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Giovani, pace e sicurezza

Giovani, pace e sicurezza

Fonte immagine: Pubblicato il Primo Piano d’Azione Nazionale “Giovani, Pace e Sicurezza” (2026–2029) – RUNIPACE

L’Italia si dota del suo primo Piano Nazionale

Ufficio Policy Focsiv – Nell’ambito del Progetto GEN P Generazione Partecipazione per la Partnership – Focsiv  diamo spazio a un nuovo processo di cui l’Italia si è dotata per favorire il ruolo dei giovani per l’agenda della pace. L’Italia infatti è tra i primi paesi al mondo ad essersi dotata di un Piano Nazionale su Giovani, Pace e Sicurezza. Ora si tratta di renderlo concreto, assicurando ai giovani un ruolo da veri protagonisti e non da semplici destinatari, e garantendo una governance partecipata e le risorse senza le quali resterà un documento ben scritto ma senza effetti reali.

Il 16 aprile 2026 l’Italia ha adottato il primo Piano Nazionale d’Azione su Giovani, Pace e Sicurezza (NAP YPS 2026-2029), diventando il secondo paese europeo e uno dei primi al mondo a dotarsi di uno strumento istituzionale di questo tipo, traducendo in impegni concreti la Risoluzione 2250 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata nel 2015, e le successive risoluzioni sull’agenda Youth, Peace and Security: la 2419 del 2018, la 2535 del 2020 e la 2807 del 2025. Il Piano è stato presentato il 20 maggio 2026, nell’ambito della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASviS, in un seminario ospitato dall’Istituto Luigi Sturzo a Roma.

L’agenda YPS si articola tradizionalmente in cinque pilastri: partecipazione, protezione, prevenzione, partenariati, disarmo smobilitazione e reintegrazione. Insieme, definiscono un approccio integrato che va dalla creazione di spazi stabili di dialogo istituzionale alla protezione dei giovani nei contesti di conflitto armato, dall’educazione alla pace e alla lotta alla radicalizzazione, fino al sostegno ai programmi di reintegrazione sociale e lavorativa per i giovani ex combattenti o colpiti dalla guerra.

I cinque pilastri dell’Agenda YPS

PilastroContenuto
PartecipazioneCreare meccanismi permanenti di consultazione tra giovani e istituzioni, spazi di dialogo multilivello e programmi di formazione alla leadership e alla mediazione. Promuovere il ruolo dei giovani nelle missioni di pace e nei processi multilaterali.
ProtezioneAdottare misure a tutela dei giovani nei contesti di conflitto armato, rafforzare gli spazi civici sicuri, inclusi quelli digitali, e prevenire fenomeni di violenza, discriminazione e abuso.
PrevenzioneAttuare programmi educativi nelle scuole e nelle università sulla cultura della pace e della non violenza, promuovere iniziative di sensibilizzazione sui rischi della disinformazione e della radicalizzazione, rafforzare il Corpo Civile di Pace come strumento di prevenzione e mediazione.
PartenariatiConsolidare la cooperazione tra istituzioni, organizzazioni giovanili, centri di ricerca, università e organismi internazionali. Promuovere partenariati transnazionali per mobilitare risorse politiche, tecniche e finanziarie a sostegno dei giovani nelle aree di conflitto.
Disarmo, smobilitazione e reintegrazioneSviluppare programmi di inclusione sociale, educativa e lavorativa per giovani ex combattenti o colpiti da conflitti, sostenere progetti di riconciliazione comunitaria guidati da giovani e valorizzare il ruolo delle associazioni giovanili nella ricostruzione del tessuto sociale post-bellico.

Il NAP YPS si articola in tre parti. La prima offre una ricognizione del quadro internazionale e regionale, analizzando l’evoluzione dell’agenda YPS nelle principali organizzazioni multilaterali e i temi trasversali che la intersecano: clima e sicurezza, sfide digitali, sicurezza alimentare, disarmo, e il legame con l’agenda Donne, Pace e Sicurezza. La seconda parte definisce obiettivi, misure e azioni nazionali organizzati attorno ai cinque pilastri dell’agenda ONU: partecipazione, protezione, prevenzione, partenariati e reinserimento/reintegrazione. La terza parte stabilisce il sistema di governance, le modalità di monitoraggio e le risorse finanziarie. A presiedere l’attuazione del Piano è la Cabina di regia nazionale sull’Agenda YPS, un organismo a composizione ibrida che riunisce rappresentanti delle principali amministrazioni pubbliche, coordinati attraverso il CIDU (Comitato Interministeriale per i Diritti Umani), e le reti giovanili formali e informali operanti su scala nazionale e internazionale, attraverso il Consiglio Nazionale dei Giovani. Il mandato della Cabina verterà sul monitoraggio e sulla promozione del dialogo con attori internazionali e regionali, attivando piattaforme di confronto, processi di consultazione aperta, percorsi formativi e progettualità mirate in aree regionali o paesi pilota.

Dal punto di vista finanziario, il Piano prevede un’allocazione annua di risorse dedicate anche se il piano non specifica cifre, gestite da una commissione appositamente istituita presso il MAECI. I risultati saranno rendicontati in tre rapporti pubblici nell’arco del quadriennio, con indicatori che misureranno l’impatto dei progetti sul territorio italiano, il livello reale di coinvolgimento dei giovani e la trasparenza nell’uso delle risorse.

Un processo partecipativo

Il Piano è il frutto di un percorso costruito a partire dal 2024, coordinato dalla Direzione Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). A guidare il processo è stato Luca Fratini, Coordinatore per le agende Donne, Pace e Sicurezza e Giovani, Pace e Sicurezza, e Vice Direttore per i Diritti Umani e le Nazioni Unite. La stesura tecnica è stata affidata alla professoressa Cristiana Carletti, esperta del CIDU.

Il Consiglio Nazionale Giovani ha coordinato l’ultimo tavolo di lavoro, che ha visto la partecipazione di esperti senior e giovani selezionati attraverso call aperte. Un riferimento importante lungo questo cammino è stato il Manifesto Italiano Giovani, Pace e Sicurezza, varato nell’aprile 2024 da una coalizione della società civile, che aveva individuato otto priorità fondamentali poi confluite nell’elaborazione del Piano.

Le otto priorità del Manifesto Italiano Giovani, Pace e Sicurezza

Aprile 2024 — coalizione della società civile

N.PrioritàContenuto
1Dialogo inclusivoApertura di tavoli di lavoro inclusivi e intersezionali con le organizzazioni giovanili della società civile per integrare le prospettive dei giovani nella definizione delle politiche.
2Partecipazione attiva dei giovaniCreazione di meccanismi per facilitare la partecipazione di giovani provenienti da diverse etnie, generi, religioni e contesti socioeconomici nei processi di costruzione della pace.
3Collaborazione multilateraleRafforzamento del coinvolgimento delle forze politiche italiane nella localizzazione della Risoluzione 2250, in sinergia tra dipartimenti governativi e organizzazioni giovanili.
4Integrazione nel contesto legale e istituzionaleAdozione di politiche nazionali che incorporino i principi della Risoluzione 2250, con organismi consultivi giovanili a livello governativo e risorse finanziarie dedicate.
5Costruzione di conoscenza e capacitàProgrammi di formazione, mentorship e stage per dotare i giovani delle competenze necessarie a partecipare efficacemente ai processi decisionali e di pace.
6Creazione di un Advisory BoardIstituzione di un organismo consultivo composto da rappresentanti di organizzazioni giovanili, con mandato chiaro e risorse adeguate, coinvolto attivamente nell’implementazione del Piano.
7Fondi duraturi e inclusivi per le organizzazioni giovaniliRiduzione delle barriere burocratiche e allocazione di risorse stabili e accessibili alle organizzazioni giovanili, anche nell’ambito del Fondo missioni internazionali.
8Piano Nazionale d’AzioneElaborazione di un Piano Nazionale d’Azione con obiettivi, strategie e misure concrete, dotato di risorse finanziarie adeguate e redatto in collaborazione con le organizzazioni giovanili.

Fonte: Manifesto Italiano Giovani, Pace e Sicurezza, ASviS, aprile 2024.

Con l’adozione del Piano si apre la fase più impegnativa, ossia trasformarlo in azioni concrete. Questo richiederà risorse finanziarie dedicate una volontà politica continuativa e l’attenzione e cooperazione da parte dei media e della società civile per evitare di perdere il momentum. Senza un budget adeguato e senza la disponibilità delle istituzioni a uscire dalla logica del documento-vetrina, il Piano rischia di restare lettera morta.

Sul piano della governance, una delle questioni più concrete che si sta affrontando riguarda la distribuzione dei compiti: quali temi assegnare a quali ministeri, come costruire una gestione condivisa tra amministrazioni diverse e come garantire che i giovani non siano semplicemente destinatari di politiche pensate per loro, ma protagonisti attivi nella loro attuazione e attori dotati di una propria agency. L’obiettivo sono i giovani come soggetti che co-governano i processi, non come categoria da tutelare e passiva.

La sfida più profonda è costruire un dialogo istituzionale autentico che includa le nuove generazioni non solo nelle consultazioni formali, ma nei processi decisionali reali. Non basta sentire i giovani, ma occorre che la loro partecipazione sia identificativa, cioè che si riconoscano davvero nelle politiche che contribuiscono a costruire, e che questo riconoscimento alimenti l’affezione democratica in un momento in cui la fiducia nelle istituzioni è fragile.

Questo significa anche lavorare su processi di consultazione con basi giuridiche solide, che diano alle organizzazioni giovanili un ruolo stabile e non episodico. E significa trovare finanziamenti come investimento strutturale in una governance più inclusiva e più capace di rispondere alle crisi del presente che coinvolgono i giovani. Ora tocca alle istituzioni, alla società civile e ai giovani stessi tenere fede a questa affermazione, trasformando un piano ben scritto in un cambiamento misurabile e concreto.