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    Trasformare la solidarietà in azione politica: i risultati del World Humanitarian Summit

    Si è concluso il 24 maggio il World Humanitarian Summit, vertice che ha raccolto 9000 partecipanti da 173 Paesi, tra cui 55 capi di Stato e di governo, rappresentanti del settore privato, della società civile e delle organizzazioni non governative, con lo scopo di definire un piano di responsabilità condivisa della comunità internazionale per affrontare le odierne crisi umanitarie.

    Dal Summit è uscita chiaramente la consapevolezza che gli aiuti umanitari da soli non possono soddisfare e ridurre i bisogni di 130 milioni di persone vulnerabili nel mondo: è necessario far fronte alle cause profonde del problema, strutturando meglio le politiche diplomatiche per prevenire e risolvere conflitti, facendo insieme sforzi in ambito umanitario, di sviluppo e di costruzione della pace.

    5 le principali questioni chiave discusse nel corso del Summit che sono alla base della nuova “Agenda for the Umanity”:

    1. Leadership politica globale per prevenire e risolvere conflitti. Lo strumento principale per il raggiungimento di tale obiettivo è stato individuato nel rafforzamento di una good governance che contempli diplomazia preventiva, sviluppo sostenibile, lotta ai cambiamenti climatici, tutela dei diritti umani e costruzione di società inclusive. Questo richiede uno sforzo sui seguenti punti: accrescere il capitale umano e finanziario per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, per la condivisione di buone pratiche, e per una maggiore cooperazione multilivello che veda protagonisti le comunità locali, società civile, giovani e donne.
    2. Norme di tutela dei civili nei conflitti armati. Questo è stato il tema principale discusso durante il Summit. Il diritto internazionale umanitario e i diritti dell’uomo costituiscono lo strumento di salvaguardia per la popolazione civile coinvolta in conflitti armati. Diversi gli impegni presi dagli Stati su questo punto:
    • migliorare la conformità al diritto internazionale umanitario e ai diritti dell’uomo tramite una specifica formazione delle forze armate e dei gruppi armati non statali, ratificare e universalizzare i principali trattati internazionali e sensibilizzare sugli stessi. Alcuni Stati hanno affermato di voler intraprendere misure specifiche per proteggere donne e ragazze dagli abusi sessuali e di monitorare le violazioni, rafforzando la collaborazione con il Comitato Internazionale della Croce Rossa.
    • Minimizzare le possibilità che i civili possano essere colpiti durante le ostilità. Oltre la condivisione delle buone pratiche, gli Stati si sono impegnati a promuovere linee guida per la protezione di scuole e università durante gli attacchi militari. Inoltre i leader politici, la società civile e le organizzazioni umanitarie hanno espresso indignazione per gli attacchi commessi contro ospedali, pazienti e operatori sanitari che rischiano la vita per prestare soccorso.
    • Gli Stati si sono impegnati ad attuare tramite specifica legislazione nazionale lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, a cooperare giuridicamente per l’individuazione degli esecutori responsabili dei crimini più gravi e a garantire un maggiore accesso alla giustizia alle vittime di violenza sessuale.
    1. Non lasciare nessuno indietro. Gli impegni presi in tal senso riguardano le categorie più vulnerabili, ossia più di 60 milioni di sfollati, donne e bambini e altri gruppi in situazioni di crisi:
    • Si è riconosciuta la necessità di dover costruire una maggiore responsabilità condivisa nell’affrontare la questione dei rifugiati; i partecipanti propongono un nuovo approccio per rispondere alle esigenze degli sfollati interni e dei rifugiati, che soddisferebbe i bisogni umanitari immediati e avrebbe effetti a lungo termine tramite il miglioramento dell’autosufficienza e resilienza delle categorie vulnerabili. I partecipanti hanno ribadito il proprio impegno a sostenere e rispettare gli standard internazionali di protezione, ed inoltre hanno fornito dettagli sugli impegni per rafforzare le legislazioni nazionali per proteggere gli sfollati, con l’obiettivo di ridurre il numero di sfollati interni del 50 per cento.
    • L’empowerment e i diritti delle donne sono stati citati più volte come i pilastri dell’azione umanitaria: in tal senso i partecipanti al Summit si sono impegnati a favorire il ruolo decisionale delle donne anche tramite nuovi sostegni finanziari per le stesse.
    • È stato lanciato il fondo Education Cannot Wait per sostenere un’istruzione di qualità per tutti i bambini in caso di emergenza e crisi prolungate entro il 2030. Di particolare importanza anche il lancio della Carta sull’inclusione delle persone con disabilità negli interventi umanitari.
    1. Cambiare la vita delle persone: dalla prima assistenza al soddisfacimento dei bisogni. Il vertice ha confermato il sostegno di tutte le parti interessate ad andare oltre i bisogni umanitari, riconoscendo che le emergenze umanitarie non possono più essere considerate isolatamente rispetto ad un più ampio sforzo per lo sviluppo sostenibile. Tra gli impegni presi in tal senso:
      • Il lancio del Regional Organisations Humanitarian Action Network, istituito per rafforzare la cooperazione tra le organizzazioni regionali impegnate nell’aiuto umanitario.
      • L’istituzione della Global Prepardedness Partnership per aiutare i Paesi più vulnerabili a raggiungere un livello minimo di reazione agli shock futuri entro il 2020. In tal senso va la One Billion Coalition for Resilience, con lo scopo di  migliorare sicurezza, salute e stili di vita dei più vulnerabili, mobiliterà circa 1 miliardo di persone per supportare la resilienza delle comunità a rischio nei prossimi 10 anni. La Coalizione, organo volto a mobilitare un miliardo di persone per costruire una comunità mondiale più stabile e sicura, si rivolge a tutti i governi, organizzazioni pubbliche e private, cittadini e studenti che vogliono collaborare a fianco delle comunità supportando le iniziative e costruendo una vera capacità d’azione.
      • Lancio di due nuove alleanze in tema di crisi urbane e ricerca di strumenti innovativi per rafforzare la risposta alle crisi umanitarie, e istituzione della Connecting Business Initative per coinvolgere in maniera efficace anche il settore privato.
    2. Investire negli aiuti umanitari. Il vertice ha rafforzato il ruolo cruciale dei finanziamenti come fattore chiave per intervenire alle radici delle crisi umanitarie. Queste le decisioni principali del Summit sul tema:
      • I partecipanti hanno annunciato di volere giungere ad un “Grande Accordo” volto a migliorare l’efficienza e l’efficacia degli investimenti nel settore umanitario, per rendere le organizzazioni più trasparenti e meno concorrenti tra di loro. L’accordo prevedere il progressivo trasferimento agli operatori locali e nazionali delle risorse finanziarie messe a disposizione dagli aiuti umanitari, le quali devono essere gestite il più possibile dai protagonisti locali che si trovano in situazione di crisi.
      • La Banca mondiale ha annunciato l’istituzione di una Global Financing Response Platform per progetti di sviluppo a bassissimo tasso di interesse e a lungo termine per affrontare situazioni di fragilità e instabilità.

     

    Il Summary finale con i dettagli dei risultati del Summit scaricabile al link.