• capitolo sette

    NUOVE FORME DI LAND GRABBING E FURTI DI IDENTITA’

    FOCSIV continua la pubblicazione mensile dei capitoli che compongono il rapporto 2019 sull’accaparramento della terra.

    Questo mese ci concentriamo sulle nuove forme di land grabbing e furti d’identità.

    Negli ultimi anni l’Unione europea (UE) è sempre più impegnata a negoziare accordi bilaterali di libero scambio con i Paesi terzi. Si tratta di accordi definiti di nuova generazione perché oggetto della negoziazione non sono più soltanto gli aspetti commerciali ma anche le questioni ambientali, la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, le norme che proteggono i diritti dei lavoratori, le misure sanitarie e fitosanitarie, gli appalti pubblici e gli investimenti1.

    La frenesia di concludere accordi con Paesi come il Canada, il Giappone, Singapore o il Vietnam sollecita una riflessione non soltanto per gli impatti economici che ne conseguono per l’Europa, e per l’Italia in particolare, ma anche per la necessità di confrontarsi con Paesi che presentano regole diverse da quelle europee nel garantire la sicurezza e la qualità delle produzioni agroalimentari. Inoltre, gli accordi con i Paesi in via di sviluppo presentano problematiche ulteriori connesse alla carenza delle condizioni necessarie per l’affermarsi dei diritti civili e politici secondo le strutture proprie dei regimi democratici.

    Prima ancora di affrontare le questioni propriamente economiche, quindi, sembrerebbe opportuno verificare se sussistano le condizioni per il raggiungimento di un risultato equilibrato tra le parti contraenti per evitare di compromettere quanto finora conquistato dall’Europa nel garantire lo sviluppo di un’economia che si distingue nel panorama internazionale per la reputazione dei prodotti agricoli in quanto sicuri e di elevata qualità, realizzati nel rispetto del principio di precauzione, della leale concorrenza tra le imprese e della tutela dei consumatori.

    La Corte dei Conti europea ha recentemente confermato che il modello di sicurezza alimentare dell’UE poggia su solide basi ed è in grado di proteggere i consumatori dai rischi derivanti dall’impiego di sostanze chimiche. Allo stesso tempo, tuttavia, ha rilevato che attualmente il modello di sicurezza non risulta applicato nella sua totalità, soprattutto nei riguardi dei prodotti importati, che spesso presentano standard di sicurezza inferiori perché provenienti da Paesi in cui è consentito l’impiego di pesticidi vietati in Europa, o in cui le coltivazioni sono realizzate senza rispettare gli stessi standard in materia di ambiente, salute e lavoro. Sembra, allora, necessario focalizzare l’attenzione sulle importazioni che, favorite dalla stagione dei nuovi accordi commerciali, rischiano di incentivare un sistema di concorrenza sleale e di dumping sociale a danno degli imprenditori agricoli e, soprattutto, del saper fare agricoltura nel rispetto della biodiversità e delle specificità territoriali e culturali, nella promozione di stili di vita sani e di benessere fisico, sociale e ambientale.

    Negli accordi internazionali l’UE ha concesso una tutela molto fragile alla qualità del Made in Italy.

    Per la prima volta nella storia, questi accordi finiscono per legittimare la pirateria alimentare dando il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle nostre tipicità nazionali
    (100 miliardi il valore del falso nel mondo).

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