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La valutazione intergenerazionale secondo i giovani

La valutazione intergenerazionale secondo i giovani

Fonte immagine Il 29 settembre parliamo di valutazione d’impatto generazionale e di genere | Italia Open Gov

Ufficio Policy Focsiv – Finita l’estate riprendono le attività del progetto GEN P Generazione Partecipazione per la Partnership – Focsiv in vista della revisione della Strategia di Sviluppo Sostenibile. Una Strategia che si avvarrà di un nuovo importante strumento, la valutazione di impatto intergenerazionale. Di seguito un articolo scritto dai giovani di Gen P.

Agire per il futuro, riguarda soprattutto le giovani generazioni. Dovrebbero essere tra i protagonisti principali nel valutare le politiche che li riguardano. Ma non è così. Un’ importante novità è la valutazione di impatto intergenerazionale (VIG), introdotta con la legge n.167 del 2025 e prima ancora dalla modifica dell’articolo 9 della Costituzione. La VIG è uno strumento preventivo che permette di analizzare gli effetti sociali, ambientali ed economici delle politiche pubbliche sulle generazioni future.

Su questo abbiamo raccolto alcune riflessioni dei giovani del progetto Gen P, emerse durante la partecipazione al percorso Giovani per la PCSD, un ciclo di incontri e lavori collettivi promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per costruire una matrice di valutazione.

Il percorso, iniziato a febbraio di quest’anno, ha visto lo svolgimento di laboratori e lavori di gruppo tra giovani partecipanti. La prossima tappa è a Parma, dove il 29 settembre si terrà l’evento “Sostienimi – From the Youth Voluntary Review to the Localisation of the 2030 Agenda”, organizzato dal Comitato Parma Capitale Europea dei Giovani 2027 in collaborazione con il MASE. L’incontro sarà un’occasione di restituzione della Youth National Review (YNR), presentata nel luglio 2026 al Forum Politico di Alto Livello delle Nazioni Unite, e di confronto sui risultati del lavoro svolto sulla matrice di valutazione.

Il lavoro dei giovani, a cui Gen P ha partecipato, è partito dalla costruzione di una matrice che mette in relazione la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) e lo Youth Progress Index (YPI). La prima indicale scelte strategiche e gli obiettivi di sostenibilità dell’Italia; il secondo serve a misurare la condizione dei giovani attraverso indicatori come salute, istruzione, occupazione, sicurezza e pari opportunità. La matrice permette così di osservare se le politiche di sostenibilità producono effetti concreti sulle giovani generazioni e contribuiscono a ridurre il divario generazionale. Dal confronto sono emerse alcune priorità: crisi abitativa e lavorativa, sicurezza percepita e salute mentale. I giovani hanno inoltre sottolineato la necessità di investire nell’educazione, nella partecipazione giovanile, nella tutela ambientale e nella qualità dei servizi.

Secondo Alessandra Innocenti: “I dati così incrociati andrebbero a costruire un quadro di possibilità concrete: non più solo parole e buone intenzioni ma i primi passi verso azioni significative che mettano al centro il contributo attivo e il benessere delle nuove generazioni. La matrice si classificherebbe quindi come uno strumento per rafforzare la Valutazione di Impatto Generazionale nel campo delle politiche per la sostenibilità. È ormai riconosciuto come necessario dotarsi di strumenti per la valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sui giovani, ma includere la sostenibilità nel quadro è imperativo. Serve una visione di insieme che tenga conto delle conseguenze delle politiche pubbliche sulle persone e sull’ambiente”.

Per Francesca Munerol: “la matrice di valutazione è importante perchè è un’attuazione concreta della Costituzione: dà sostanza pratica alla riforma dell’Articolo 9 del 2022 che ora decreta “la tutela dell’ambiente e della biodiversità anche nell’interesse delle future generazioni” ed evita misure “anti-generazionali”, bloccando o correggendo preventivamente leggi che scaricherebbero debiti economici o disastri ambientali sulle giovani generazioni”.

Il percorso promosso dal MASE è stato sicuramente rivoluzionario perchè ha rotto la dinamica della “consultazione di facciata”, creando un gruppo di giovani under 35 i cui contributi entreranno direttamente nella governance della sostenibilità. Ha inoltre offerto formazione mirata agli enti locali per calare la VIG nei territori con sperimentazioni in alcuni Comuni pilota. D’altra parte, secondo Carolina Casale: “il percorso ha presentato alcune criticità: la gestione delle scadenze di lavoro, caratterizzata dalla presenza della pausa estiva, che ha compromesso la continuità del lavoro di gruppo, l’assenza di una piattaforma collaborativa centralizzata e la mancata inclusione di spazi di confronto dedicati alla comprensione degli obiettivi e degli indicatori che ha reso alla volta complesso il lavoro di lettura della matrice, richiedendo sforzo e pazienza”.

Alessandra propone che: “un prossimo passo sarebbe la localizzazione della matrice: prendendola come base a cui ispirarsi, bisognerebbe creare dei meccanismi per declinarla sui vari territori, per arrivare a politiche concrete che facciano uso di questa prospettiva incrociata di VIG e Strategia di Sviluppo Sostenibile”. Secondo Francesca: “occorre però evitare la burocratizzazione, perchè il rischio è che la VIG diventi l’ennesimo “timbro” formale da apporre alle leggi. Va mantenuta la natura qualitativa e partecipativa del processo.”  Mentre è necessario estendere il perimetro d’azione: attualmente la legge esclude i decreti-legge d’urgenza dall’obbligo di VIG, dettaglio non di poco conto, dato che gran parte delle riforme cruciali passa da questi decreti. Infine, sarebbe utile migliorare la disponibilità dei dati granulari: spesso mancano dati statistici locali aggiornati relativi all’universo giovanile, rendendo difficile applicare gli indici YPI nei piccoli Comuni.

Per Clara Zaffino, partecipante al gruppo Under 35 di Gen P, il valore del percorso è anche nella sua capacità di generare un effetto moltiplicatore. “Per me, in particolare, questo percorso è interessante perché Reggio Calabria è stata una delle prime città italiane ad adottare la matrice, portando un’innovazione nel sud Italia, un territorio segnato da fenomeni come la fuga di cervelli e competenze. L’inclusione di un gruppo di giovani nella costruzione e nell’applicazione della matrice può inoltre produrre un importante effetto moltiplicatore: le persone coinvolte possono riportare nelle proprie organizzazioni e nei propri Comuni le competenze acquisite, favorendo l’adozione di strumenti analoghi per valutare l’impatto delle politiche sulle giovani generazioni. La modalità online ha permesso di coinvolgere un bacino più ampio e proveniente da diverse parti d’Italia e anche dall’estero, mentre Parma rappresenta un’importante occasione di confronto diretto, che attendo con grande interesse”.

Il percorso MASE dei Giovani per la PCSD è il primo passo che l’Italia sta compiendo verso l’applicazione integrale della valutazione di impatto intergenerazionale alle politiche pubbliche, ma resta ancora indietro rispetto agli strumenti e gli standard europei esistenti. Se si resta su questo tracciato, però, si può guardare con fiducia ad un futuro innovativo, dove meccanismi strutturali di inclusione delle giovani generazioni nei processi decisionali saranno obbligatori e diffusi, di modo che le persone giovani abbiano voce in capitolo nella costruzione delle politiche che li riguardano da vicino, vale a dire: tutte.