• QUITO _ SCN FOCSIV

    EL ANDALUZ

    Teresa Bellissimo, volontaria in servizio civile FOCSIV a Quito, Ecuador.

    Estefani ha 22 anni. E´colombiana ed é bellissima, forse la ragazza piu bella che abbia mai visto di persona. É una prostituta.

    É in Ecuador da 3 mesi e lavora nel centro de tolerancia “El Andaluz” da un mese e mezzo. In Ecuador esistono dei bar o night club, centros de tolerancia li chiamano, dove le prostitute lavorano e spesso vivono anche.

    I centros de tolerancia sono bar legalizzati e in un certo senso sicuri. Esiste un intero staff del centro: baristi, dj, bodyguards e l’amministratore. Nel caso dell’Andaluz ad amministrarlo é una donna, Monica, che fa di tutto per tenere le sue ragazze al sicuro e soprattutto, per farle uscire dal giro e farle avere una vita migliore. Monica é il contatto della Pastoral Social di Ibarra, che permette al nostro avvocato e alla nostra psicologa di lavorare con le ragazze.

    Io e Jana, la volontaria tedesca che lavora con me, stiamo facendo un’investigazione sulla situazione lavorativa dei colombiani proprio a Ibarra, cittá della Zona Nord dell’Ecuador confinante con la Colombia, e abbiamo deciso di includere anche le ragazze colombiane che per necessitá economiche fanno questo lavoro.

    murales - Bellissimo TeresaEstefani ha risposto molto tranquilamente alle domande che gli ho fatto e si é aperta a me con molta facilità, raccontandomi la sua scelta: é venuta in Ecuador perché in Colombia, dove lavorava in un negozio di vestiti, non riusciva piú a mantenersi e la situazione stava diventando difficile. Non ha trovato lavoro e in mancanza di alternative ha seguito il consiglio di un amica colombiana ed é finita a lavorare al centro.
    Non ci ha riflettuto molto: “Se ci pensi troppo, decidi di non farlo”, dice in tutta sinceritá.

    “Il lavoro é stancante, é stressante. Ti sentí sporca e non ne vai fiera. Non é solo un lavoro, diventa la tua vita ed é orribile. L’impatto sulla persona é totale: la tua autostima si abbassa, pensi di non poter fare nient’altro. La cosa peggiore é vergornarsi di se stessi, non poter raccontare a nessuno il proprio lavoro per paura di essere giudicata; avere timore di essere riconosciuta per strada. Non é un lavoro per tutti”.

    Come una qualsiasi chiaccherata tra ragazze abbiamo riso e scherzato, abbiamo parlato di vestiti, scarpe e capelli, ma anche di salute: Estefani, come le altre ragazze del centro con cui io e Jana abbiamo parlato, sanno molto bene di mettere a rischio quotidinamente la loro vita e la loro salute e per questo ogni mese fanno tutti i controlli medici necessari; sono attente ma, dicono loro, non si puó escludere il rischio al 100% e questo le preoccupa. Monica, l’amministratrice, ritiene l’atención medica un elemento fondamentale per lavorare nel suo centro e per nessuno motivo permette alle sue ragazze di trascurarlo.

    Si guadagna tanto, molto di piu di quando una ragazza di 22 anni potrebbe immaginare, ma non é un buon motivo per fare questo lavoro per tutta la vita…bisogna prefissarsi un obiettivo a breve termine e mantenerlo vivo per non perderlo di vista. Lei prima di lasciare la Colombia, era iscritta all’universitá e stava frequentando il secondo semestre ed il suo obiettivo é mettere da parte abbastanza soldi per poter tornare a studiare. “Vorrei aprire un’attivitá mia, magari un negozio di vestiti perché mi piaceva tanto il lavoro che facevo o col tempo troveró un’altra passione e decideró di seguirla. Quello che so per certo é che non voglio fare questa vita per molto.”

    E’ stato interessante, ma soprattutto utile per me e Jana ascoltare la storia di Estefani e quelle delle sue amiche, storie di vite difficili che non ti lasciano alternative: ragazze madri con figli da mantenere; genitori malati o con problemi da aiutare; famiglie intere da mantenere….tutte queste donne scelgono ogni giorno, ogni notte, di dare il proprio corpo per aiutare le persone a loro care. Sono donne che hanno tanto coraggio e tanta forza di volontá. Migliori di molte altre donne e madri che ho conosciuto. Eppure la nostra societá non la pensa cosí: pregiudizio e discriminazione e ipocrisia sono l’unica risposta che sa dare a queste ragazze.