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    Uniti nella solidarietà globale per aiutare i più fragili

    Good Shepherd International Foundation (GSIF), con la diffusione della pandemia COVID19, ha posto al centro del proprio operare in tante parti del mondo: l’essere tutti membri di una famiglia umana globale, fragile ma unita, che deve affrontare insieme un’emergenza che sta aggravando pesantemente le condizioni preesistenti di povertà, isolamento e discriminazione che colpiscono in modo sproporzionato i più vulnerabili, che hanno spesso un accesso limitato ai servizi sanitari e alle misure assistenziali.

    La Fondazione supporta i programmi delle Suore del Buon Pastore in più di 35 paesi in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina, fin dall’inizio della crisi ha cercato di intervenire immediatamente per ridurre gli impatti del COVID19 sulle comunità, con le quali lavora e per aiutare i diversi partner locali a rimodellare le proprie attività in modo da offrire assistenza immediata e sensibilizzazione per il contenimento dell’epidemia; continuare con nuove modalità le attività per la protezione e promozione dei diritti di ragazze, donne e bambini colpiti dalla povertà, dalla violenza domestica, dallo sfruttamento e dal traffico di esseri umani.

    Sulla base di un monitoraggio costante che GSIF sta effettuando insieme ai suoi partner locali, il 44% dei progetti sono stati momentaneamente sospesi a causa delle restrizioni previste nei diversi paesi, mentre il 37% sono stati, comunque, ridotti al minimo o proseguono le loro attività osservando le misure necessarie per prevenire la diffusione del virus, e garantire la sicurezza dello staff e delle persone che partecipano al progetto stesso.

    In diversi paesi sono già stati avviati piani alternativi per fornire servizi e attività essenziali e restare al fianco di chi è più in difficoltà.

    In Colombia sono distribuiti kit igienici e pacchetti alimentari per le famiglie di migranti venezuelani, impossibilitati a svolgere i lavori saltuari, che permettono loro di contare su un piccolo reddito familiare, mentre la consulenza psicologica per le donne migranti viene fatta a distanza, per telefono.

    Con la chiusura delle scuole, gli insegnanti del progetto educativo in Ecuador dalle aule hanno spostato le lezioni su WhatsApp per i bambini dei quartieri più poveri di Quito, per contrastare la povertà educativa e mantenere il rapporto con gli studenti anche in queste condizioni di isolamento.

    Grazie al lavoro dello staff locale, decine di famiglie nelle piantagioni di tè in Sri Lanka hanno ricevuto mascherine protettive e dei primi aiuti per l’approvvigionamento alimentare.

    In India si sta svolgendo attività di informazione e prevenzione per il COVID 19 con le donne Dalit, che partecipano al progetto di emancipazione economica, a loro sono stati distribuiti anche prodotti igienico-sanitari e pacchi familiari per affrontare l’emergenza alimentare.

    Un progetto di impresa sociale in Kenya prevede di aiutare le donne a trasformare la produzione di sapone e detergenti in disinfettanti e ad usare le macchine da cucire del centro di formazione di sartoria per realizzare maschere e kit da distribuire alla popolazione locale.

    In collaborazione con i capi villaggio delle comunità minerarie di Kolwezi, nella Repubblica Democratica del Congo, i nostri partner stanno realizzando attività di informazione e sensibilizzazione sugli aspetti sanitari e sui comportamenti da adottare per la prevenzione del contagio, tenendo conto delle culture e delle abitudini tradizionali locali.

    I programmi di GSIF sono profondamente radicati nelle comunità colpite dalla crisi COVID: i partner locali, suore e laici, continueranno a lavorare insieme a queste comunità anche quando l’emergenza sanitaria sarà passata e bisognerà, invece, costruire percorsi per la resilienza, in particolare per garantire la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza per le fasce più deboli, come le donne, le ragazze e i bambini.

    Per questo GSIF ha lanciato il COVID19 Global Solidarity Project per raccogliere fondi per sostenere i progetti più in difficoltà e intervenire con attività dirette a mitigare gli effetti sociali e economici della crisi su 50.000 persone più vulnerabili, che ora lo sono ancora di più.

     

    Per maggiori informazioni www.gsif.it/covid-19