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    Servizio Civile: viaggio nella mente del selezionatore

    Candidati al Servizio Civile alla ricerca di suggerimenti per la selezione: quest’anno la parola è ai selezionatori. Una riflessione di Lucia De Smaele, Responsabile dell’Ufficio Selezione FOCSIV.

    “Un altro anno, un altro bando. Nuove richieste di informazioni e orientamento. Cosa dire di nuovo a chi si avvicina alla candidatura per un progetto di servizio civile che non si a stato già detto, scritto, pubblicato? Più passa il tempo più mi rendo conto di un elemento: i progetti cambiano, i requisiti tecnici magari anche, ma quello che non cambia è il profilo generale di riferimento.

    Quale volontario cerchiamo come enti? Cosa ci aspettiamo da un ragazzo/una ragazza che getta il cuore oltre l’ostacolo e invia la propria domanda di servizio civile? Quest’anno scrivo due righe per svelare due o tre cose che sono nella mente e nel cuore di un selezionatore (si, anche gli spietati selezionatori ce l’hanno).

    La prima speranza per un selezionatore è che chi si candida non lo faccia a caso.
    Che quella domanda, che sarà visionata, verificata, inserita in un database, analizzata e letta con attenzione in ogni sua parte, e che quel CV personale che verrà studiato e soppesato con attenzione anche alle righe piccole, per cercare le cose scritte male ma magari interessanti, o le esperienze citate superficialmente che però potrebbero essere significative per l’esperienza non siano lette e analizzate in vano.
    Oggi invece sempre più di frequente i colloqui e le selezioni si sovrappongono, i giovani si candidano a più esperienze contemporaneamente, posponendo il momento di reale scelta di una opportunità rispetto ad un’altra in base a quando prima e se avranno una risposta positiva. Il colloquio motivazionale diventa così in parte una recita teatrale in cui il candidato giura che quella è l’esperienza che aspetta da una vita, e poi ti lascia con un palmo di naso quando vince una borsa di studio in Europa, o un “torno subito”, o uno SVE in Spagna.
    Qualcuno dirà  che è il tempo moderno, che i giovani hanno poche possibilità e le provano tutte. Io invece rispondo che per fare questa esperienza ci vogliono motivazioni forti, sennò la si lascia, si interrompe, non si regge all’impegno continuativo richiesto, si cede di fronte alla sfida di affrontare le difficoltà quotidiane, alla necessità di ri – motivarsi continuamente.

    La seconda speranza per un selezionatore è quella di trovare un candidato che abbia letto il progetto di impiego ma che non si fermi alla superficie.
    Qualcuno che, ad esempio, i “fattori di disagio” del progetto SC estero li legga davvero e si interroghi sul perché un ente perda tanto tempo per scrivere così tante righe per descrivere i “particolari obblighi per i volontari”, come il fatto che dovranno abitare nella struttura da esso indicata, che è prevista la vita comunitaria, che a volte manca la luce e ci sono solo gli arredi essenziali (e che la lavatrice non fa parte di questi). Qualcuno che leggendo che il partner è un partner ecclesiale o legato alla parrocchia locale si ponga la domanda se è realmente disposto a collaborare per un anno spalla a spalla con questo tipo di realtà.
    E contemporaneamente qualcuno che non si fossilizzi sul numero degli incontri mensili nelle comunità, ma sia entusiasta dell’ambito di azione generale, comprenda gli obiettivi macro di un’azione, che non si fermi sui numeri e che si appassioni dei destinatari del progetto, che sappia leggere nel descrittivo di progetto la motivazione profonda che spinge un’organizzazione ad investire tempo e risorse per tali finalità.

    La terza e ultima fondamentale speranza per un selezionatore di servizio civile nel mondo FOCSIV è quella di trovare un candidato che svoglia crescere e migliorarsi come persona.
    Una persona consapevole che non sia solo il titolo di studio, il master e il tirocinio a dire “chi sei”. Noi organizzazioni di volontariato internazionale coltiviamo la convinzione che questa esperienza, vissuta in Italia o all’estero, sia innanzitutto condivisione, una parte del cammino insieme a chi vive lontano (o viene da lontano) ma condivide il nostro stesso destino in un mondo sempre più piccolo e connesso.  Anche nei candidati al servizio civile speriamo di trovare questa consapevolezza: speriamo comprendano che il mondo ha bisogno di uomini e donne capaci di coltivare competenze e capacità umane per essere  in grado di guidare questo nostro pianeta verso un futuro di pace e sviluppo.

    In sintesi, è questo il grande sforzo che selezionatori, formatori, esperti di monitoraggio, operatori dei partner locali, progettisti stanno facendo: impegnarsi per creare esperienze di cittadinanza attiva che non si esauriscano dopo 12 mesi, ma rimangano un segno indelebile nel percorso personale dei giovani e possano essere punto comune tra chi domani guiderà il nostro mondo, non per forza nel ruolo di Segretario delle Nazioni Unite, ma con scelte personali e professionali fatte all’insegna della giustizia sociale e della partecipazione.”

    “Se l’idea del servizio civile è quella di avere una risorsa in più per il “domani”, non solo nostro ma anche di questo nostro mondo, per la costruzione di una nuova società, dove i valori della solidarietà, della tolleranza, della pace e della giustizia sociale diventano i perni della nuova socialità, misureremo l’esperienza del servizio civile in termini di crescita, di maturazione e di motivazioni dei giovani a noi affidati.” Dal Documento FOCSIV sul SC, dicembre 2004