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    Latte Fonte di vita – Il progetto di Iscos Lombardia per promuovere un’economia più umana

    Secondo i dati dall’ultimo rapporto Oxfam (2017) “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, tra il 1990 e il 2010 il numero di persone che vivono in una condizione di povertà estrema (meno di 1,25$ al giorno secondo i parametri delle Nazioni Unite) si è dimezzato ed è ancora oggi in costante riduzione[1]. Tuttavia, la disuguaglianza all’interno dei Paesi è aumentata, così come anche il numero di persone che restano escluse dai benefici della crescita economica[2].

    Secondo le stime della Banca Mondiale, senza colmare il divario tra ricchi e poveri, la povertà non potrà mai essere eliminata definitivamente. Anche se si riuscisse a ridurre la povertà al 3% entro il 2030 (e non eliminarla definitivamente come invece è indicato dal SDGs n. 1 delle Nazioni Unite), circa 200 milioni di persone continuerebbero a vivere con meno di 1.25 $ al giorno[3].

    Inoltre. anche quando parte della popolazione riesce ad uscire dalla povertà più estrema, molti rimangono spesso soggetti al costante rischio di tornare nella condizione di partenza, a causa di alti debiti contratti e della difficoltà di riuscire a soddisfare il fabbisogno alimentare delle proprie famiglie.

    Queste situazioni sono state spesso aggravate dai moderni sistemi economici, in cui una piccola parte della popolazione mondiale si è arricchita e continua ad arricchirsi a svantaggio della maggioranza povera.

    Il World Inequality Report (2017) mostra che tra il 1980 e il 2016, l’1% più ricco della popolazione ha assorbito il 27% dell’incremento totale del reddito mondiale, mentre al 50% più povero è andata soltanto la metà di tale valore, ossia il 13%[4].

    Se non fosse un panorama già particolarmente negativo, basti pensare anche ai limiti ambientali del nostro pianeta per aggravare la situazione: una crescita economica così squilibrata è insostenibile, in quanto per far sì che ognuno possa disporre di più di 5 dollari al giorno, servirebbe un’economia 175 volte più grande di quella attuale, e questo porterebbe ad una catastrofe ambientale[5].

    Focsiv porta aventi progetti di sviluppo rurale proprio per migliorare le condizioni economiche e lavorative delle popolazioni in alcune aree del Sud e garantire soprattutto ai giovani un futuro lavorativo, così che non siano costretti ad abbandonare la campagna per cercare fortuna nei centri urbani.

    Per esempio, in Perù, il 21 % della popolazione vive sotto la soglia di povertà[6] (1.25 $ al giorno) e non può quindi vivere in condizioni dignitose. Questo sta provocando forti ondate migratorie dalle campagne ai centri urbani, tanto che il processo di urbanizzazione informale in zone come Chimbote, città sulla costa del Perù, costituisce uno dei fenomeni più significativi del XX secolo. In questo paese, la mancanza di risorse economiche sufficienti tra i migranti che si spostano nei centri urbani, porta spesso gli stessi a provvedere in autonomia all’occupazione di un terreno inospitale e all’autocostruzione di unità abitative monofamiliari.

    L’acquisizione della proprietà di un terreno in Perù richiede procedure burocratiche lunghe (l’appropriazione di un lotto può durare anche 20 anni), e le popolazioni rurali, spinte da esigenze urgenti di tipo economico e sociale, ricorrono per tanto a vie extra-legali di appropriazione dei terreni, dando origine al fenomeno delle così dette “invasiones”,  che di fatto consistono nell’occupazione indebita di terreni e la creazione di quartieri informali.

    L’obiettivo del progetto “Perù: Latte Fonte di Vita” di Iscos Lombardia, realizzato in Perù, nell’area di Pucayacu, punta a promuovere la nascita di una rete di “stalle familiari”, ossia piccoli allevamenti bovini a conduzione familiare o vicinale che sappiano auto-sostenersi economicamente e migliorare così le condizioni di vita della popolazione locale.  Tra le attività realizzate nell’ambito del progetto vi sono corsi di formazione biennali per ragazzi su allevamento, coltivazione dei terreni; acquisto di mucche d’alta quota per i ragazzi che hanno completato la formazione;sistemazione dei terreni;produzione di formaggio e vendita nei mercati locali.

    Si tratta di un progetto ambizioso, che ha incontrato a volte l’opposizione da parte di gruppi locali, interessati ai terreni fertili sui quali si concretizzano le iniziative di Iscos. In particolare, nel 2013, la comunità di Pucayacu è stata minacciata con una lettera anonima indirizzata al Seminario di Pomallucay dove risiede Padre Giorgio Barbetta, il coordinatore delle attività del progetto in loco. Nella lettera si intimava di abbandonare i terreni adibiti al progetto e di consegnare in un posto isolato una cospicua somma di denaro. Tuttavia, grazie all’intervento tempestivo delle autorità locali e alla tenace resistenza degli abitanti locali che hanno difeso il Seminario perchè riconosciuto come luogo d’aiuto e sostegno ai più poveri e come centro dell’attività educativa e formativa per la comunità locale, è stato scongiurato il peggio.

    Il modello costruito da Iscos Lombardia vuole proporre un sistema economico alternativo, che miri ad una economia più umana che mette al centro gli interessi dei più deboli, dei lavoratori comuni e dei piccoli agricoltori, spesso sfruttati e retribuiti con paghe irrisorie. Un’economia che tenga conto di uno “sviluppo umano integrale” come ricorda Papa Francesco può porre fine alla povertà, alle disuguaglianze e contribuire allo stesso tempo, ad un futuro più sostenibile per il pianeta.

    Uno sforzo globale per promuovere modelli economici inclusivi è l’unica strada per sradicare la povertà, realizzando entro il 2030 l’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

     

     

    [1]D. Hardoon e J. Slater, Inequality and the end of extreme poverty, Oxfam GB, 2015. https://policy-practice.oxfam.org.uk/publications/inequality-and-the-end-of-extreme-poverty577506

    [2]D. Hardoon e J. Slater, Inequality and the end of extreme poverty, Oxfam GB, 2015. https://policy-practice.oxfam.org.uk/publications/inequality-and-the-end-of-extreme-poverty577506

    [3]M. Cruz, J. Foster, B. Quillan e P. Shellekens, Ending Extreme Poverty and Sharing Prosperity: Progress and Policies, Banca Mondiale, 2015. http://pubdocs.worldbank.org/en/109701443800596288/PRN03Oct2015TwinGoals.pdf

    [4]F. Alvaredo, L. Chancel, T. Piketty, E. Saez e G. Zucman, Rapporto sulla Disuguaglianza Mondiale 2018, World Inequality Lab, 2017. http://wir2018.wid.world/

    [5] D. Woodward, Incrementum ad Absurdum: Global Growth, Inequality and Poverty Eradication in a Carbon-Constrained World. World Social and Economic Review. No. 4, 2015.

    [6]https://www.economist.com/the-americas/2018/05/12/a-warning-on-poverty-from-peru