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    Dichiarazione congiunta sul VERTICE DELLE NAZIONI UNITE SULL’AZIONE PER IL CLIMA 2019

    In occasione della settimana di azione globale per il clima ed in vista del vertice delle Nazioni Unite sul clima che si terrà il 23 settembre a New York, Focsiv con CIDSE hanno elaborato il seguente posizionamento:

    Questa che stiamo affrontando è un’emergenza climatica,  una crisi sociale, oltre che una catastrofe ambientale. Abbiamo rimandato soluzioni efficaci troppo a lungo, mentre le popolazioni più vulnerabili, che maggiormente sono esposte agli effetti del cambiamento climatico, soffrono e il nostro pianeta brucia letteralmente sotto i nostri occhi.
    Come molte cariche pubbliche, il 14 giugno, parlando della transizione energetica e della cura della nostra Casa Comune, Papa Francesco ha dichiarato l’emergenza climatica. Centinaia di migliaia di giovani e adulti in tutto il mondo si uniranno per scioperare il 20 settembre, in vista del Vertice delle Nazioni Unite per il clima  che si terrà a New York il 23 settembre.Tutte queste persone meritano  una risposta alle loro richieste e una soluzione alle crisi causate dai cambiamenti climatici. Gli attuali contributi stabiliti a livello nazionale (NDCs) rappresentano appena un terzo della riduzione delle emissioni necessaria per limitare il riscaldamento a 1,5°C e portano invece un riscaldamento superiore a 3,5°C. I leader mondiali devono prestare attenzione al
    titolo del vertice, Climate Action summit: sono necessarie azioni, efficaci ed immediate. I leader mondiali devono adempiere al loro dovere morale: dare risposte per affrontare con coraggio e determinazione la crisi climatica.
    Non mancano le idee – giuste, sostenibili e ben studiate – affinché i governi attuino una transizione ecologica. Le comunità, i movimenti sociali e le organizzazioni della società civile hanno molte
    esperienze in tema di modelli innovativi di produzione di alimenti e di energia che hanno dimostrato di funzionare, come ad esempio l’agroecologia e i sistemi democratici di energia rinnovabile. Soluzioni basate sulla natura – che rappresenta solo uno dei nove temi del vertice delle Nazioni Unite sul clima – possono contribuire in modo significativo a mantenere entro i limiti di 1,5°C l’aumento medio della temperatura globale, evitando le emissioni dovute alla deforestazione, al degrado forestale ed alla perdita di ecosistemi delle zone umide, recuperando i terreni degradati e potenziando i sistemi agroecologici alimentari. Non c’è ragione per ricorrere alla sperimentazione speculativa e potenzialmente catastrofica della geo-ingegneria. E nutriamo serie preoccupazioni su altre false “soluzioni”, come l’agricoltura intelligente dal punto di vista climatico, la bioenergia su larga scala (come il BECCS – bio energia con cattura e stoccaggio del carbonio), gli idrocombustibili, gli agrocarburanti, il carbone e il nucleare.
    L’urgenza di affrontare il cambiamento climatico è sempre più in primo piano sia in ambito scientifico che in ambito religioso.
    Pochi anni dopo la pubblicazione della Enciclica Laudato Si‘, Papa Francesco ha convocato un’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Pan-Amazzonica, che si terrà a Roma dal 6 al 27 ottobre a Roma.
    Il Sinodo ha lo scopo di determinare in che modo la Chiesa può rispondere alle ingiustizie e all’estrattivismo nella regione Panamazzonica, entrambi alimentati  dal cambiamento climatico. La Chiesa sta definendo come contribuire alla protezione dell’Amazzonia – una risorsa chiave delle soluzioni basate sulla natura – e delle comunità indigene che attuano strategie di ecologia restaurativa e conservazione. Le comunità indigene sono i principali difensori contro la distruzione degli ecosistemi. Inoltre, come le altre comunità più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico, queste sono le meno responsabili per le emissioni di gas a effetto serra che ci mettono in questa posizione di collasso umano ed ecologico.
    Uno studio recente ha stimato che il 75% dello sforzo richiesto per adempiere l’accordo di Parigi deve provenire dall’azione di governo e il 25% dalle iniziative individuali. I singoli cittadini e le comunità hanno un ruolo fondamentale da svolgere, ma i loro sforzi saranno largamente inefficaci senza un cambiamento sistemico supportato da politiche di trasformazione.
    I governi europei e tutti gli altri governi devono aumentare rapidamente le loro ambizioni e rivedere i loro contributi determinati a livello nazionale (NDCs) al fine di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C. Ciò deve riflettere le loro responsabilità storiche e in linea con il principio delle responsabilità comuni ma differenziate. Il nuovo obiettivo climatico dell’UE 2030 proposto dal presidente eletto della Commissione europea Ursula von der Leyen di ridurre le emissioni del 55% non è sufficiente. Le emissioni dovranno essere ridotte di almeno il 65% per rimanere sul percorso di 1,5°C.
    Non è sufficiente organizzare e partecipare ad un vertice, fare alcune richieste, riconoscere l’emergenza ma fare poco per affrontarla. Un impegno reale è dimostrato da obiettivi politici, finanza e attuazione misurati in termini di riduzione delle emissioni. La reale integrità morale è dimostrata dalla coerenza di attuare le politiche con giustizia sociale,  requisito fondamentale per la realizzazione dell’Agenda 2030. Portare in scala i modelli e le soluzioni proposte dalla società civile nella politica a livello nazionale metterà certamente in discussione lo status quo degli attuai assetti globali, ma questo è ciò che deve essere fatto. Gli avvertimenti scientifici riguardo l’emergenza climatica non cesseranno. Il dovere morale di agire è senza precedenti.
    SCARICA QUI LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA