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    PERCHE’ E’ IMPORTANTE LA COP24

    Dal 3 al 14 dicembre 2018 la città di Katowice, in Polonia, ospiterà la ventiquattresima Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, fase politica di un percorso iniziato nell’aprile 2017 con la Conferenza di Bonn (COP23). A Bonn fu chiaro che per raggiungere l’obiettivo a lungo termine dell’Accordo di Parigi (restare sotto ai +2°C o meglio +1.5° C di surriscaldamento rispetto al periodo preindustriale) era necessario dotarsi di regole operative che stabilissero in quale modo i Paesi avrebbero monitorato i loro impegni per il taglio dei gas serra.

     

    Se, infatti, sono stati stabiliti degli obiettivi, mancano ancora molti impegni, regole ed azioni concrete degli Stati. Gli impegni attuali non corrispondono all’obiettivo di restare sotto i +2°C, ma prevedono una riduzione delle emissioni che porterebbe ad un riscaldamento del pianeta a +3,2°C, ben oltre quindi l’obiettivo dell’Accordo di Parigi. Il processo si è avviato ma è ancora troppo lento e insufficiente, mentre il cambiamento climatico non aspetta.

    Ecco, dunque, che la Presidenza delle Isole Fiji ha lanciato il Dialogo di Talanoa, una metodologia di trattativa costituita da una fase preparatoria e una politica guidate da 3 domande: dove siamo/ dove vogliamo andare/ come ci arriviamo. L’idea del Talanoa è che gli attori statali e non statali cooperino alla convocazione di eventi locali, nazionali, regionali o globali a sostegno del dialogo, per avanzare contributi significativi per la riduzione delle emissioni di gas serra, creando una piattaforma di dialogo che si traduca in un migliore processo decisionale in vista della COP24.

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    Oltre ad avvalersi dei contributi analitici e politici degli Stati e dei diversi stakeholder, comprese ONG e imprese, la fase politica che si aprirà a Katowice sarà alimentata dal Rapporto dell’International Panel on Climate Change “Special Report on Global Warming of 1.5ºC”, atteso per ottobre 2018, il cui scopo sarà quello di sottolineare la grandissima differenza in termini di cambiamenti climatici tra +2°C e +1.5°C.

     I temi sul tavolo

    Di fatto, quindi, i dialoghi di facilitazione tra le Parti per fare il punto sugli sforzi e i progressi verso gli obiettivi della COP21 sono già iniziati: la fase politica dovrà concludersi con la definizione delle regole di implementazione dell’Accordo di Parigi. Il nodo principale da sciogliere è anche quello della finanza climatica: i paesi in via di sviluppo chiedono più impegni e rassicurazioni da parte dei paesi sviluppati per il raggiungimento dei livelli di investimento necessari per avviare progetti di mitigazione, adattamento e capacity building degli attori per far fronte al cambiamento climatico. Da un lato, si richiedono più risorse e più velocemente per mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020; dall’altro, regole contabili che siano trasparenti e che evitino il doppio conteggio delle risorse passate e future.

    Un altro tema importante per il successo dell’accordo di Parigi, infatti, è proprio la trasparenza: come i Paesi dovrebbero riportare le azioni climatiche in termini di mitigazione ed adattamento. L’Unione Europea chiede una maggiore standardizzazione dei metodi e delle tecniche di rendicontazione e monitoraggio, mentre i paesi in via di sviluppo vorrebbero più flessibilità, in quanto queste attività richiedono risorse finanziarie e capacità tecniche che hanno diversi livelli di maturità nei vari paesi.

    Ulteriore argomento di dibattito, arricchito dai contributi ricevuti dalle Parti riguardo lo storico testo approvato nel corso della COP23 (Koronivia Joint Work on Agriculture) è quello relativo al settore agricolo. Il nodo principale della discussione risiede nell’individuazione di politiche e buone pratiche, in linea con i principi della sostenibilità ambientale, che possano coniugare la tutela della produttività dei terreni con la diminuzione delle emissioni di carbonio nell’atmosfera.

    Infine, le delicate questioni relative alla transizione energetica (e cioè come passare dalle fonti fossili a quelle rinnovabili) e alla tutela della salute, ambiti d’intervento prioritari soprattutto per la società civile e per i media polacchi: la Polonia, infatti, resta il più importante produttore di carbone in Europa e a fornire la stragrande maggioranza della risorsa fossile è il Voivodato della Slesia, il cui capoluogo è proprio Katowice.

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