Fonte immagine CEBRI-Journal | Transitioning Away from Fossil Fuels
Ufficio Policy Focsiv – Riprendiamo qui le fila della prima Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili, tenutasi a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile 2026 (Verso la transizione dalle fonti fossili? – Focsiv), è stato infatti pubblicato il rapporto sulla conferenza (santa-marta-taff-report-june.pdf) che presenta la visione sulla transizione, 10 punti chiave che affermano la necessità del multilateralismo con coalizioni di attori che si impegnano ad accelerare il processo di transizione su basi di equità.
“Compiamo un primo passo decisivo verso un futuro energetico pulito, incentrato sulle persone, sicuro, sovrano e inclusivo per tutti.” Selwin Hart, Consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l’azione climatica e la transizione giusta.
Dal 24 al 29 aprile 2026 la Colombia e i Paesi Bassi hanno organizzato la prima Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili. La conferenza, ospitata a Santa Marta, ha riunito 57 paesi e oltre 1000 individui con la finalità di far progredire gli impegni globali assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Nel corso di queste cinque giornate, paesi e rappresentanti di 14 gruppi (governi subnazionali, mondo accademico, movimenti sociali, ONG, sindacati, parlamentari, settore privato, banche multilaterali di sviluppo, popoli indigeni, popolazioni afrodiscendenti, contadini, bambini e giovani, donne e diversità, gruppi religiosi) hanno creato uno spazio sicuro di dialogo su come portare avanti una transizione giusta, ordinata ed equa dai combustibili fossili.
Alla COP28 di Dubai la comunità internazionale aveva già riconosciuto la necessità di una transizione dai combustibili fossili nei sistemi energetici, ma la cooperazione pratica su come realizzarla resta limitata. Le discussioni alla COP30 di Belém hanno ulteriormente evidenziato la necessità di un processo complementare per far progredire l’azione tra paesi e portatori di interesse. Dall’inizio dell’anno, le crescenti tensioni geopolitiche e la persistente volatilità dei mercati energetici hanno rafforzato l’urgenza di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, necessaria per la sicurezza energetica, la resilienza economica e l’azione per il clima. In questo contesto, la conferenza ha creato uno spazio innovativo, inclusivo e orientato all’azione, riunendo un’ampia “coalizione di chi agisce” da tutto il mondo.
Un processo esaustivo, trasparente e inclusivo ha garantito il successo di Santa Marta, riunendo paesi che rappresentano un terzo del PIL mondiale, il 30% della domanda e il 20% dell’offerta di combustibili fossili. I dialoghi sono stati aperti e costruttivi: i paesi hanno parlato con franchezza delle sfide che affrontano, in un clima privo di giudizio e senza la pressione di dover raggiungere esiti negoziati. È questo lo “spirito di Santa Marta” che ora anima il lavoro per accelerare l’attuazione e dare alla transizione un posto centrale nel dibattito globale.
I combustibili fossili restano responsabili di oltre il 75% delle emissioni globali di gas serra, ma la rapida crescita delle energie rinnovabili conferma che il cambiamento ha acquisito slancio significativo: entro il 2025 la capacità rinnovabile globale sarà quasi il 50% superiore rispetto al 2023 e quasi tutta la nuova domanda energetica sarà soddisfatta da fonti rinnovabili. Restano tuttavia dipendenze strutturali da superare, tra cui vincoli fiscali e di debito, spazio fiscale limitato, alto costo del capitale, limiti tecnologici e questioni commerciali.
La Visione di Santa Marta: dieci punti chiave
Sulla base dei contributi raccolti prima e durante la conferenza, Colombia e Paesi Bassi hanno elaborato una Visione di Santa Marta articolata in dieci punti.
1. La transizione dai combustibili fossili è una priorità decisiva del nostro tempo, essenziale per gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e per mantenere a portata l’obiettivo di 1,5°C, oltre che per rispondere agli shock economici, sociali e geopolitici attuali costruendo sicurezza energetica di lungo periodo.
2. Una coalizione aperta e flessibile di paesi disposti ad agire può andare oltre il minimo comune denominatore, coniugando ambizione e inclusività attorno a soluzioni pratiche e sostegno reciproco.
3. Esistono condizioni favorevoli, quali il calo dei costi delle rinnovabili e l’innovazione tecnologica, ma benefici e opportunità restano distribuiti in modo diseguale: servono una governance più solida, cooperazione internazionale e riforme.
4. La transizione non è una semplice sostituzione di fonti energetiche, ma una trasformazione economica, politica, sociale e istituzionale profonda, dal livello globale a quello locale, che richiede un approccio dell’intero governo e dell’intera società.
5. Trasformare offerta e domanda energetica richiede una pianificazione coordinata dell’intero sistema energetico ed economico, con politiche coerenti dall’estrazione al consumo, sostenute da pianificazione strategica, politica industriale, diversificazione economica e cooperazione internazionale.
6. La transizione sarà fondata sui diritti e radicata nei territori: le soluzioni locali vanno riconosciute, rafforzate e ampliate, senza riprodurre disuguaglianze o creare nuove forme di dipendenza.
7. Azione nazionale e cooperazione internazionale sono ugualmente indispensabili, al centro delle quali si collocano nuove o rafforzate tabelle di marcia nazionali o regionali allineate a 1,5°C.
8. Superare la dipendenza economica dai combustibili fossili richiede di affrontare un complesso intreccio di vincoli nazionali e internazionali: debito, costo del capitale, barriere tecnologiche e sussidi ai combustibili fossili che ne mantengono artificiale la competitività.
9. Il successo della transizione richiede azione sia all’interno sia al di fuori della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), in coerenza con iniziative esistenti come BOGA (Beyond Oil and Gas Alliance | Redefining Climate Leadership), PPCA(Powering Past Coal Alliance) e CETP (CETPartnership – Clean Energy Research & Innovation Funding), evitando duplicazioni.
10. Un mondo oltre i combustibili fossili è possibile: accelerare il cambiamento richiede forme di cooperazione plurilaterale radicate nel consenso multilaterale, capaci di costruire percorsi pratici condivisi.
Prossimi passi
Il processo di Santa Marta proseguirà in vista della seconda Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili, prevista nel 2027, che vedrà come nuovi co-organizzatori Tuvalu e Irlanda insieme a Colombia e Paesi Bassi. Il gruppo di coordinamento composto dai quattro paesi ospitanti rafforzerà i collegamenti con le alleanze esistenti e con il gruppo di attivazione della COP30 sulla transizione giusta, ordinata ed equa, ancorando il lavoro alla scienza. I tre filoni di lavoro annunciati alla fine della conferenza saranno avviati entro fine luglio, per garantire coinvolgimento continuo, analisi più approfondite e azione congiunta. La transizione dai combustibili fossili resta un processo complesso, che richiede tempo e gestione attenta, ma decarbonizzare i sistemi economici, commerciali ed energetici resta la via migliore verso società eque, sostenibili e resilienti.








