• Clima e Povertà Un business inusuale

    È ormai ampiamente accettato che il finanziamento per l’azione contro i cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo sia un elemento essenziale per un accordo completo post-2012 sul clima. Il finanziamento per il clima è una delle poche aree in cui la Convenzione a Copenhagen ha fatto progressi. L’Accordo di Copenhagen, benché non sia stato riconosciuto legalmente dall’UNFCCC, promette 10 miliardi di dollari l’anno dal 2010 al 2012, per arrivare fino a 100 miliardi l’anno a partire dal 2020.

    L’Accordo include l’impegno fondamentale per la creazione di un Fondo verde di Copenhagen per il clima, che dovrebbe sborsare una “parte considerevole” delle risorse per il clima. Questi impegni finanziari non sono legalmente vincolanti, però, né raggiungono il tetto necessario. Per questo resta da vedere se le promesse saranno mantenute5 e, anche se lo saranno, è improbabile che saranno sufficienti a limitare l’innalzamento della temperatura molto al di sotto dei 2°C stabiliti su livelli preindustriali. Va notato che l’assunzione fatta da molti paesi sviluppati, secondo la quale un notevole ammontare dei finanziamenti per il clima verrà dal mercato del carbonio, è ridimensionata dal livello scarso degli obiettivi di mitigazione di quegli stessi paesi. Ciononostante gli impegni presi a Copenhagen sono un punto di partenza che potrebbe sbloccare i progressi nei negoziati. Affinché ciò accada, sarà necessario discutere una serie di questioni fondamentali riguardanti la governance e le modalità di finanziamenti per il clima globale.

    Le parti si stanno preparando per un ulteriore dibattito sui dettagli per stabilire il meccanismo finanziario per l’accordo post-2012. Una delle esigenze principali dei paesi in via di sviluppo, e che questo documento intende discutere, è la disposizione dell’accesso diretto ai finanziamenti per il clima6. Anche se c’è un’attenzione crescente per l’accesso diretto, non c’è stata la possibilità di esplorarlo a fondo all’interno dei negoziati UNFCCC, quindi, la comprensione del fenomeno è limitata. Il presente documento esamina in dettaglio l’accesso diretto, esplorandone i meriti come le sfide. Servendosi degli esempi dei fondi che hanno adottato questa modalità, il documento vuole aiutare le parti interessate a comprendere il concetto dell’accesso diretto ed offrire raccomandazioni per la sua ulteriore elaborazione ed uso.

    Per FOCSIV/CIDSE e Caritas Internationalis sono della massima importanza le implicazioni e l’impatto dei finanziamenti per il clima per i più poveri e vulnerabili – i più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici. Pertanto viene posta particolare enfasi sulla partecipazione ed il rafforzamento della società civile all’interno dei meccanismi e dei processi dell’accesso diretto. Ciò è cruciale non solo affinché coloro che sono più colpiti dai cambiamenti climatici possano chiedere conto a coloro che devono attuare l’azione di contrasto, ma anche per migliorare la progettazione e l’esecuzione di progetti e programmi, essenziali per rispondere alle esigenze dei paesi in via di sviluppo.

    Per comprendere l’interesse crescente per l’accesso diretto è importante valutare il contesto più ampio. Decenni di impegni non mantenuti e di governance degli aiuti per lo sviluppo e per il clima gestita solo dai donatori hanno causato una grave diffidenza tra le parti coinvolte. I paesi in via di sviluppo hanno iniziato a chiedere con maggior convinzione il controllo dei fondi che spettano loro all’interno dell’UNFCCC, una rappresentanza più significativa nelle strutture di voto in riconoscimento del peso che sopportano e un accesso più rapido e facile ai finanziamenti. Unita alle campagne organizzate dalla società civile, questa pressione inizia a dare frutti, con la nascita di nuove strutture più democratiche. Tra queste ci sono i fondi d’investimento per il clima (CIF) che, benché non siano pienamente accettati tra alcune ONG e ministeri dei paesi in via di sviluppo perché non fanno riferimento alla Conferenza delle parti (COP), includono nella loro Commissione un egual numero di rappresentanti dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo – al contrario delle pratiche tradizionali della Banca Mondiale. La Commissione del Fondo per l’adattamento del Protocollo di Kyoto si spinge ancora più avanti e la sua composizione riflette quella dell’ONU, con la maggioranza formata da paesi in via di sviluppo.

    FOCSIV/CIDSE e Caritas Internationalis sostengono con forza una governance più equa e democratica dei finanziamenti per il clima. I finanziamenti per sostenere l’azione di contrasto ai cambiamenti climatici è un obbligo legale secondo l’UNFCCC e sono, quindi, profondamente diversi dagli aiuti tradizionali. Sono un risarcimento dei paesi industrializzati per l’effetto che la loro crescita basata sui carburanti fossili ha e continuerà ad avere sui paesi in via di sviluppo. Questa realtà scuote alla base le relazioni tra nord e sud. Anche se le opinioni sono varie, è ormai assodato che i finanziamenti per il clima non possono essere gestiti secondo i vecchi metodi8.

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