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    Ecuador, Chevron dovrà risarcire 9 miliardi per la deforestazione dell’Amazzonia

    La Corte Costituzionale dell’Ecuador in una decisione unanime 8-0 ha respinto l’appello finale della Chevron, condannando il gigante petrolifero al pagamento di 9,5 miliardi di dollari per compensare gli irreparabili danni causati alla foresta pluviale amazzonica nel corso di decenni di attività (vedi il caso Chevron nel rapporto Focsiv sul landgrabbing).La decisione, emessa con un rapporto di 151 pagine pubblicato lo scorso martedì è stata accolta con grande soddisfazione dai querelanti.“Non c’è dubbio che abbiamo vinto questa lunga battaglia legale” ha detto Pablo Fajardo, rappresentante degli interessi delle comunità indigene.

    Il caso contro Chevron è stato guidato dalla Unione delle vittime di Chevron-Texaco (UDAPT), l’organizzazione di base che rappresenta le oltre 30.000 vittime, indigeni e agricoltori, che popolano la regione amazzonica nord-orientale dell’Ecuador affetta dalla contaminazione. “Questa sentenza è un grande passo in avanti per l’accesso alla giustizia”, ha affermato Willian Lucitante, coordinatore esecutivo della UDAPT. “Dopo 25 anni di lotta, possiamo finalmente chiudere questo capitolo. La Chevron inoltre non potrà più sostenere la tesi che il ricorso alle giurisdizioni estere non sia valido perchè l’iter giudiziario in Ecuador non è ancora terminato.

    In sua difesa, Chevron aveva a lungo sostenuto che un accordo  firmato nel 1998 dalla Texaco con il governo Ecuadoriano, che prevedeva il pagamento di 40 milioni di dollari, assolvesse la società dalle sue responsabilità. La Chevron ha acquisito la Texaco tre anni dopo, nel 2001.La Corte ha respinto tutte le accuse di Chevron che si era dichiarata vittima di una frode ed ha respinto l’affermazione della società secondo cui le corti ecuadoriane non avevano giurisdizione sulla questione.

    FOCSIV, da sempre impegnata a livello internazionale e a fianco delle comunità locali per promuovere modelli di produzione più responsabili, che non violino il diritto delle comunità locali a godere di un ambiente salubre e delle risorse naturali offerte del territorio, mezzi di sostentamento fondamentali per le comunità autoctone, accoglie con grande soddisfazione la decisione del tribunale dell’Ecuador di condannare la Chevron al pagamento dei danni ambientali causati in Amazzonia.

    Tuttavia, la sentenza è ampiamente simbolica dal momento che Chevron ha da tempo chiuso la produzione nel paese sud americano. Pertanto, il governo ecuadoriano dovrà rifarsi sulle proprietà della società con sede a San Ramon, in California, con la quale fino ad ora ha avuto poca fortuna, così come in altri Stati dove la multinazionale ha le sue sedi.

    La scorsa settimana, la corte d’appello argentina (dove Chevron ha una delle sue sedi) ha respinto un tentativo dell’Ecuador di ottenere la compensazione economica daChevron, facendo eco alle precedenti sentenze dei tribunali di Canada, Gibilterra e Brasile (dove Chevron ha alcune delle sue sedi). Nel 2014, anche la corte di New York aveva respinto la richiesta dell’Ecuador, sostenendo che la sentenza originaria era stata ottenuta con tangenti, coercizione e frode. Chevron, difendendo la sua posizione, ha dichiarato che “continuerà a lavorare attraverso i tribunali internazionali per esporre e perseguire i responsabili della frode giudiziaria e dell’estorsione contro la Chevron in Ecuador”.

    Nel frattempo, l’avvocato americano Steven Donziger che per anni ha rappresentato gli interessi dell’Ecuador è stato escluso dalla pratica della sua professione nello stato di New York.La corte d’appello dello Stato di New York ha giudicato Steven Donziger colpevole di condotta professionale scorretta, affermando che nel suo appello contro la sentenza del 2014 non ha contestato le conclusioni del giudice relative alla corruzione, alla manomissione dei testimoni e di altri documenti ufficiali.

    I risultati “costituiscono prove incontrovertibili di una grave condotta professionale scorretta che minaccia immediatamente l’interesse pubblico”, ha dichiarato la corte d’appello annunciando la sospensione di Donzinger. Donziger non ha ancora commentato pubblicamente la decisione dello Stato di New York.

    La necessità più urgente per le vittime della contaminazione è ora quella di raccogliere 350.000 dollari canadesi (circa 230.000 euro) entro un mese: l’enorme somma è stata imposta da una recente sentenza della Corte dell’Ontario per coprire le spese legali sostenute dalle due parti fino a questo momento. La sfida è cruciale per gli afectados rappresentati dalla UDAPT, dal momento che tale pagamento è una condizione indispensabile per ricorrere in appello alla Corte Suprema del Canada, e potere così proseguire nella ormai venticinquennale battaglia per ottenere giustizia.

    Le vittime ecuadoriane stanno quindi facendo appello alla solidarietà internazionale attraverso una campagna di crowdfunding. Per maggiori dettagli e per effettuare una donazione: https://thecrowdversus.org/cases/chevron-oil-spill-in-ecuador/aff/8/

    Insomma, la battaglia continua, la Chevron continua a difendere i suoi interessi avendo risorse e centinaia di avvocati dedicati alla causa, rispetto ai popoli indigeni che chiedono giustizia. E’ la lotta tra Davide e Golia, Focsiv ha fiducia e speranza che la storia possa dare giustizia ai popoli sfruttati e dispossessati delle loro risorse fondamentali, unendosi a tutte le organizzazioni che difendono i diritti umani, alla terra e a un pianeta pulito.