Fonte immagine «Sovranismo» l’avversario da battere per l’Europa – Il Sole 24 ORE
Ufficio Policy Focsiv – Presentiamo qui una sintesi dell’articolo The Trap of Migration Sovereignism: What the Ceuta Tragedy Teaches Us di Ferruccio Pastore in The Trap of Migration Sovereignism: What the Ceuta Tragedy Teaches Us | Istituto Affari Internazionali, che espone le ragioni per cui il sovranismo migratorio non funziona ed è controproducente per la regolazione delle migrazioni, oltre all’offesa dei diritti umani.
Secondo Pastore la strategia europea basata sempre più sull’esternalizzazione del controllo migratorio verso Paesi terzi sta rendendo gli Stati membri più vulnerabili, non meno. La tragedia di Ceuta del luglio 2026 mostra i limiti di un approccio fondato sul “sovranismo migratorio”, cioè sulla difesa degli interessi nazionali a scapito di una gestione realmente europea del fenomeno.
Dalla solidarietà europea al sovranismo: per molti anni la politica migratoria dell’UE si è basata su due pilastri: la cooperazione con Paesi di origine e transito e la solidarietà interna tra Stati membri nella gestione dei richiedenti asilo.
Dopo la crisi del 2015 e il progressivo rafforzamento delle forze sovraniste, il principio della redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo è stato progressivamente abbandonato. Anche il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, entrato pienamente in vigore nel giugno 2026, mantiene meccanismi di solidarietà molto attenuati, lasciando agli Stati ampi margini per sostituire l’accoglienza con contributi finanziari o operativi.
La tragedia di Ceuta: tra il 30 e il 31 luglio 2026, tra 60.000 e 80.000 persone, principalmente marocchine, hanno cercato di entrare nell’enclave spagnola di Ceuta. La maggior parte è poi rientrata in Marocco grazie all’intervento delle autorità marocchine, ma migliaia sono rimaste bloccate in condizioni precarie. Gli eventi hanno causato almeno 82 morti.
Le cause restano controverse. Vi sono diverse ipotesi che comprendono l’azione di reti di trafficanti; l’allentamento deliberato dei controlli da parte del Marocco; le ritorsioni diplomatiche legate alle tensioni tra Madrid e Rabat sul Sahara Occidentale; l’uso della migrazione come strumento di pressione geopolitica, analogo a quanto già visto con la Bielorussia nel 2021.
La reazione italiana. La decisione del governo italiano di reintrodurre controlli alle frontiere per chi arrivava dalla Spagna, motivandola con il rischio di movimenti secondari e possibili infiltrazioni terroristiche, è problematica perché: Ceuta non fa parte dello spazio Schengen; le persone bloccate a Ceuta non possono circolare liberamente nell’UE; non vi erano prove concrete di flussi secondari verso l’Italia.
C’è una contraddizione: l’Italia si presenta come difensore rigoroso contro i movimenti secondari, ma è tra i Paesi che applicano meno efficacemente il sistema di riammissione previsto dal Regolamento di Dublino. Nel 2025, a fronte di oltre 24.000 richieste di riammissione ricevute, l’Italia ha effettuato solo 85 trasferimenti effettivi.
In conclusione la lezione politica che Pastore trae dalla vicenda è netta: il sovranismo nazionale in materia migratoria è inefficace e controproducente. Affidarsi esclusivamente a Paesi terzi per il controllo delle frontiere espone l’Europa a ricatti e crisi geopolitiche. La soluzione proposta è invece un rafforzamento della sovranità europea condivisa, accompagnata da maggiore cooperazione e governance comune delle migrazioni.
In sintesi, si interpreta Ceuta non come un semplice incidente migratorio, ma come la dimostrazione dei limiti strutturali dell’attuale modello europeo basato sull’esternalizzazione e sulla rinazionalizzazione delle politiche migratorie.







