• Crisi alimentare, emergenza globale, responsabilità collettiva

    Volontari e Terzo Mondo 1-2/2008

     Negli ultimi anni i prezzi dei generi alimentari sono, in alcuni casi, raddoppiati provocando sommosse, carestie e fame soprattutto nei paesi più poveri del mondo. Le politiche commerciali internazionali che hanno danneggiato soprattutto i piccoli e medi produttori, le speculazioni finanziarie sui prodotti alimentari, la produzione su larga scala di coltivazioni per la produzione di carburanti, gli effetti dell’aumento del riscaldamento terrestre, e la crescita del numero di abitanti sulla terra con conseguente aumento della domanda di cibo, sono tutte cause che hanno portato ad una crisi di non facile soluzione.

    La Dichiarazione di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite sottoscritta da 191 paesi che, nel primo punto, si impegnava a ridurre della metà entro il 2015 la percentuale della popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno e che soffre la fame è ancora molto lontana da quei risultati proposti ben otto anni fa. Per questa crisi, la conferenza di alto livello della FAO, tenutasi dal 3 al 5 giugno scorso, nata come conferenza per il cambiamento climatico, è diventata la conferenza per affrontare la crisi alimentare mondiale. per la Conferenza i capi di Stato e di Governo, ministri e rappresentanti di 180 paesi e della Comunità Europea si sono riuniti “per affrontare le sfide poste dal rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari, dai cambiamenti climatici e dalle bioenergie” come si legge nella dichiarazione finale della conferenza. Contemporaneamente, a pochi chilometri dal palazzo della FAO, si sono svolti i lavori della società civile internazionale riunita nel forum Terra Preta che ha raccolto oltre 100 Organizzazioni Non Governative e movimenti di contadini e pescatori provenienti da tutto il mondo. La prima settimana di giugno Roma è stata il centro propulsore di idee, riflessioni, analisi riguardanti la crisi alimentare mondiale e, nonostante questo, la conferenza indetta dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura è stata considerata alla fine “deludente” a più voci per le scarse e generiche risoluzioni finali. Sebbene anche il Santo Padre nel suo messaggio di saluto alla conferenza abbia auspicato da parte degli stati una collaborazione “sempre più trasparente con le organizzazioni della società civile impegnate a colmare il crescente divario tra ricchezza e povertà”, Vediamo sempre più grande la differenza tra le posizioni assunte dalle istituzioni, sempre più ispirate alla liberalizzazione dei mercati, e le organizzazioni che lavorano quotidianamente per sostenere lo sviluppo dei paesi più colpiti dalla crisi che, di questa liberalizzazione, denunciano gli effetti a danno dei più poveri. In questo numero di Volontari e Terzo Mondo abbiamo raccolto le opinioni e le riflessioni di ONG che, in questa crisi, tentano quotidianamente di fare pressione verso le istituzioni per trovare una soluzione equa e sostenibile, dalla prospettiva europea e dalla prospettiva aperta dalla riforma della FAO, ma anche da parte di voci autorevoli che si sono pronunciate sostenendo molte delle posizioni della società civile sulla crisi alimentare come il Rappresentante speciale per il diritto all’alimentazione e l’Alto commissario per i diritti umani in occasione della settima sessione speciale del Consiglio dei Diritti Umani.

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