Federazione degli organismi di volontariato
internazionale di ispirazione cristiana

Per una strategia di sviluppo sostenibile e una cooperazione internazionale più ambiziose!

Per una strategia di sviluppo sostenibile e una cooperazione internazionale più ambiziose!

Fonte immaredazionegine youtube.com/watch?v=MveqwsA8HGk

Ufficio Policy Focsiv- Ieri è stato presentato il Rapporto ASviS 2026 – ASviS, alla cui redazione ha partecipato Focsiv insieme ad AOI, fornendo dati e posizionamento sulla cooperazione internazionale. Una partecipazione che si collega anche al progetto GEN P Generazione Partecipazione per la Partnership – Focsiv riguardo la revisione della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e la costruzione della valutazione di impatto intergenerazionale.

Purtroppo negli ultimi anni il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile si è allontanato: in Italia il 58% dei target non verrà conseguito entro il 2030. La politica a livello internazionale e nazionale ha fatto passi indietro, le crisi ambientali, sociali ed economiche sono cresciute e la sfiducia è aumentata. Il rapporto presenta una analisi di tutto ciò con dati e misure inequivocabili.

Qui riassumiamo le principali raccomandazioni che chiedono una Strategia di sviluppo sostenibile ambiziosa e che orienta effettivamente le politiche, così come un maggiore investimento per la cooperazione internazionale in un mondo altrimenti sempre più frammentato.

Il primo passo consiste nel definire urgentemente una Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) capace di orientare e coordinare le politiche settoriali, comprese quelle economiche e finanziarie. La nuova Strategia, da rivedere entro la fine del 2026, dovrebbe diventare il riferimento per il programma della prossima legislatura e per la programmazione di bilancio.

L’Alleanza propone inoltre di dotare l’Italia di una governance anticipante, in grado di utilizzare sistematicamente la previsione strategica e l’analisi di scenari alternativi nelle decisioni pubbliche.

In questa prospettiva si inseriscono anche la Valutazione d’Impatto Generazionale e la Valutazione d’Impatto di Genere, introdotte dalla legge n. 167 del 2025, per rendere esplicite le conseguenze delle nuove norme sulle giovani generazioni e su quelle future ed evitare che le politiche producano squilibri di genere.

Le proposte dell’ASviS riguardano anche il rilancio degli investimenti (superando la falsa contrapposizione tra competitività e sostenibilità), il contrasto alla povertà, il rafforzamento della sanità pubblica, l’equità educativa, la qualità del lavoro e l’accelerazione della transizione energetica. La posta in gioco è alta e va oltre la scadenza dell’Agenda 2030. L’ASviS ha lanciato le sue proposte. Ora sta al governo, partiti, istituzioni, accoglierle e renderle parte del dibattito pubblico presente e futuro.

Accanto a queste raccomandazioni ne seguono altre per i diversi temi. Qui riprendiamo quelle che guardano al livello internazionale.

Pace, difesa e sicurezza

La pace e la sicurezza costituiscono una priorità, in ossequio all’articolo 11 della Costituzione, alla Carta delle Nazioni Unite, ai Trattati europei e al Patto sul Futuro. L’ASviS riconosce la necessità di affrontare le nuove minacce alla sicurezza, ma le risposte vanno inserite in un quadro più ampio, nel quale il rispetto del diritto internazionale, la prevenzione dei conflitti, la diplomazia e la coopera zione restino strumenti essenziali.

Per ciò che concerne la partecipazione a missioni internazionali è necessaria maggiore trasparenza, un rafforzamento del ruolo di indirizzo e controllo del Parlamento e un riequilibrio a favore delle iniziative multilaterali e degli strumenti civili di mediazione e protezione umanitaria. L’azione 13, lettera c), del Patto sul Futuro chiede di assicurare che le spese militari non compromettano gli investimenti nello sviluppo sostenibile e nella costruzione di una pace durevole.

Questo impegno deve essere verificato attraverso bilanci trasparenti, valutazioni di coerenza delle politiche, controlli indipendenti e un’effettiva supervisione parlamentare.

In tale prospettiva, si pro pone l’istituzione di un Centro nazionale di eccellenza per i Corpi Civili di Pace, capace di formare professionalità, certificare competenze e mettere l’esperienza italiana a disposizione di una futura capacità europea permanente di prevenzione e gestione non armata dei conflitti.

La nozione di sicurezza non può esaurirsi nella protezione dei confini: comprende anche la resilienza energetica e climatica, la sicurezza alimentare e digitale, la protezione dei dati e la continuità dei servizi e delle infrastrutture critiche, ma anche la gestione delle migrazioni, che non deve essere ridotta a un problema di sicurezza delle frontiere.

Le politiche in questo campo devono essere fondate su evidenze e il pieno rispetto dei diritti umani, attraverso una verifica rigorosa degli accordi con i Paesi di transito, procedure di asilo efficaci anche nella tutela dei diritti, e il rafforzamento dei canali di ingresso regolare per lavoro.

Occorre contrastare lo sfruttamento, garantire tempi certi per le procedure e coinvolgere le organizzazioni umanitarie nella costruzione di risposte coerenti con gli obblighi internazionali dell’Italia: nel frattempo, vanno abbandonate sia l’immotivata esternalizzazione radicale delle procedure di asilo sia la delocalizzazione della gestione del fenomeno, in quanto esse, se lanciano un messaggio di dissuasione a chiedere asilo, rischiano di rendere più sommaria e meno garantista la procedura, con conseguente indebolimento dello Stato di diritto e della protezione a coloro che ne hanno diritto.

Vanno invece modificate e rafforzate le misure per le migrazioni regolari per motivi di lavoro, visto che oggi meno del 20% delle richieste ha successo

Impegno globale, impegno per l’Europa

L’Italia può difendere efficacemente i propri interessi e contribuire allo sviluppo sostenibile soltanto in un quadro di cooperazione internazionale e di maggiore integrazione europea.

La Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione nella prima metà del 2028 dovrebbe diventare l’occasione per riaprire il confronto sulle riforme istituzionali, anche in vista delle elezioni europee del 2029. Riavviando il dibattito sugli esiti della Conferenza sul futuro dell’Europa del 2021-2022, tra le proposte da riportare in discussione si sottolineano quelle riguardanti liste transnazionali per il Parlamento europeo, la sua capacità di iniziativa legislativa, l’elezione diretta del Presidente della Commissione e il superamento dell’unanimità nelle politiche ordinarie.

Sono riforme che possono rendere l’Unione più democratica ed efficace, soprattutto nella prospettiva dell’allargamento a nuovi Stati membri.

Alla maggiore integrazione istituzionale devono corrispondere una politica estera europea più unitaria e una capacità di sicurezza e difesa maggiormente integrata, accompagnata dal rafforzamento della diplomazia e degli strumenti civili di pace.

Anche la qualità delle decisioni europee deve migliorare, attraverso valutazioni sistematiche dei loro effetti sugli SDGs, sulle disuguaglianze e sulle generazioni future, evitando che la semplificazione normativa indebolisca le tutele ambientali e sociali.

Il negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 rappresenta un banco di prova determinante: occorre rafforzare la capacità fiscale e di investimento comune, tutelare le politiche di coesione ed esplorare nuove modalità di mobilitazione delle risorse pubbliche e private, tenendo conto dei costi della «non-Europa» e dell’inazione.

L’UE e l’Italia devono contribuire a rimuovere gli ostacoli che impediscono le riforme dell’ONU previste dal Patto sul Futuro, sostenendo proposte come quella che punta alla limitazione del diritto di veto del Consiglio di sicurezza o la creazione di un panel internazionale per affrontare le diseguaglianze, come discusso nel 2025 in sede del G20 del Sud-Africa. Devono poi sostenere in tutti i modi le azioni per la pace e la prevenzione dei conflitti, nel rispetto dell’obiettivo di promozione della pace indicato all’art. 3 del Trattato UE.

La cooperazione allo sviluppo deve tornare a occupare un posto centrale nella politica estera ita liana. L’ASviS propone di introdurre un meccanismo di programmazione certo e progressivo per il raggiungimento, entro il 2030, dell’obiettivo dello 0,70% del RNL per l’APS, a partire dalla prossima Legge di Bilancio 2027, riconoscendo le spese per la cooperazione allo sviluppo come spese non rimodulabili e come oneri inderogabili.

Va poi rafforzato il canale multilaterale di investimenti per la salute e la parità di genere, riequilibrando in questa direzione le iniziative del Piano Mattei. Coerentemente con l’Impegno di Siviglia, è necessario passare da un meccanismo di cooperazione allo sviluppo a vere e proprie Alleanze strategiche con i nostri partner (a partire dalle azioni previste dal Global Gateway), sviluppate su una comune governance/co-creazione degli obiettivi, che renda coerenti le politiche commerciali, climatiche e migratorie (le quali spesso contraddicono la stessa cooperazione).

Per rendere efficaci tali alleanze vanno definiti meccanismi di partecipazione dal basso (territori e popolazioni) che individuino anche modi innovativi di misurare i risultati, non tanto in termini di risorse mobilitate e progetti realizzati, quanto di trasformazioni prodotte