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    Agroecologia e femminismo

    Di Marta D’Orazio, attivista FOCSIV

    “Le donne sono le maggiori esponenti dell’agroecologia in molti Stati dell’Africa e del Latino America ed il loro lavoro, il loro rispetto verso i ritmi della terra e le conoscenze millenarie che vengono tramandate di madre in figlia, reggono di fatto l’economia di questi Paesi. Tutt’oggi però, il loro impegno è completamente negato, come negati sono i loro diritti alla terra. L’agroecologia, ossia l’agricoltura ecologica e sostenibile, è una forma di vivere, di essere e di relazionarsi, ed è partendo da questa metodologia di coltivazione che sarà possibile trasformare le relazioni umane, eliminando finalmente il patriarcato e l’ingiustizia sociale”. Così si è espressa Iridiani Seibert, contadina ed attivista brasiliana intervenuta nel webinar “Femminismo ed agroecologia” tenutosi in ottobre grazie alla collaborazione tra The AgriCultures NetworkCIDSE e Cultivate!

    Durante il meeting, che ha visto partecipare attiviste, ricercatrici ed esponenti di varie ONG, sono stati affrontati temi riguardanti la relazione tra la diseguaglianza di genere e l’agroecologia, l’esigenza di un cambiamento dell’assetto economico predominante ed il superamento del razzismo.

    È stata sottolineata l’importanza del ruolo delle donne nell’agricoltura, le quali però non hanno diritti sulla terra che coltivano e continuano a vedere deprezzato ed ignorato il loro lavoro nei campi, il sostentamento familiare e la cura dei bambini e degli anziani che offrono ogni giorno. Come rimarcato da Rachel Bezner Kerr, ricercatrice in Malawi e Tanzania. Anche se le ONG organizzano workshops informativi sul ruolo femminile, è molto difficile che le donne abbiano il coraggio di esprimere la loro opinione e di partecipare attivamente perché non possiedono il potere decisionale sui prodotti da loro stesse creati, non posso acquistare terreni perché non godono dei diritti di proprietà, e sono quindi impossibilitate a diventare imprenditrici indipendenti dalle figure maschili che le circondano.

    In Tanzania, ad esempio, si sta lavorando molto sulla partecipazione degli uomini alla preparazione degli alimenti, alla valorizzazione del lavoro femminile ed al contrasto della violenza di genere, ma finché non verranno introdotti nuovi elementi paritari nella cultura e nella giurisprudenza, il cambiamento sarà molto difficile.

    Altra tematica molto discussa è stata quella dello sfruttamento delle terre africane da parte di imprese straniere che stanno devastando interi ecostistemi. Leonida Odongo, attivista kenyana, ha messo in luce la crisi alimentare che le grandi compagnie agricole europee e nordamericane hanno innescato in vari Stati africani come il Kenya a causa dell’acquisto della terra che viene poi affittato a sua volta a prezzi esorbitanti ai contadini locali, della diffusione di pesticidi che causano tumori, e di semi non locali che vengono venduti come migliori input agricoli, i quali però stanno distruggendo la varietà delle colture ed il naturale equilibrio delle terre in Africa.

    Tutti i progetti e le ricerche presentati, mirano al superamento di due tipi di disuguaglianze: la disuguaglianza uomo/donna e quella tra esseri umani e il pianeta. Su quest’ultima si è espresso Paulo Petersen di AS-PTA “La pandemia da Covid-19 e il cambiamento climatico, hanno finalmente riportato luce sull’economia informale. Come ricordò papa Francesco nel 2015, non possiamo continuare a seguire un sistema basato sull’esclusione, abbiamo bisogno di un nuovo Patto Sociale fondato sul bene comune, delle persone e della terra, il quale però sarà possibile solo con l’eliminazione del razzismo, del patriarcato e dell’ingiustizia sociale”. Bisogna quindi ritrovare la connessione con il nostro pianeta e rispettarlo, cercando di superare gli obblighi della grande produzione, che vanno a scapito della qualità dei prodotti e della vita stessa.

    Come rimarcato da Emma Siliprandi (FAO) ed Isabel Alvarez Vispo (docente ed attivista per URGENCI) l’agroecologia è una proposta che può trasformare il mondo, curando la degradazione delle acque e dei suoli, e che può riportare il ruolo della donna al centro della produzione/consumo dei prodotti agricoli e dell’alimentazione in generale. Patologie come anoressia o bulimia sono causate dalla pressione sociale a cui le donne vengono sottoposte ogni giorno dai media e dall’opinione pubblica. Le donne devono lottare per riappropriarsi della libertà di essere e di alimentarsi, superando finalmente i condizionamenti superficiali che ruotano attorno ai canoni della figura femminile.

    Nella parte finale del webinar è stato lanciato il magazine “FARMING MATTERS. AGROECOLOGY AND FEMMINISM: TRANSFORMING ECONOMY AND SOCIETY” di cui di seguito trovate il link (a novembre sarà disponibile anche la versione in spagnolo e portoghese) a cui hanno lavorato le associazioni organizzatrici del meeting.