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    SISTEMI ALIMENTARI RESILIENTI ATTRAVERSO L’AGROECOLOGIA

    Impegni ancora insufficienti per la transizione agroecologica sia a livello globale che nazionale, nonostante esistano iniziative importanti di cambiamento, anche del settore privato. Di questo si è discusso al “Building climate resilient food systems based on the 10 Agroecology elements”: forum online che si è tenuto martedì 27 ottobre 2020.L’evento si inserisce nel quadro di una serie di incontri organizzati da FAO, Biovison e WWF con la finalità di creare uno spazio in cui analizzare gli aspetti tecnici e politici che ruotano attorno all’attuazione di un sistema di agricoltura sostenibile, condividere le buone pratiche basate sui principi dell’agroecologia e presentare le prove raccolte attraverso esperienze dirette.

    I 10 elementi dell’Agroecologia promossi dalla FAO sono una guida per tutti coloro che agiscono nel campo dell’agricoltura direttamente e indirettamente: dai decisori di politiche locali e globali, agli specialisti e a tutti coloro che sono interessati alla pianificazione, gestione e valutazione della transizione agro ecologica. Fra i 10 elementi troviamo la diversità, la diversificazione dei sistemi utilizzati e del tipo di risorse, fondamentale per garantire la sicurezza alimentare, conservando e proteggendo le biodiversità. Co-creare e condividere la conoscenza nell’innovazione agricola è un altro dei punti fondamentali per un cambiamento che sia partecipativo, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza, i valori umani e sociali, congiuntamente con la cultura e le tradizioni alimentari. L’attuazione di politiche responsabili che promuovano un’economia circolare e solidale  è altrettanto fondamentale affinché tutti gli elementi si combinino con sinergia[1].

    È evidente come i sistemi alimentari globali e nazionali siano, insieme, attori determinanti nella distruzione/conservazione delle risorse naturali, e minacciati costantemente dal cambiamento climatico. L’agroecologia, con i suoi principi, fornisce un notevole potenziale per promuovere la resilienza climatica attraverso la trasformazione verso sistemi alimentari sostenibili, giocando un ruolo fondamentale nell’adattamento e mitigazione al cambio climatico, contribuendo a ridurre sensibilmente le emissioni di CO2.

    Nonostante questo, l’impegno dei vari paesi risulta chiaramente insufficiente in quanto a finanziamenti e risorse stanziate per il cambio di direzione. Se molti paesi citano il settore agricolo nei propri Nationally determined contributions (NDCs) alla riduzione delle emissioni di carbonio, per l’attuazione dell’Accordo di Parigi, sono in realtà pochissime le politiche finalizzate alla trasformazione del sistema alimentare nazionale nel suo complesso. Pochi sono infatti i finanziamenti destinati alla riduzione dei sprechi e limitato il consumo consapevole. Le opportunità di ridurre le emissioni globali dei sistemi alimentari rimangono in gran parte non sfruttate a causa della mancanza di una copertura completa dei suoi componenti, da un lato, e vaghezza e imprecisione degli NDCs negli obiettivi di ogni Paese per la riduzione delle emissioni di gas serra, dall’altro.[2]

    Queste tematiche sono state il perno di tutto l’incontro e sono state toccate dai numerosi relatori di settori diversi che hanno apportato il loro contributo. Hanno partecipato infatti rappresentanti di aziende private, numerosi esponenti di ONG e incaricati di istituzioni governative da tutto il mondo. Un abbondante materiale di riflessione per i 140 e passa partecipanti, per i quali il Forum vuole essere fonte di ispirazione attraverso la conoscenza diretta di alternative all’agricoltura industriale. Come quella presentata dall’azienda privata svizzera VESTGAARDEN impacting people in Kenya che ha illustrato il progetto brand ZeroFly Chombo[3], piattaforma innovativa che risolve il problema dello stoccaggio dei raccolti e che ha come obiettivo specifico il miglioramento dei mezzi di sussistenza delle comunità di piccoli agricoltori; o ancora il progetto Subhash Palekar Natural Farming portato avanti dallo stato indiano dell’Himachal Pradesh[4] che prevede lo stanziamento di fondi statali da investire nella formazione di agricoltori e produttori circa le tematiche dell’agricoltura sostenibile.

    Quella dell’agroecologia è senza dubbio una sfida aperta ed attuale che FOCSIV, insieme ad altre 17 organizzazioni europee riunite nel network CIDSE, ha raccolto ormai da anni. Il nostro obiettivo è quello di promuovere e sostenere l’agroecologia tra la società civile e nei processi politici di alto livello, raccogliendo e condividendo esperienze e conoscenze sui sistemi agroecologici[5.] É un approccio olistico e integrato che raggiunge simultaneamente l’economia, l’ambiente, il cambiamento climatico, la salute,  il sistema sociale e culturale, e rappresenta una risorsa fondamentale per la trasformazione del classico paradigma lineare illimitato estrazione-produzione-consumo-rifiuto, concetto su cui tutti noi dovremmo riflettere in un momento storico fondamentale come quello che stiamo vivendo.

     

    Articolo di Brigitta Boni e Caterina Rondoni, attiviste Focsiv

     

     

     

    [1] https://www.vestergaard.com/zerofly/

    [2] https://spnfhp.nic.in/en-IN/spnf.html

    [3] https://www.cidse.org/areas-of-work/food-systems/

    [1] https://www.vestergaard.com/zerofly/

    [2] https://spnfhp.nic.in/en-IN/spnf.html