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    COME LA TRASFORMAZIONE DELL’ENERGIA RIMODELLERÀ IL MONDO

    Il riscaldamento globale, provocato dalla grande concentrazione dei gas serra e conseguenza del modello di sviluppo basato sull’uso indiscriminato ed intensivo dei combustibili fossili, mette di fronte all’umanità l’urgenza di una transizione energetica sostenuta da una finanza sostenibile, da opportunità tecnologiche e finanziarie già esistenti e da buone pratiche da adottare in Italia e nel resto del mondo.

    Quotidianamente FOCSIV, e recentemente attraverso In Cammino per il Clima, la tratta italiana del Pellegrinaggio che da Roma ha raggiunto Katowice per la 24esima Conferenza dell’Onu sul Clima, vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici sull’urgenza di costruire un nuovo paradigma di sviluppo che miri al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile coinvolgendo, in questo processo, la politica, la società e l’economia.

    A tal proposito, quindi, ci sembra interessante riproporre di seguito l’analisi effettuata dalla Global Commission on the Geopolitics of Energy Transformation sulle implicazioni geopolitiche della transizione energetica.

    Il rapporto della Global Commission on the Geopolitics of Energy Transformation analizza come la rapida diffusione delle energie rinnovabili rimodellerà le relazioni tra Stati e regioni e tra governi e cittadini, concludendo che la transizione globale verso le energie rinnovabili avrà implicazioni geopolitiche di vasta portata, paragonabili a quelle innescate dall’aumento dell’uso del carbone e di altri combustibili fossili durante la prima rivoluzione industriale.

    Il rapporto intitolato “Un nuovo mondo: La geopolitica della trasformazione energetica”, è stato presentato alla nona sessione dell’Assemblea dell’International Renewable Energy Agency (IRENA). Il rapporto analizza i principali fattori chiave della transizione energetica globale, gli impatti di questa sui paesi, i potenziali cambiamenti nelle dinamiche di potere e come la transizione energetica globale, insieme ad altri fattori, potrebbe causare instabilità geopolitica.

    Gli autori ritengono che la transizione energetica creerà un mondo “molto diverso da quello che è stato costruito basandosi sulle fonti energetiche fossili”. L’influenza degli Stati che hanno investito molto nelle rinnovabili (come la Cina) crescerà, mentre quella degli Stati che si affidano alle esportazioni di combustibili fossili diminuirà, se non si adegueranno alla transizione energetica.

    Nel complesso, la Commissione conclude che la transizione energetica rafforzerà l’indipendenza e la sicurezza energetica della maggior parte dei Paesi, portando a una diminuzione a lungo termine dei conflitti legati all’energia. Mentre alcuni Stati potrebbero dover affrontare un periodo di adattamento impegnativo, una transizione globale nel settore energetico “alla fine porterà il mondo nella giusta direzione, affrontando i cambiamenti climatici, combattendo l’inquinamento e promuovendo la prosperità e lo sviluppo sostenibile”.

    Caratteristiche della transizione energetica. Il rapporto spiega innanzitutto che la transizione energetica globale è caratterizzata da tre aspetti: l’aumento dell’efficienza energetica, la crescita delle energie rinnovabili e l’elettrificazione dei settori che attualmente dipendono dai combustibili fossili, come i trasporti e il riscaldamento.
    Il cambiamento in queste tre dimensioni è guidato da sei tendenze:

    • Diminuzione del costo delle energie rinnovabili;
    • La necessità di affrontare il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico;
    • L’adozione di obiettivi ambiziosi in materia di energie rinnovabili nella maggior parte dei Paesi;
    • L’innovazione tecnologica;
    • L’azione delle imprese e degli investitori, compreso il disinvestimento dai combustibili fossili;
    • Cambiamenti nell’opinione pubblica

    La sezione successiva spiega come le cruciali differenze delle fonti energetiche rinnovabili rispetto ai combustibili fossili trasformeranno la geopolitica, tra cui: la loro ampia disponibilità in quasi tutti i paesi; il fatto che le rinnovabili siano risorse di flusso che non si esauriscono man mano che vengono utilizzate; la possibilità di utilizzare le rinnovabili in quasi tutti i settori; e il fatto che la maggior parte delle fonti rinnovabili non abbia quasi nessun costo marginale.

    Impatti sui Paesi. Il modo in cui queste caratteristiche avranno impatto su un paese sarà determinato in larga misura dalla sua dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e dalla sua capacità di innovazione. La pubblicazione mostra come i diversi paesi e regioni possono trarre vantaggio, o meno, dalla transizione energetica e perché. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono ben posizionati per trarne vantaggio: non dipendono dalle importazioni per quanto riguarda l’approvvigionamento di combustibili fossili e sono avvantaggiati dalla loro capacità tecnologica. La Cina può trarre vantaggio dalla sua competitività in termini di costi nella produzione di apparecchiature per le energie rinnovabili e dalla sua capacità di attrarre ingenti investimenti in questo settore. L’Asia meridionale e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS) trarranno i maggiori benefici dalla riduzione dei costi delle importazioni di combustibili fossili a causa della caduta della domanda, mentre alcuni paesi dell’Africa sub sahariana potrebbero essere in grado di ridurre completamente l’uso dei combustibili fossili grazie alle energie rinnovabili. I paesi esportatori di combustibili fossili, come la Russia, il Medio Oriente e il Nord Africa, d’altro canto, dovranno affrontare delle sfide per adattarsi alla riduzione delle entrate derivanti da questa risorsa.

    La sezione successiva illustra la vulnerabilità dei paesi esportatori di combustibili fossili ad un calo della domanda globale e ad un conseguente declino dell’influenza geopolitica, confrontando la loro relativa dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e il loro grado di resilienza per rispondere ad una riduzione di tali entrate. L’analisi presenta quattro gruppi:

    • Paesi altamente esposti e a bassa resilienza, tra cui Libia, Angola, Repubblica del Congo, Repubblica del Congo, Timor Est e Sud Sudan;
    • Paesi altamente esposti, ma altamente resilienti, tra cui molti stati del Golfo, come Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti (EAU) e Brunei Darussalam;
    • Paesi moderatamente esposti e moderatamente resilienti che possono gestire la transizione se attuano politiche che diversifichino le loro economie, tra cui Russia, Iran, Algeria e Azerbaigian;
    • Paesi con un’esposizione relativamente bassa, dove le esportazioni di combustibili fossili sono inferiori al 10% del PIL, tra cui Malesia, Bahrain, Colombia e Norvegia.

    Il rapporto discute anche di come la transizione energetica possa creare opportunità per i nuovi leader del settore energetico. Le risorse solari del Cile o la capacità produttiva di biocarburanti del Brasile, ad esempio, potrebbero  rendere questi Paesi esportatori di energia rinnovabile. La Bolivia, la Mongolia e la Repubblica Democratica del Congo controllano una quota elevata dei minerali necessari per l’impiego di tecnologie rinnovabili, e la Cina è leader nell’innovazione e nella produzione. Tuttavia, gli autori non si aspettano che questi paesi dominino l’approvvigionamento energetico globale come fanno oggi gli esportatori di combustibili fossili a causa della disponibilità diffusa e della diversità delle risorse energetiche rinnovabili.

    Come la transizione energetica plasmerà le relazioni internazionali. Il rapporto delinea poi le implicazioni geopolitiche che ci si potrebbero aspettare:

    • Le alleanze internazionali hanno già iniziato a modificarsi, passando dalla collaborazione basata sui combustibili fossili, come l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), ad alleanze incentrate sulle energie rinnovabili, come l’International Solar Alliance, la Global Geothermal Alliance e la Mission Innovation.
    • Analogamente, l’importanza delle rotte commerciali marittime e dei “punti di strozzatura” strategici nel commercio internazionale, come lo Stretto di Hormuz e Malacca, dovrebbe diminuire man mano che i mercati energetici diventano più regionali.
    • D’altra parte, la connessione tra Stati confinanti e all’interno delle regioni diventa un nuovo asset strategico per garantire la sicurezza energetica e realizzare vantaggi competitivi nella produzione di energia rinnovabile.
    • L’importanza della “politica dell’energia”, l’uso dell’importanza geostrategica del petrolio e del gas come strumento di politica estera, dovrebbero diminuire man mano che la produzione di energia diventa più decentralizzata e diversificata, riducendo così la dipendenza degli Stati importatori di energia da fossili. La Commissione si aspetta, invece, l’emergere di complesse reti di interdipendenza regionale spesso guidate da flussi energetici reciproci.
    • In un’ottica analoga, gli autori sostengono anche che il ruolo del petrolio e del gas come fattore di conflitto è destinato a diminuire nel lungo periodo, in quanto le energie rinnovabili alleviano la pressione sulle risorse energetiche. Essi osservano tuttavia che l’energia è solo uno dei fattori alla base dei conflitti che spesso aggrava l’instabilità politica esistente.
    • A livello nazionale, il decentramento e la diversificazione dell’approvvigionamento energetico ridurrà il ruolo dei governi nazionali come fornitori e distributori di energia. Gli autori rilevano che i cittadini, le città e le imprese beneficeranno di uno spostamento del controllo sull’energia e sui beni energetici dai governi a un nuovo tipo di imprese e “prosumers” (producers+consumers) abilitati dalla produzione locale di energia solare e di altre forme di energia rinnovabile.

    Lo studio discute anche su alcuni dei rischi che la transizione energetica potrebbe porre alla stabilità politica, tra cui investimenti già realizzati in fonti fossili e difficilmente recuperabili nella produzione di combustibili fossili, la sicurezza informatica per la gestione integrata delle reti e la necessità di sviluppare politiche per una transizione giusta per i dipendenti dei settori che ne risentiranno, come quelli impiegati nell’estrazione del carbone.

    Nella sezione finale, gli autori concludono che la transizione energetica globale porterà a cambiamenti fondamentali nella geopolitica dell’energia, invitando i decisori politici a prepararsi ai cambiamenti futuri per assicurare una transizione senza intoppi.

    La Commissione globale sulla geopolitica della trasformazione energetica è stata convocata dall’ex direttore generale dell’IRENA, Adnan Z. Amin, nel gennaio 2018. Presieduta dall’ex presidente islandese Ólafur Ragnar Grímsson, la Commissione comprende un gruppo eterogeneo di leader di spicco del mondo della politica, dell’energia, dell’economia, del commercio, dell’ambiente e dello sviluppo.

    [Publication: A New World: The Geopolitics of the Energy Transformation] [IRENA Press Release][SDG Knowledge Hub on the first meeting of the Commission]