Federazione degli organismi di volontariato
internazionale di ispirazione cristiana

Risollevarsi dalla crisi della cooperazione internazionale

Risollevarsi dalla crisi della cooperazione internazionale

Fonte immagine Staff Sgt. Jamal Sutter Via Wikimedia Commons. CC0 Public Domain

Ufficio Policy Focsiv – La cooperazione internazionale è in crisi. È in crisi la costruzione della pace e della giustizia. Gli obiettivi dello sviluppo sostenibile previsti nell’Agenda 2030 sono sempre più irrealizzabili. Le Nazioni Unite hanno proposto un Patto per il Futuro per cercare di superare gli ostacoli politici sulla sicurezza, ma intanto Trump ha creato il Board of Peace e ha scatenato la guerra contro l’Iran. Fare o minacciare la guerra, condizionare l’aiuto (L’aiuto come arma per sfruttare le risorse naturali – Focsiv), per avere qualcosa in cambio (approccio transazionale alla cooperazione), per poi investire e controllare lo sfruttamento delle risorse a vantaggio delle élite finanziarie e delle big companies, è diventato il nuovo evidente dis-ordine internazionale a scapito dell’ONU. Si impone il diritto della forza al posto della forza del diritto. Aumentano le risorse militari, diminuiscono quelle per la cooperazione.

In generale il taglio dei finanziamenti occidentali agli aiuti internazionali è cominciato ben prima del brusco stop deciso dall’amministrazione Trump. Già alcuni Paesi europei avevano iniziato a ridurre gli aiuti e soprattutto a cambiare le priorità politiche. Ora gli aiuti devono essere funzionali agli interessi nazionali, alla sicurezza militare nazionale, alla competizione geopolitica e geoeconomica per accaparrarsi e controllare le risorse naturali strategiche, i minerali critici, le terre rare. Risorse necessarie per la nuova industrializzazione e i nuovi servizi della tecnologia dell’informazione, dell’intelligenza artificiale, per la transizione digitale e energetica, per il complesso militare-industriale.  Questo si riflette chiaramente sui bilanci, gli investimenti per la cooperazione vengono sostituiti da quelli per la difesa.

La spesa totale per la difesa della Germania dovrebbe salire a circa 82,7 miliardi di euro nel 2026. Si tratta di circa 29,4 miliardi di euro in più rispetto all’importo previsto per il 2025. L’Italia ha in programma di aumentare il proprio bilancio per la difesa da 35,4 miliardi a 48,8 miliardi di dollari, e il bilancio per la difesa del Regno Unito per il 2024, pari a 84,2 miliardi, dovrebbe salire a 90,5 miliardi. In effetti, ogni paese della NATO dovrebbe aumentare la spesa per la difesa fino a raggiungere lo 0,5% del prodotto interno lordo.

Ma con l’aumento dei bilanci per la difesa, quelli per lo sviluppo diminuiscono. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico prevede un calo del 13%–25% degli aiuti bilaterali ai paesi meno sviluppati nel 2025. La Germania ha tagliato gli aiuti umanitari del 50% nel 2025 e ha mantenuto questo taglio per il 2026. Nel 2026 ha inoltre diminuito 331 milioni di euro, ovvero il 3%, dal Ministero Federale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, o BMZ. La Francia prevede di tagliare il suo budget APS di 820 milioni di dollari, ovvero il 16%, nel 2026, e il Regno Unito sta riducendo i suoi aiuti allo 0,3% del reddito nazionale lordo entro il 2027. L’Italia è uno dei pochi Paesi che mantiene gli investimenti per la cooperazione grazie al Piano Mattei, ma reindirizzandoli soprattutto verso gli interessi geoeconomici, come si vedrà più avanti.

Tutto ciò sta prefigurando un’architettura di sicurezza internazionale monopolizzata dalla difesa che però mina la stabilità a lungo termine, perché le vere condizioni della pace sono fondate sulla giustizia, sul rispetto dei diritti umani, sugli investimenti in istruzione e sanità, sull’occupazione e l’imprenditoria radicata nei territori. 

Queste nuove priorità politiche securitarie e geoeconomiche, deviano le risorse e strumentalizzano la cooperazione internazionale; mentre cresce l’indifferenza di fronte ai disastri umanitari, come aveva denunciato Filippo Grandi, direttore dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati, già ad aprile 2025, in una intervista al Corsera. Grandi ha detto: «Non sento mai esprimere un briciolo di timori per il potenziale collasso della cooperazione allo sviluppo», denunciando una «maggiore insensibilità rispetto a venti anni fa, siamo entrati in una cultura dell’indifferenza di fronte ai disastri umanitari che è anche frutto di certe politiche» (Gli effetti cataclismatici dei tagli agli aiuti allo sviluppo – Focsiv). Questa indifferenza si plasma con la lotta ai migranti: non a caso i tagli di Trump si sono indirizzati soprattutto verso l’agenzia ONU, mentre i soldi della cooperazione vengono addirittura strumentalizzati per fermare i migranti e costruire nuovi centri di detenzione per i rimpatri, come quello italiano in Albania. La nuova cooperazione europea prevede infatti di usare i fondi, oltre che per interessi geoeconomici, anche per l’esternalizzazione della politica migratoria, creando più condizioni di instabilità (Muri e tagli agli aiuti con più instabilità – Focsiv).

Infatti, l’Unione europea sta discutendo il nuovo bilancio (Verso Global Europe – Focsiv) e, se da un lato la Commissione propone un raddoppio della spesa per l’azione esterna, da 100 a 200 miliardi di euro, contrastando quindi la crisi finanziaria della cooperazione, dall’altro dà priorità all’iniziativa Global Gateway che consiste nel promuovere gli interessi geoeconomici dell’Europa, l’accesso alle risorse strategiche, alla creazione di infrastrutture fisiche e digitali per legare l’Africa all’Europa (Il Global Gateway dell’Unione europea tra geostrategia e sviluppo – Focsiv). A tal fine l’aiuto viene utilizzato soprattutto per mobilitare gli investimenti del settore privato, quindi privatizzando la cooperazione, con effetti dubbi sulla lotta alla povertà e alle disuguaglianze, con maggiori pericoli di corruzione e di spreco di risorse con nuove cattedrali nel deserto.

Il Global Gateway si collega sempre più strettamente al Piano Mattei del governo italiano, che alcune analisi mostrano come sia anch’esso una leva per grandi operazioni finanziarie e di investimento, guidate da alcune grandi imprese, con scarsi aiuti per la dimensione sociale (In che direzione va il Piano Mattei? – Focsiv e Cos’è il Piano Mattei? Indagine sulla coerenza del Piano Mattei per lo sviluppo sostenibile | CeSPI). Alcune Ong partecipano al Piano ma lamentano una trasparenza insufficiente e i rischi di una piega affaristica a danno delle comunità locali. Si chiede perciò una migliore coerenza delle politiche fondata sul rispetto dei diritti umani, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze, in stretto partenariato con le comunità locali e non solo con le élite (AOI sul Piano Mattei, criticità e raccomandazioni per una prospettiva inclusiva e sostenibile – Info cooperazione).

In questo contesto, la Focsiv, federazione degli organismi di servizio volontario internazionale di ispirazione cristiana, opera per la cooperazione, la giustizia e la pace tra i popoli con i suoi soci. Le 98 organizzazioni della società civile, agenzie e fondazioni di congregazione religiose che la formano, lavorano con le comunità locali del cosiddetto Sud Globale, per l’istruzione, la salute, le lotte dei movimenti locali per i diritti umani e per l’ambiente.

Non è una narrazione buonista, è la vera strada, il primo miglio (non l’ultimo) per costruire un mondo più giusto, equo, e quindi in pace. Superando la finta del partenariato non predatorio, tipo Global Gateway europeo e Piano Mattei italiano, per un approccio veramente decolonizzato. Questo è sempre più l’impegno della Focsiv così come di molte ONG che non sono più “fornitrici di servizi”, ma compagne di viaggio dei movimenti di liberazione del Sud Globale.

È in questo senso che dovrebbe essere riformulata la politica di cooperazione dal basso influenzando la politica dall’”alto”, dal Piano Mattei al Global Gateway (Tutti Fratelli per l’ecologia integrale. Quali orientamenti per il Piano Mattei? – Focsiv). Come chiedeva Papa Francesco e chiede Papa Leone, per un multilateralismo dal basso. Di qui anche la campagna per lo 0,70 (home – campagna 070): ovvero la richiesta al sistema politico italiano di aumentare i fondi per la cooperazione fino a raggiungere l’obiettivo dello 0,7% del reddito nazionale lordo stanziato per l’aiuto. La campagna ha sensibilizzato i parlamentari e il Ministero affari esteri, è stata diffusa in Italia con un progetto di sensibilizzazione orientato ai giovani: Generazione Cooperazione (Generazione Cooperazione – Focsiv).

Ma la strada è lunga: le condizioni politiche sono difficili con la deriva verso la spesa per il riarmo in un quadro internazionale di crisi della cooperazione. D’altra parte molti giovani sono sensibili alla questione perché sanno che il loro presente e futuro dipende da una loro cittadinanza attiva. Ogni anno sono migliaia i giovani che operano con il servizio civile all’estero, con i corpi civili di pace, con il volontariato delle centinaia di associazioni dei territori che si legano alle comunità del Sud nel creare rapporti di pace e di giustizia. Portare i giovani a confrontarsi con le istituzioni e i politici è uno degli impegni indispensabili, come ora si sta facendo con l’iniziativa Generazione Partecipazione (GEN P Generazione Partecipazione per la Partnership – Focsiv). Mentre deve continuare la pressione sui politici da parte delle reti delle ONG e non solo, per ampliare il dibattito.