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    Diciamo «Aiutiamoli a casa loro» ma poi tagliamo i fondi per farlo

    Lo slogan è smentito dai fatti: in questi giorni l’Italia ha ridotto le risorse destinate ai progetti nei Paesi da cui parte l’immigrazione da 70 a 26,4 milioni.  Intervista a Gianfranco Cattai su Famiglia Cristiana.06/08/19

    “Aiutiamoli a casa loro” è un’espressione da molti utilizzata e di recente introduzione in Italia. Due le interpretazioni. La prima è il sistema per non far migrare e fare in modo che non vengano più da noi; questo vale per i cosiddetti migranti economici, poiché per i rifugiati o richiedenti asilo le condizioni sono diverse. La seconda è in qualche modo la consapevolezza che bisogna assicurare a chiunque il “diritto alla migrazione e il diritto a non migrare”, fondamentale per garantire una speranza e un futuro nella propria terra. Questo è ciò che molti degli 86 organismi della Focsiv perseguono da più di 50 anni: nello sviluppare posti di lavoro per i giovani, nel garantire una sanità di base, nell’assicurare l’alfabetizzazione e la  scolarizzazione ai bambini delle famiglie più vulnerabili, nel promuovere progetti di autosufficienza  alimentare, di crescita economico-sociale dei territori.

    Quei “piccoli miracoli” dell’instancabile lavoro dei volontari della cooperazione della solidarietà italiana. Un compito svolto già prima di qualsiasi legge italiana sulla cooperazione e perfino dell’enciclica Populorum  Progressio. Non ci si impegna per brevi periodi, anzi, sono essenziali iniziative a lungo termine, che  promuovono partenariati con i soggetti locali e relazioni consolidate tra le comunità dei Paesi dell’Africa o del Sudamerica e quelle in Italia e in Europa.

    È quanto esprime la Legge di Cooperazione allo sviluppo 125 del 2014. Bisogna, quindi, concretizzare quanto è stato assunto in modo partecipato e democratico. Peccato che la legge sia disattesa e alla dichiarazione «aiutiamoli a casa loro» corrisponda una sistematica riduzione delle risorse.

    In questi giorni l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ha tagliato drasticamente i fondi per il bando Osc (i progetti delle organizzazioni giudi cate idonee), da 70 a 26,4 milioni. Si è ben lontani dal  conclamato 0,7% del Pil che l’Italia si è impegnata con l’Onu di investire in cooperazione, ci eravamo illusi di arrivare allo 0,3… Aiutiamoli a casa, è bene che si sappia, è tradito nei fatti, un’azione che in realtà non si vuol perseguire. Dal canto loro le Ong sono sistematicamente screditate: sono accusate quelle che operano in mare – ringrazio qui, una volta di più, l’opera di quanti, come la comandante della Sea-Watch Carola Rackete, sono nel Mediterraneo a salvare vite umane – e si mina la fiducia degli italiani nei confronti di qualsiasi forma di associazione.

    È di queste ore il pronunciamento del vicepresidente Luigi Di Maio in merito alla vicenda di Bibbiano: «Basta soldi a Coop e Onlus». Salvini docet. La magistratura deve fare il suo corso, tuttavia qui si opta per screditare il volontariato, a disorientare gli italiani e a indebolirne la fiducia, il collante fra cittadinanza e associazionismo. Un investimento e una risorsa di cui il Paese non può fare a meno.