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Diritti umani, imprese e finanza

Nell’ultimo decennio si è evidenziato lo stretto legame esistente tra imprese, finanza e rispetto dei diritti umani.

Aumenta la consapevolezza del fatto che il sistema economico consumistico e la delocalizzazione delle imprese sta creando nuove forme di schiavitù attraverso lo sfruttamento della forza lavoro di Paesi con strutture governative fragili e corrotte.

Le Linee guida dell’ONU relative alle imprese ed ai diritti umani, adottate nel 2011, intervengono per contrastare la sistematica violazione dei diritti umani nel mercato del lavoro.

L’Accordo raggiunto è non vincolante, però, statuisce dei Principi Guida delle Nazioni Unite in materia di impresa e diritti umani (UN Guiding Principles on Business and Human Rights – UNGP), i quali sono stati approvati all’unanimità dallo Human Rights Council nel giugno 2011. Sebbene si tratti di soft law, rappresentano lo standard normativo principale della materia.

Non si è riusciti a pervenire ad un accordo vincolante perché i Paesi del Nord, in cui hanno sede l’85% delle multinazionali, sono contrari ad un testo vincolante.

In attuazione dei “Principi guida su imprese e diritti umani”, il 15 dicembre 2016 è stato presentato dal Governo Italiano il Piano di Azione Nazionale su Impresa e Diritti Umani 2016-2021.
Il Piano è uno strumento che va incontro alle nuove esigenze di interazione fra diritti umani e dimensione economica nel solco aperto dai “Guiding Principles on Business and Human Rights”.

Questo approccio combinato è stato rafforzato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile.

Nell’impostazione del Piano di Azione Nazionale, il rispetto dei diritti umani, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili, è l’elemento principale per riequilibrare le distorsioni e le inefficienze prodotte da contesti economici e produttivi in cui il mercato del lavoro è inefficiente.

L’Italia si impegna dunque per la promozione e la realizzazione di azioni-chiave volte ad attribuire ai diritti umani una valenza prioritaria in modo tale da evitare e minimizzare l’eventuale impatto negativo dell’attività d’impresa in tale ambito. Questo approccio, nel solco della già importante azione italiana in questo senso, dovrà essere sviluppato anche nel quadro dell’azione esterna, incoraggiando e favorendo l’adozione di adeguate misure per il rafforzamento della tutela dei diritti umani nella conduzione di attività economiche a livello regionale ed internazionale.

Ciò significa aumentare il controllo sulla filiera produttiva e sulle importazioni, poiché i soggetti più colpiti sono proprio quelli che sono nascosti all’interno della produzione.

Per ciò che riguarda la relazione specifica fra Finanza e Diritti Umani l’aspetto principale che viene in essere riguarda la necessità di controllo sugli scambi commerciali internazionali onde evitare che vengano eluse le norme in materia fiscale e laburista che creano fenomeni di concorrenza sleale i quali causano non solo un grave pregiudizio ai diritti dei lavoratori ma anche delle inefficienze del sistema economico che portano alla distruzione delle economie locali.

FOCSIV si impegna per cercare di ridurre il divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri, promuovendo l’empowerment delle comunità locali, dando voce alle comunità rurali e sensibilizzando sulle tematiche dello sfruttamento della manodopera.

Una delle campagne sostenute da FOCSIV per intervenire nell’ambito dell’Alta Finanza, che specula liberamente senza neppure l’imposizione di un’imposta è quella di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie dello O,O5%, da cui prende il nome la campagna zerozerocinque.

La Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie (TTF) raccoglierebbe in Italia tra i 3 e i 6 miliardi di euro su base annua. Quest’imposta non scoraggerebbe i normali investimenti sui mercati, mentre è ben diversa la situazione per chi specula comprando e vendendo titoli nell’arco di pochi secondi o addirittura di millesimi di secondo e che dovrebbe pagare la tassa per ogni transazione, inoltre sarebbe possibile  reinvestire tale somma in progetti di impatto sociale che rimedino alle storture del sistema economico.

  
  
  
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