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    CAMBIAMENTI CLIMATICI, L’ORA DELLA RIFLESSIONE

    Vittime, disagi e danni in tutta Italia per l’ultima ondata di precipitazioni estreme: bombe d’acqua e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il Paese nell’ultima settimana. Purtroppo, oltre ai danni,  in pochi giorni il bilancio delle vittime – quello più pesante in Sicilia con 12 morti – ha superato quota 30, da diverse regioni sono arrivate le richieste di stato di emergenza mentre in alcune aree vige ancora l’allerta meteo.

    In questi momenti l’attenzione e le energie sono tutte dirette alla messa in sicurezza del territorio con fondi stanziati ad hoc ma è doveroso anche un momento di riflessione sui fenomeni metereologici estremi che, sempre più spesso, continuano a colpire l’Italia. Per mettere in evidenza il nesso tra maltempo e cambiamenti climatici si riprende l’estratto di un articolo firmato da Luca Iacoboni, campaigner Energia e clima di GreenPeace Italia, dal titolo “Non chiamatelo maltempo” pubblicato su Italia che cambia. Luca Iacoboni ha preso parte all’ultima tappa di In Cammino per il Clima, a Trieste, la tratta italiana del pellegrinaggio Roma-Katowice organizzata da FOCSIV e GCCM in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP24) in Polonia.

    “Eppure è la scienza a dirci che bombe d’acqua, ondate di calore, siccità, e tutti i fenomeni meteorologici estremi sono sempre più intensi e frequenti proprio a causa dei cambiamenti climatici. Sempre la scienza, in particolare l’IPCC – il braccio scientifico dell’ONU che si occupa dei cambiamenti climatici – ha delineato delle chiare soluzioni: abbandonare i combustibili fossili, carbone petrolio e gas, e accelerare la transizione energetica verso un mondo 100% rinnovabile. Oltre che diminuire il consumo di carne e fermare la deforestazione. Il tutto, a detta degli scienziati, va fatto adesso. Non domani, oggi. Senza mezzi termini. La politica però preferisce chiamare tutto questo maltempo. Supportata da gran parte dei mezzi di informazione, che si guardano bene dal fare parlare uno scienziato di questo “maltempo”: meglio dare spazio a politici che si rimpallano le responsabilità in un terribile gioco a chi ha fatto peggio nella difesa del territorio. Se in Italia il collegamento tra maltempo e cambiamenti climatici è ancora latitante, non è cosi in altre parti del mondo. Ci sono infatti persone che hanno addirittura deciso di percorrere oltre 2mila km a piedi per difendere il clima. Si chiamano “pellegrini per il clima” e sono un gruppo che è partito da Roma lo scorso 3 ottobre, dopo aver incontrato il Papa, e che arriverà a Katowice, in Polonia, ad inizio dicembre. Punto di arrivo non scelto a caso, visto che proprio a Katowice a dicembre si terrà la COP24, l’annuale conferenza sul clima. Una delle ultime possibilità per la politica di prendere impegni concreti di riduzione delle emissioni e di produzione di energia da rinnovabili che ci permettano di limitare gli effetti dei disastri climatici”.

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    Scarica il rapporto sul clima dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu)