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    TUNISIA: NON CI ARRENDEREMO!

    Dopo l’attacco di Sousse, CEFA Il seme della solidarietà e GVC (Gruppo di Volontariato Civile) presenti in Tunisia e impegnate da anni a sostenere questo Paese nel processo di democratizzazione, sono accanto alla società civile tunisina in modo ancora più convinto e solidale e alle migliaia di tunisine e tunisini scesi in piazza per dire no al terrorismo.

    Dopo l’attentato al museo del Bardo a Tunisi dello scorso marzo, un nuovo attacco a Sousse, località turistica nel sud della Tunisia, sconvolge il Paese.

    Le organizzazioni italiane, presenti in Tunisia e impegnate da parecchi anni a sostenere questo paese nel processo di democratizzazione, sono accanto alla società civile tunisina in modo ancora più convinto e solidale e plaudono alle migliaia di tunisine e tunisini scesi in piazza per dire no al terrorismo con manifestazioni sia a Sousse che nella capitale Tunisi.

    Il dolore che ha colpito la Tunisia, in un luogo simbolo della sua vita economica, per il colpo terroristico inferto, è la sofferenza di tutti e senza indugio condanniamo il vile attacco ai danni di 39 persone che hanno perso la vita e 36 feriti.

    Esprimiamo vive condoglianze alle famiglie delle vittime: questo dramma non deve renderci più deboli, ma anzi rafforzarci perché l’unica cosa di cui aver paura è la paura.

    Il cammino verso la democrazia è un processo lungo e faticoso ma che non può essere fermato per nessuna ragione, nemmeno da questi eventi tragici. Altrimenti, avranno vinto i terroristi che hanno proprio questo tra gli obiettivi: fermare il processo di democratizzazione di questo paese e abbandonarlo all’anarchia e al terrore.

    Il governo tunisino fin dalle prime ore ha annunciato nuove misure antiterrorismo ed è stato anche programmato un Congresso nazionale per la lotta contro il terrorismo per settembre 2015, a cui dovrebbero partecipare rappresentanti della società civile, partiti e associazioni.

    La Tunisia vuole davvero assumere principi e comportamenti democratici nonostante le mille difficoltà.

    Vogliamo quindi assicurare alle donne e agli uomini tunisini che continueremo a lavorare insieme e sul territorio, specialmente nelle zone più difficili e povere, spesso più a rischio in termini di esclusione sociale e a volte luoghi di reclutamento da parte del terrorismo.