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    Eravamo e restiamo contrari all’accordo con la Libia

    Intervista di Luciano Scalettari a Gianfranco Cattai su Famiglia Cristiana (numero 45/2019)

    Parla Gianfranco Cattai, alla guida della Federazione di volontariato di matrice cristiana: «L’Italia non ha posto condizioni sul rispetto dei diritti umani. Questo è stato ed è l’errore fondamentale. È grave che la società civile sia inascoltata. Ed è altrettanto grave che nel 2019 i finanziamenti per le organizzazioni non governative che operano nel Sud del mondo siano stati azzerati»

    «Siamo sempre stati contrari all’accordo con la Libia. E ribadiamo il nostro dissenso. L’Italia non ha posto condizioni sul rispetto dei diritti umani. Questo è stato l’errore fondamentale. Ora si parla di rivedere l’accordo, ma si doveva fare prima. Di sicuro oggi nessuno può dire che non si sa cosa avviene nei centri di detenzione. È un’ipocrisia far finta di non sapere».

    Non usa mezzi termini Gianfranco Cattai, presidente di Focsiv, la Federazione degli organismi di volontariato di matrice cristiana: «Sulle garanzie contro i trattamenti disumani il nostro Governo non è intervenuto», continua, «così come non è riuscito a incidere l’Unhcr, l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite».

    Perché, presidente Cattai?

    «I campi di detenzione dove vengono rinchiusi i migranti – di cui conosciamo ormai bene le violazioni, gli abusi, le torture, le estorsioni – sono un business importate per i gruppi militari, paramilitari e per la criminalità libica. Questa è la ragione principale».

    Quindi, la via d’uscita?

    «Occorre proseguire sulla strada che nel 2019 ha consentito di far uscire dalla Libia 1.500 profughi, facendoli arrivare in Italia, in Europa o verso i Paesi d’origine. Questa via andrebbe rinforzata e decisamente potenziata».

    Sulla questione del rinnovo di questo accordo con Tripoli la società civile sembra del tutto inascoltata. Perché?

    «Perché la politica non riconosce più la società civile e non vi si confronta. Noi diciamo che dovremmo tentare di tutto per far rispettare i diritti umani da parte del cosiddetto Governo libico. Il nostro Paese dovrebbe ottenere almeno questo».

    In questi termini, però, denuncia un problema che va oltre la questione contingente col Paese nordafricano.

    «È vero. Il problema non è la società civile, ma il fatto che chi prende le decisioni non rispetta neanche il Parlamento. Questo accordo, nelle aule della massima istituzione del nostro Paese, non c’è mai andato. Sul Memorandum Italia-Libia non c’è stata – e non c’è – trasparenza. Ma l’Italia, se non pone il problema dei diritti umani, perde un’opportunità enorme. Fa piacere leggere che il Ministro degli Esteri ora dice che, nell’incontro con i rappresentanti libici per rivedere l’accordo, si dovrà tener conto dei diritti umani. Dichiarazione sicuramente tardiva, ma almeno c’è una nuova prospettiva».

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