• VOGLIAMO NUOVE REGOLE GLOBALI PER DIFENDERE LA TERRA E CHI LA LAVORA

     

    “Via gli speculatori dalla terra e dal cibo”. “La terra è di chi la lavora e delle comunità locali”. “Sovranità alimentare per tutti”. Sono alcuni degli slogan lanciati oggi a Roma da un centinaio di rappresentanti del Coordinamento internazionale delle organizzazioni contadine la Via Campesina, del International Planning Committee (Ipc) for Food Sovereignty e del Comitato italiano per la sovranità alimentare (Cisa) nel presidio organizzato davanti alla sede della Fao. 

     

    La FAO che da oggi e per due settimane monitorerà i negoziati sulle Linee Guida Volontarie sulla proprietà della terra (Voluntary Guidelines on the Responsible Governance of Tenure of Land, Fisheries and Forests in the Context of National Food Security) che si concluderanno venerdì e l’incontro dell’organismo di Governo del sistema alimentare multilaterale (Committee for Food security/Cfs) insediato presso la Fao incentrato sulla grave crisi dei prezzi alimentari in corso.

    “Ci aspettiamo che alla fine della settimana gli Stati che partecipano ai negoziati sulla terra approvino delle Linee guida che ci sottraggano dalle mani degli speculatori e che assicurino l’accesso e il controllo sulle risorse naturali, incluse la terra, l’acqua, le riserve di pesca e le foreste, ai piccoli produttori, alle popolazioni locali, alle comunità indigene e ai popoli in conflitto”, ha spiegato Mamadou Ba, portavoce del Conseil National de Concertation et de Coopération des Ruraux del Senegal.

    “La corsa all’accaparramento di terre da parte di imprese europee e multinazionali – ha continuato Jorge Stanley Icaza, indigeno del popolo Kuna a Panama – è una forma di colonialismo che continua, come se quella conquista di Cristoforo Colombo dei nostri territori, ricordata per combinazione proprio qualche giorno fa, il 12 ottobre, che ha portato sottrazione di oro, ricchezze, risorse e vite, si moltiplichi ancora oggi senza che nessuno intervenga”.

    E’ inutile, ha sostenuto Rehema Bavuma rappresentante ugandese del Forum mondiale dei pescatori “che le agenzie internazionali levino alti lamenti contro il numero delle persone affamate che cresce, quando ai piccoli produttori e alle comunità locali non viene riconosciuto il diritto di coltivare la propria terra, o di pescare nelle acque davanti la propria casa, come succede alle comunità come la mia, affacciata sul Lago Vittoria. Se non si proteggono i piccoli produttori di cibo dalla voracia di terra dei grandi investitori finanziari, come anche dall’invasione delle piantagioni di agro carburanti, la maggior parte degli abitanti del pianeta non avrà più niente da mangiare e la battaglia contro la fame sarà persa in partenza”. Una sfida ancor più difficile per le popolazioni nomadi che, come ha raccontato Lalji Desai Marag, presidente indiano dell’alleanza mondiale degli allevatori nomadi, “combattono tradizionalmente la siccità e i cambiamenti climatici spostandosi  nei territori. Pratica oggi resa impossibile dalla privatizzazione in corso in Paesi, ad esempio, come il mio, che sta destinando le terre sulle quali eravamo abituati a passare e a fertilizzare nella transumanza a infrastrutture, agro carburanti e cementificazione, mettendo di fatto fuori legge la nostra unica fonte di sussistenza”.

    La Delegazione ha consegnato al presidente del Comitato per la sicurezza alimentare Noel De Luna la Dichiarazione di Dakar: una richiesta di impegni contro il Land Grabbing e per il diritto alla terra lanciata al Forum Sociale Mondiale che si è tenuto in Africa e sottoscritta da oltre 700 organizzazioni di tutto il mondo.

    Una battaglia che riguarda anche casa nostra: “Denunceremo senza  le responsabilità delle imprese italiane nell’accaparramento di terre agricole di alcuni dei Paesi più affamati del pianeta – ha annunciato Luca Colombo del Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare – con una specifica campagna che lanceremo a breve. Ma soprattutto denunciamo che anche in Italia, dove in 10 anni hanno chiuso i battenti oltre 1 terzo delle aziende agricole e dove quello agroalimentare rimane il secondo settore industriale del Paese, sono in corso operazioni di speculazioni selvagge a danno dell’accesso alla terra e del diritto alla sovranità alimentare”.

    Uno tra i casi più eclatanti rimane quello della Val di Susa, raccontato al presidio dal portavoce del movimento Claudio Giorno: “I vigneti d’alta quota pregiatissimi di Chiomonte e la cantina sociale realizzata con i fondi pubblici delle autorità locali sono circondati dall’esercito. I produttori hanno vendemmiato nel filo spinato, subendo l’identificazione personale all’entrata nei campi e all’uscita. Tutte le operazioni sono state rallentate, difficili, i danni per i produttori ingenti. La nostra presenza qui testimonia che l’Italia deve assumersi le sue responsabilità in casa e fuori per l’accesso alla terra, e che alla vigilia delle manifestazioni del 15 ottobre in tutto il mondo contro la crisi, il mondo contadino sta lottando per avere risposte concrete: in piazza, nei campi come nelle istituzioni internazionali”.