per creare nuovi posti di lavoro con una vera e giusta transizione verso le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Oggi abbiamo a disposizione tutte le tecnologie e conoscenze per guardare a un futuro 100% rinnovabile.

    Al Governo preoccupano forse i costi degli indennizzi alle grandi aziende. I promotori della petizione, invece, sono preoccupati per i costi in termini di vite e di emissioni dannose per il clima che l’Italia dovrebbe continuare a pagare per una pericolosa mancanza di coraggio. Audacia e leadership, fieramente esibite durante i G7 e il Summit di Taormina, che il nostro esecutivo deve saper dimostrare non solo sul palcoscenico internazionale ma anche a casa nostra.

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