• Yurimaguas-Barranquita _ SCN FOCSIV

    CONTRADDIZIONI AMAZZONICHE

    Luca Liverani, Volontario in servizio civile FOCSIV a Yurimaguas-Barranquita, Perù.

    Alba. La nebbia che si alza dal fiume avvolge gli alberi. Oltre il chiarore la cordigliera orientale fa da cornice all’immenso orizzonte di verde. La foresta Amazzonica.

    Partendo da Barranquita e dopo tre ore di canoa sul fiume Cainarachi arriviamo a Santa Elena, una comunità di un centinaio di persone, attesi dall’unico campesino che ha abbracciato la proposta SAF (Sistema Agro-Forestal), portata avanti dalla Pastoral de la Tierra del Vicariato Apostolico di Yurimaguas. Si tratta di un progetto di produzione agricola sostenibile, di diversificazione dei coltivi, di eliminazione degli incentivi esterni e di valorizzazione delle conoscenze che gli anni di monocoltura hanno eliminato per lasciare spazio alle esigenze del mercato. Il progetto della Pastoral ha come obiettivo generale il rafforzamento delle capacità per la difesa della terra nelle comunità amazzoniche.

    In questo viaggio è stato significativo vedere l’altro volto delle comunità abitate per la maggior parte da migranti di altre zone del Perù, arrivati in questa giungla di “terre libere” da occupare.
    Un volto che non si rivela spesso, ma che rimane una costante in moltissimi luoghi, ci dicono i nostri colleghi.

    Il campesino che abbiamo incontrato, oltre a coltivare, con la moglie gestisce il piccolo e unico spaccio di vivande e alcolici della comunità e di fronte al negozio alle otto e mezzo del mattino c’erano già tre o quattro ubriachi. Dopo la nostra visita al terreno erano ancora lì e, dovendo noi aspettare di ripartire con la canoa, ci siamo fermati con loro a chiacchierare alcune ore. Tra lo sbiascicare delle parole il tema caldo era Padre Mario Bartolini. Siamo nel distretto di Barranquita e da poco era passata la nuova candidata alla municipalità a fare propaganda. Propaganda che si incentra molto sul discredito del Padre, nonostante quest’ultimo non sia mai stato un candidato, tramite accuse che rasentano il ridicolo come l’incendio di boschi, il controllo di imprese, lo sfruttamento di scioperi fino all’essersi arricchito con un presunto premio Nobel.

    Ingiurie che fanno sorridere e rabbrividire al pensiero che Padre Mario, italiano di origine e prete della comunità di Barranquita, ha speso i suoi ultimi quarant’anni per la difesa dei diritti delle popolazioni amazzoniche, lottando contro gli abusi di imprese, trafficanti di legna e governi che hanno sempre visto queste terre come risorsa economica e non come fonte di vita per gli innumerevoli villaggi che neanche figurano nelle mappe statali.

    Nei villaggi dove viene accolta, questa candidata elargisce banchetti, musica e alcol. Abbiamo assistito, io e Simone, l’altro volontario, a un suo comizio a Barranquita dove la parola populismo non è sufficiente per descrivere il suo discorso vuoto di concretezza. Tante parole come progresso, sviluppo, cambiamento, responsabilità, ma nessuna proposta reale, nessun programma che i cittadini possano analizzare.

    L’altra campana ci racconta che questa candidata, come fece l’attuale sindaco, sfrutta parte del malcontento popolare scaricando su Padre Mario le cause del mancato “progresso”. Le collusioni con il Gruppo Romero del primo cittadino attuale sono alla luce del sole e ugualmente sospettate nei riguardi della nuova candidata. Il Gruppo Romero è uno dei poteri economici più influenti in Perù e attorno all’unica strada che collega Tarapoto a Yurimaguas, dove finisce la via di terra e incomincia la via fluviale verso l’Oceano Atlantico, ha disboscato migliaia di ettari trasformandoli in coltivazioni di palma da olio. Quest’ultima è il prodotto bandiera del governo regionale di Loreto anche se dall’altra parte il Ministero dell’Ambiente l’ha considerata altamente dannosa per l’ecosistema amazzonico. E’ una palma importata dall’Africa che ha bisogno di tantissimi fertilizzanti per poter sopravvivere in questo ambiente ed il suo uso intensivo desertifica il suolo.

    Contro la Romero cinque anni fa si mobilitò l’intera popolazione di Barranquita che riuscì a riprendere settemila dei diecimila ettari che l’impresa aveva comprato.

    test_liverani_Barranquita_smallMa nonostante il passato di lotta Barranquita ora non si presenta come un popolo guerriero unito, al suo interno ci sono tante anime che tentano di contenderselo e soprattutto dall’esterno forze che tentano di dividerlo.

    E l’alcol in questo contesto gioca un ruolo molto forte. In diverse comunità molti credono alle accuse, come in Santa Elena dove i quattro uomini ubriachi con parole sbiascicate ci chiedevano quei prestiti di denaro che secondo loro la Pastorale elargisce. Non solo è l’immagine distorta di quello che fanno Padre Mario e il progetto della Pastoral de la Tierra, ma una consuetudine cronica all’assistenza, all’attesa della soluzione esterna e alla dipendenza di risorse calate dall’alto. Non avevano orecchie per sentir parlare di tecniche agricole che si basano sulle proprie forze e sulle conoscenze agricolo-ambientali.

    L’abbondanza di risorse e territori ricchi di materie prime sono l’obbiettivo di molte aziende, per questa ragione sono state varate leggi per la tutela delle popolazioni e del loro territorio, leggi però lasciate contradditorie per poterle aggirare.

    E dall’altra parte la gente non è ugualmente cosciente dei diritti che possiede. Dopo anni abituati al susseguirsi di proposte e incentivi, di prestiti e debiti stentano ad abbracciare una strategia economica basata sulla sinergia dei coltivi agricoli, del rispetto per dell’ambiente e per la sostenibilità del proprio lavoro. Si percepisce il miraggio del progresso, della città e dei suoi consumi volendoli perseguire per mezzo dei “soldi facili”. Ho notato che avere soldi liquidi da spendere è una preoccupazione presente in moltissime persone. Quegli uomini a Santa Elena si scagliavano contro Padre Mario anche perché le politiche ambientali portate avanti da lui e dalla Pastoral toglierebbero il loro predominio su quelle risorse che si sono accaparrati. Molti dei terreni li ottengono tramite il disbosco della foresta vergine e ciò per la legge rappresenta “attività economica” che dà diritto a una concessione di usufrutto. Su questa ambiguità fanno leva sia i migranti che i contrabbandieri di terre che vendono gli ettari disboscati alle imprese. Trafficanti di legname viaggiano di giorno e soprattutto di notte per i fiumi e per la via verso Tarapoto trasportando gli alberi contrattati nelle singole comunità. Alberi di mogano e cedro pagati al campesino meno del dieci per cento del loro valore, contrabbandati sotto gli occhi chiusi della polizia che non ferma questi traffici, ma esige tasse dai singoli agricoltori sul trasporto dei sacchi di cacao quando questi superano l’esiguo numero di quattro.

    Il miraggio del progresso e l’invidia tra campesinos: dietro l’umile condizione soggiace il desiderio, la confusione verso quelle che sono considerate necessità e la competizione sfocia nella difficoltà a unirsi. Quello amazzonico è un orizzonte che si sta rimodellando, nuovi attori si contendono i suoi spazi e la sua identità si trasforma in un continuo gioco di forze egemoniche e resistenze popolari che avvolte in un labirinto di contraddizioni rivendicano terra per vivere.