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    CVM a fianco delle 649 domestiche etiopi rimpatriate in Etiopia dal Libano a causa del COVID19.

    comunicato stampa                                                                                                    Porto San Giorgio, 11 giugno 2020

    Sono 649 le donne lavoratrici domestiche che fino a qualche settimana fa erano a sevizio nelle case dei libanesi da dove sono state buttate in strada a causa della paura del contagio e della crisi economica provocata dal COVID 19.  Dopo essersi accampate per alcuni giorni nei giardini e nelle strade adiacenti alla sede dell’Ambasciata della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, grazie alla collaborazione con lo IOM, quasi tutte sono rientrate, senza però aver percepito gli ultimi stipendi o la possibilità di inviare i pochi risparmi alle loro famiglie di provenienza. Sono state sistemate prima nei centri di Addis Abeba, predisposti dal Governo, per la quarantena prevista per chi arriva dall’estero e poi il 13 giugno sono state riportate nelle regioni di provenienza.

    CVM Comunità Volontari nel mondo, grazie alla sua lunga esperienza e attività rivolta alla tutela dei diritti delle lavoratrici domestiche, si è attivato affinché tutte possano ricevere prima di tornare a casa un Dignity case, nel quale ciascuna potrà trovare al suo interno: un piccolo contributo di 85,71 Euro; un vademecum che le aiuterà ad orientarsi nella burocrazia locale, fra i diversi uffici, per sapere a chi rivolgersi per ottenere ciò del quale hanno diritto e che le amministrazioni locali dovrebbero dar loro per il loro reinserimento; del materiale informativo sul COVID; mascherine e guanti per la protezione individuale e  numeri per rivolgersi a CVM che potranno contattare anche nei mesi futuri.

    220 donne delle 649, inoltre, saranno seguite da CVM, si fermeranno per 3 giorni in più in Addis Abeba e saranno accolte negli shelter della Chiesa Cattolica e dell’IOM, per avviare un percorso di counselling e di formazione, che faciliti la loro reintegrazione. A tutte sarà consegnata una scheda telefonica, che assicuri la possibilità di mantenere i contatti e informarle sulla possibilità di partecipare ad altri corsi formativi.

    Dopo il primo periodo a casa, infatti, potranno scegliere se ricevere una formazione per avviare una piccola attività imprenditoriale oppure per essere più preparate professionalmente come lavoratrici domestiche, migliorando così le proprie competenze e le proprie prospettive d’impiego, in maniera da trovare un lavoro meglio retribuito.

    “Come CVM siamo orgogliosi che il Governo ci abbia coinvolto in questa importante operazione di ritorno a casa di tutte queste donne lavoratrici domestiche. – ha dichiarato Marian Lambert, direttore CVM – Comunità volontari nel mondoIn questi anni della nostra presenza in Etiopia, così come in altri paesi africani, abbiamo agevolato la creazione di reti di associazioni di lavoratrici domestiche, che potessero promuovere la tutela dei diritti di queste lavoratrici, l’adozione da parte del Governo della Convenzione ILO – International Labour Organization 189 e la costituzione di una rappresentanza, all’interno del sindacato nazionale, che fosse garante dei loro diritti. Anche queste donne rientrate dal Libano saranno messe in contatto con la rete nazionale delle lavoratrici domestiche, perché siano consapevoli che nel momento che entrano a servizio in casa di una famiglia  non devono diventare delle invisibili.”