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    [Intervista esclusiva] Silvia Stilli, portavoce delle ONG Italiane: «Noi siamo difensori di diritti e operatori di pace. Ecco le nostre richieste al Governo»

    Intervista a Silvia Stilli, di Carlo Di Cicco, sul sito ripartelitalia.it  del 27 luglio 2020.

    Sono quelli della Solidarietà attiva. Rifuggono dal culto di sé e sono votati alla giustizia sociale, al rispetto dei diritti umani, costi quel che costi. Non sono teneri verso se stessi, possono apparire bruschi verso l’esercizio autoritario della politica quando questa non risponde al bene comune che comprende tutti e specialmente la protezione di chi non ha niente, ha perso tutto o è escluso persino dalla dignità umana per motivi intollerabili come il colore della pelle, la povertà, il bisogno.

    Fanno il bene e il giusto in modo efficace, non amano il centro della scena dove vogliono ci siano sempre gli esclusi e i sofferenti di ogni specie, le vittime delle mille emergenze che colpiscono specialmente poveri e indifesi. Quando è in gioco la giustizia non temono nessun tipo di potere e non si piegano, ma sono dolcissime e umanissime persone con le vittime di ogni disgrazia cui si negano i diritti umani.

    Non stiamo parlando di avventurieri capricciosi che giocano a sfidare leggi egoiste che negano di riconoscere l’umanità a donne e uomini poveri o vittime di calamità, ma parliamo di persone  austere, operatori e volontari che dedicano gli anni migliori della loro vita agli altri, con responsabilità e competenza per tessere legami di pace e di giustizia tra i popoli ricchi e i popoli della fame.

    Sono quelli delle ONG – pezzo importante del Terzo Settore – che la gente ha potuto vedere sotto le lenti di una polemica strumentale e impietosa, scatenata intorno alla vicenda della nave Sea Watch che voleva salvare migranti con la sua capitano Carola Rackete sotto inchiesta (e poi assolta) e un Governo in imbarazzo per il suo ministro degli Interni che quel pugno sparuto di migranti non voleva far sbarcare, additandoli come abusivi e clandestini e dunque come un pericolo per la Repubblica.

    Forse tanto potrebbe cambiare in Italia e in meglio se donne e uomini delle ONG seduti ai tavoli delle politiche pubbliche per la cooperazione allo sviluppo fossero meglio accetti, visti spogli da interessi di parte o interessi per sé e animati, invece, da una visione avanzata di bene comune anziché di affari. E’ di queste caratteristiche delle ONG – che risveglia e pungola la politica alla giustizia e alla mondialità sostenibile – che ha voluto parlare Silvia Stilli portavoce AOI (Associazione delle Organizzazioni non governative Italiane di cooperazione e solidarietà internazionale) con Ripartelitalia.it  a pochi giorni dall’intervista del vice ministro degli Affari Esteri, Emanuela Claudia Del Re.

    Tutto quello che finora le ONG hanno ottenuto è stato frutto di lunghissime stagioni di lotte e trattative per guadagnarsi l’ascolto e lavorare insieme al pubblico per il bene degli esclusi e con gli esclusi. Ora il Covid 19 suggerisce a tutti di superare inutili divergenze e contenziosi che ritardano o vanificano aiuti necessari a umanizzare lo sviluppo dei popoli che rimane ancora il nome nuovo della pace come lo definiva Paolo VI.

    Silvia Stilli ha speso parecchio di più dei migliori anni della sua vita per l’associazionismo sociale e la solidarietà, maturando una esperienza di volontariato e una competenza invidiabili di vita spesa per gli altri.

    Forse è il tempo per la politica di attingere di più a questa riserva di capacità e solidarietà che per l’Italia resta il Terzo Settore.

    Siete in tanti o siete in pochi a far parte dell’Associazione Ong italiane?

    Siamo davvero in tante organizzazioni: Ong attive nell’emergenza come la stessa Emergency e nello sviluppo, nelle adozioni internazionali (AiBi e CIFA), alcune Federazioni storiche come Focsiv, Cipsi e Cocis,  coordinamenti tematici come ForumSad (sostegno a distanza), 7 coordinamenti territoriali, associazioni nazionali di promozione sociale come la UISP, ARCS (ong del mondo ARCI) e Ipsia (Ong delle ACLI), organizzazioni internazionali (Ecpat, Oxfam, Greencross, Terres des Hommes), realtà dell’economia sociale e solidale (Fairtrade e Fairwatch, Coopermondo e Halieus), Ong sindacali (Iscos e Progetto Sud), associazioni impegnate nell’accoglienza e inclusione di migranti e rifugiati (Cies e Gus). Più di 120 realtà sociali aderenti che hanno scelto di mettere insieme e in relazione competenze, mission e storia in un patto per la giustizia sociale a livello globale.

    Qual è la caratteristica della vostra identità di volontariato cui non rinuncereste mai?

    La Solidarietà (con la S maiuscola!), declinata in tante azioni. Siamo attori di volontariato, cooperazione e solidarietà che operano in Italia e all’estero in partenariato per promuovere la tutela dei diritti umani e di chi li difende, costruire relazioni e programmi di cooperazione tra comunità nel nome della pace e dello sviluppo socialmente sostenibile, realizzare azioni di advocacy e programmi in contrasto ai cambiamenti climatici: la parola d’ordine è Solidarietà attiva per sconfiggere ogni forma di povertà e ingiustizia.

    Vi sentite compresi abbastanza dalla politica come interlocutori della cooperazione allo sviluppo?

    Non avviene sempre e di norma: certamente abbiamo trascorso due anni, fino alla caduta della  coalizione giallo-verde l’estate scorsa, con un Governo che non ha gradito o sostenuto il nostro operato umanitario, a partire dall’infelice definizione di ‘Taxi del Mare’ per le Ong impegnate nel soccorso ai migranti nelle acque del Mediterraneo. Con il concorso nell’attacco al nostro mondo anche di una certa stampa.

    Non sempre il Parlamento ancora oggi ha chiaro il nostro ruolo di difensori dei diritti insieme a quello di operatori di pace e per un mondo più giusto: noi non possiamo accettare il rifinanziamento degli accordi con la Libia con il sostegno alla Guardia Costiera di quel Paese, così come la richiesta di procedere alla vendita delle corrazzate militari all’Egitto, Paese non democratico e con la questione della verità sulla morte di Giulio Regeni aperta.

    Su altri specifici temi vi è un dialogo costruttivo, oggi, con Governo e Parlamento.

    Vedremo con la prossima manovra finanziaria autunnale, prima di tutto se si tornerà alle percentuali stabilite come soglia minima dell’APS. Siamo molto sotto, arretrati rispetto al 2017: 0,24% APS/rnl lontanissimo dallo 0,30% come obiettivo originario per il 2020. Arriveremo mai all’ 0,70% nel 2030?

    Che importanza date alla partecipazione delle persone a migliorare la vita globale sul pianeta?

    Centrale, altrimenti non saremmo OSC di solidarietà e forti difensori della sussidiarietà. Non vi è giustizia sociale a livello locale e globale, non si sconfiggono le tante povertà, senza la consapevolezza, l’azione diretta di cittadine e cittadini per la gestione sostenibile dei consumi  e della produzione, senza che siano loro stessi a pretendere dagli Stati politiche tra loro coerenti che affermino la centralità dei diritti, dell’accesso a educazione, cibo, acqua, garanzia della salute, del lavoro dignitoso e del benessere per tutti, della parità e dell’empowerment di genere.

    Il Covid-19 dovrebbe aver chiaramente dimostrato che non si è immuni in nessun posto, tempo e luogo e che la nostra vita vale quanto quella di chi sta dall’altra parte del globo, perché siamo interdipendenti.

    La solidarietà di tante persone ha aiutato nell’emergenza sanitaria ( e aiuterà nelle sue purtroppo già evidenti conseguenze) intere comunità in gravissima difficoltà. Speriamo stavolta di non avere la memoria corta.

    E’ indovinato dire che siete una realtà di strano privato e di strano pubblico?

    Direi proprio di no. E’ totalmente sbagliato. AOI è un soggetto di rappresentanza del Terzo Settore italiano e ogni singola associata perché mai dovrebbe essere un soggetto di ‘strano pubblico’? che vuol dire? La L.106/2016 e il seguente e collegato Dlgs 117/2017, istitutivo del Codice del Terzo Settore, chiaramente ci identificano appunto come ETS (Enti di Terzo Settore) di cooperazione internazionale. E prima, senza ombra di dubbio, la L.125/2014 di riforma del sistema della cooperazione internazionale aveva già dedicato al privato no profit un articolo, il n.26.

    Può spiegare perché la disponibilità di fondi è importante per le ONG?

    La Corte Costituzionale ha recentemente ribadito il valore costituzionale del Terzo Settore, di cui noi, ripeto, siamo parte integrante e ha sottolineato la particolarità della relazione tra enti pubblici e mondo del no profit in tema di coprogettazione. Operiamo, appunto, con una finalità sociale che non mira a generare profitto economico interno, quindi per il bene di tutti, non di una parte.

    La Sussidiarietà (con la S maiuscola!) è base di un sistema democratico in cui il mondo associativo dà trasparentemente il suo contributo alla vita economica e sociale del Paese in base ad una pari dignità e un riconoscimento di autonomia nella messa a servizio della competenza.

    Per questo deve accedere ai fondi pubblici destinati a queste azioni. L’APS (Aiuto Pubblico per lo Sviluppo) nel bilancio dello Stato è impegno di fondi in una politica di cooperazione e aiuto umanitario che non è ancella della politica estera, ma la supporta con la partecipazione attiva e riconosciuta di vari attori: nel pubblico anche le Autorità Locali, gli Enti di Ricerca, il mondo privato non profit e profit, la finanza solidale.

    In questo contesto, le organizzazioni della società civile, OSC, svolgono un ruolo chiave nel dialogo con le comunità per un’ownership democratica realizzando progetti e promuovendo programmi e partenariati di qualità in cui i fondi pubblici destinati hanno la garanzia della tracciabilità, della trasparenza e del controllo del risultato duraturo e dell’efficacia e non portano loro profitto.

    Ma fin dalle origini e soprattutto da un ventennio e più, le OSC  non possono sopravvivere e svolgere la loro mission solo con le risorse pubbliche: fund raising associativo e comunitario e fondi privati da contribuenti, sostenitori e finanza etica , dalle agenzie internazionali sono componenti importanti, talvolta maggioritarie rispetto ai contributi pubblici, all’interno dei loro bilanci.

    Le OSC arrivano dove la diplomazia non può, aprendo spesso la strada a relazioni future indispensabili per l’intero Sistema-Paese. Investire nella solidarietà e nella cooperazione significa salvaguardare il futuro. Praticare la Solidarietà attiva nella cooperazione allo sviluppo e nell’aiuto umanitario, come per tutte le organizzazioni di Terzo Settore, non si identifica  esclusivamente con l’operato volontario, perché sono richieste competenze, certezze dell’impegno e della sua continuità.

    Ciononostante per le OSC il coinvolgimento di volontarie e volontari, soprattutto giovani, è un compito essenziale dell’Educazione alla Cittadinanza Globale.

    A rendere conflittuale il rapporto con i governi e la politica sono i soldi o la proposta politica?

    L’accesso alle risorse pubbliche dell’APS, credo di averlo prima spiegato, ma lo ribadisco, non è davvero ‘questione di soldi’, ma in primo luogo di riconoscimento di ruolo e valore. I due temi per il Terzo Settore sono strettamente collegati: vale l’esempio della richiesta di potere accedere gratuitamente ai dispositivi sanitari e di sicurezza in tempo di emergenza Covid-19, come colleghe e colleghi del pubblico, da parte delle OSC e cooperative con volontari e personale impiegato a fianco appunto dei settori pubblici.

    Per le OSC umanitarie e di cooperazione e di  volontariato internazionale al centro del loro codice etico e delle loro priorità stanno la ‘cura’ e la solidarietà in una società di diritto: se la politica del proprio Paese cancella i diritti a salvarsi e all’accoglienza di migranti e ne mette a rischio la vita omettendo di soccorrerli, se vende armi e mine a Paesi impegnati nei conflitti e nella violazione sistematica dei diritti umani, la politica diventa un avversario per il popolo della Pace, di cui fieramente facciamo parte.

    Ci sono Governi che considerati amici o vi sta a cuore maggiormente l’attenzione al servizio e alla promozione dei popoli poveri e dei poveri nei Paesi benestanti?

    Per storia, constituency e mission non sono i Governi i partner delle nostre azioni: sono le comunità di cittadine e cittadini che affrontano i problemi e le conseguenze drammatiche di uno sviluppo  negato e modelli imposti da interessi di Paesi e gruppi cosiddetti ‘ricchi’, vittime di violenze, violazioni di diritti, guerre e conflitti che li hanno portati alle tante povertà e alla disperazione.

    La pandemia tuttora in corso in tanti Paesi ha rivelato la consistenza del vostro lavoro o vi ha suggerito correttivi importanti?

    Sinceramente ci sta confermando che solo sconfiggendo fame, povertà, ingiustizie sociali, violenze e guerre si costruisce il futuro sicuro per il Pianeta: in pratica, per noi significa rafforzare ulteriormente quello che facciamo. Grazie.