• Crisi economica, migrazioni e nuova architettura finanziaria globale

    Volontari e Terzo Mondo 3/2009

    La crisi economica ha colpito violentemente sia i Paesi del Nord che quelli dei Sud del mondo, ma è ormai evidente come siano questi ultimi ad esserne maggiormente danneggiati, date le loro più fragili economie, spesso dipendenti dai mercati occidentali. Il recente rapporto speciale, elaborato dalla Banca Mondiale in vista del vertice del G20 di Pittsburgh, lancia dei dati allarmanti. Secondo le stime dell’istituto, entro la fine del 2010, a causa della crisi, 89 milioni di persone in più scenderanno sotto la soglia di “povertà estrema”, ovvero entreranno nel novero di coloro che vivono con meno di 1,25 dollari al mese.

     

    Le esportazioni dei Paesi più poveri dovrebbero diminuire tra il 5 e il 10%; le rimesse degli immigrati verso i loro paesi di origine tra il 5 e il 7%; i flussi privati di capitale dai 21,4 miliardi del 2008 a 13 miliardi. Da qui l’appello ai grandi di non abbandonare i paesi più poveri che potrebbero vedersi decurtati 11,6 miliardi di dollari per riuscire a mantenere le spese in settori sociali di base come l’istruzione e la sanità. E i due terzi di questo fabbisogno riguarda paesi dell’Africa sub-sahariana.

    È necessario creare un nuovo modello globale di sviluppo che sia al servizio del benessere di tutti, a partire dai più vulnerabili; che riconosca come le risorse del pianeta sono limitate e quindi da utilizzarsi con responsabilità e con attenzione; che tenga ben presente l’impatto delle nostre azioni sulle generazioni future. Le risorse naturali sono patrimonio di tutti gli esseri umani

    e la ricchezza generata dal loro uso deve essere, di conseguenza, equamente distribuita. Il modello di sviluppo globale che occorre promuovere e perseguire, deve necessariamente riconoscere l’urgenza di questo compito per rispondere efficacemente alle sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla povertà dilagante e dell’ineguaglianza crescente nel mondo.

    In questo numero tentiamo di dare risposte su come strutturare questo nuovo modello, a partire dalla riforma della governance mondiale, per arrivare ai micro progetti che, applicando logiche finanziarie sane e gestibili dalle comunità in cui i progetti operano, riescono ad innescare processi produttivi virtuosi che al valore economico della produzione associano un alto

    valore umano ed ambientale. Sono alcune tra le tante idee, proposte e soprattutto esperienze che il mondo delle ONG e della FOCSIV in particolare, ha maturato nel corso di mezzo secolo di condivisione e di servizio ai poveri della terra. Sono risposte e proposte che offriamo ai nostri lettori, fiduciosi nel loro appoggio alla nostra incessante azione di pressione sui decisori della politica nazionale ed internazionale ai quali vogliamo inviare, anche attraverso questo numero della Rivista, un messaggio tanto semplice quanto efficace: i poveri non sono parte del problema, ma della soluzione.

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