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    Verso uno scontro o un accordo europeo sulla questione migratoria? Comunque sarà sempre sulla pelle dei migranti senza “pedigree”.

    Il 14 Settembre ci sarà un nuovo vertice dei ministri dell’interno dell’Unione europea sulla questione migratoria, quali decisioni verranno prese? Quale sarà il compromesso tra i paesi membri dell’Est e la coalizione italo-tedesca e francese? Ma soprattutto, da tutto ciò, chi perderà di più?

    Con le tragedie di questo ultimo mese si è finalmente capito che la questione migratoria non è solo italiana ma bensì europea: dalla Grecia ai paesi balcanici, all’Austria, Ungheria, Germania, Francia e Gran Bretagna, fino ai paesi del Nord. La situazione di emergenza ha portato a degli scontri politici a tutti i livelli e a decisioni che impongono un nuovo accordo europeo: più solidarietà con più controlli, senza mettere in pericolo lo spazio Shengen. Il trattato di Dublino non è più un tabù a causa della decisione tedesca di sospenderlo per i migranti siriani, ma la sua eventuale revisione andrà anticipata dalla creazione di centri di identificazione e registrazione dei migranti  (i cosiddetti hotspots) che funzionino realmente lungo le frontiere esterne dell’UE. Più accoglienza con più re insediamenti (vedi l’impegno di Cameron mosso da un rigurgito di pietas dei parlamentari conservatori) e redistribuzione dei richiedenti asilo tra i paesi membri, ma solo di alcune nazionalità (in primis siriani), e difficilmente con impegni obbligatori visto il deciso dissenso dei paesi dell’Est. Intanto continuano ad edificarsi muri reali e cultural-religiosi con le dichiarazioni dei primi ministri ungherese e slovacco contro l’accoglienza di musulmani. La politica di accesso sarà molto selettiva e verranno aumentate le operazioni di rimpatrio. I migranti “senza pedigree”, ovvero quelli che non rientreranno negli standard stretti di nazionalità e motivazioni per l’asilo, verranno ricacciati nei loro paesi (sempre che la cosa sia in realtà fattibile). Si rischia quindi di creare una situazione nella quale i migranti non accettati ingrosseranno le fila degli irregolari, vittime del mercato nero e della criminalità, mentre continueranno i viaggi della morte di tutti quelli “fuori standard”.

    A fronte di questa situazione, date le attuali condizioni politiche, una visione alternativa praticabile è necessaria per dare voce ai principi umanisti e cristiani, perché tutto si gioca sulla pelle dei migranti. Questi alcuni punti di orientamento.

    Il diritto all’asilo non può essere discriminatorio sulla base della nazionalità, ma deve essere riconosciuto ad ogni singola persona.

    La creazione del cordone di hotspots rischia di creare un Mediterraneo di centri di detenzione. L’identificazione deve essere garantita con alti standard di rispetto dei diritti umani. Questi centri possono essere creati solo laddove esistono queste condizioni e con l’accesso delle organizzazioni di difesa dei diritti umani.

    La ricollocazione dei richiedenti asilo può avvenire solo se l’identificazione avviene in tempi celeri e se si può applicare il mutuo riconoscimento dello status di rifugiati per assicurare la volontà del migrante di poter circolare liberamente dentro l’UE.

    E’ condivisibile la proposta di potenziare l’EASO creando una vera e propria agenzia europea per i rifugiati per assicurare il rispetto dei loro diritti e condizioni comparabili di accoglienza ed integrazione nei diversi paesi membri.

    Occorre potenziare le operazioni di reinsediamento assieme ai sistemi diffusi di accoglienza come lo SPRAR.

    Ma restano le questioni di fondo dei migranti “fuori standard”, dello sviluppo e dei conflitti, tanto all’interno quanto all’esterno dell’UE.

    L’accoglienza senza integrazione, lavoro e un sistema di welfare adeguato rischia di creare, e sta già creando, situazioni esplosive a livello sociale e politico. Il problema demografico europeo e l’importanza dei flussi per motivi di lavoro esigono un piano di lungo termine, oltre l’attuale crisi. Non si può ridurre tutto al diritto d’asilo. L’integrazione è intrecciata al rilancio dello sviluppo europeo, e va di pari passo con una politica di investimenti economici e sociali orientati all’inclusione. La finanza è inondata di liquidità, ma le politiche di austerità e una imprenditoria asfittica non smuovono l’economia reale. E’ su questo che ci si deve concentrare per uno sguardo più profondo e a medio-lungo periodo sulle migrazioni. La questione migratoria deve essere affrontata nel quadro del rilancio dello sviluppo europeo.

    Il governo dei flussi migratori deve essere realizzato in stretta cooperazione con i paesi di origine e di transito, avendo come riferimento uno sviluppo condiviso. La cooperazione allo sviluppo ha un ruolo centrale che deve essere maggiormente riconosciuto, non in termini strumentali rispetto all’esigenza di controllare i flussi, ma in quanto contributo importante ai bisogni economici e sociali dei paesi del Sud. Sapendo che una loro crescita non riduce i flussi ma li rende maggiormente praticabili. Ecco allora che la crescita del Sud deve andare di pari passo con misure di mobilità verso l’Europa in un’ottica di co-sviluppo. Solo in un orizzonte di sviluppo reciproco è possibile far fronte alla questione migratoria. E questo significa mettere al centro il raggiungimento dei nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile, la riforma della finanza per l’economia reale, la sua trasformazione per garantire lavoro dignitoso per tutti e il rispetto dell’ambiente.

    Nei paesi in conflitto vanno sostenute le iniziative di soluzione pacifica, non dimenticando le responsabilità che hanno avuto alcuni paesi europei nell’accendere la miccia. La politica europea di sicurezza e difesa va riformata in chiave nonviolenta. I programmi di protezione e sviluppo regionale sono uno strumento importante, ma devono prevedere tra le possibili soluzioni durevoli per i profughi, oltre all’integrazione locale, al reinsediamento e al ritorno quando possibile, anche la mobilità a livello locale e internazionale. Infine non vanno scartate le diverse possibilità che si aprono per condurre a risoluzione i conflitti: ad esempio potrebbe essere accettata la proposta del governo di Tripoli (quello non riconosciuto dalla comunità internazionale) di realizzare una conferenza regionale sulle migrazioni, considerando l’obiettivo di arrivare ad un governo unitario di transizione per la Libia. (per un’analisi più approfondita si veda l’articolo allegato)

    Infine si invita a leggere la lettera di numerose reti di organizzazioni della società civile rivolta ai migranti per chiedere scusa dell’incapacità e inettitudine dei politici europei: e per sostenere la solidarietà della popolazione europea.

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