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(I)Mobilità, migrazione e rifugio nell’attuale congiuntura. Seconda parte

(I)Mobilità, migrazione e rifugio nell’attuale congiuntura. Seconda parte

Fonte immagine Fact-check: Migrants are not irregularly entering Poland while citizens are asleep – InfoMigrants

Ufficio Policy Focsiv – Dopo avere pubblicato la prima parte ((I)Mobilità, migrazione e rifugio nell’attuale congiuntura. Prima parte. – Focsiv) dell’EDITORIALE REMHU 33 di Roberto Marinucci del Centro Scalabriniano per gli Studi sulle Migrazioni (CSEM) proseguiamo qui con la seconda parte che riflette sulla narrazione di esclusione e criminalizzazione che minaccia anche la ricerca scientifica, e termina con alcuni commenti su articoli della rivista, qui accessibili v. 33 (2025): REMHU, Revista Interdisciplinar da Mobilidade Humana | REMHU, Revista Interdisciplinar da Mobilidade Humana

Il processo di stigmatizzazione dei migranti ci porta al terzo punto che voglio evidenziare: viviamo in un’epoca “post-aletica (D’Agostini, Ferrera, 2019). Uso questa espressione in relazione al termine greco “aletheia”, verità. Nella congiuntura contemporanea, l’uso delle fake news è diventato sempre più comune, deliberato e senza scrupoli: uno strumento ordinario per manipolare le informazioni al fine di ottenere consenso. Come ci ricorda Enzo Pace (2006), la violenza delle armi è sempre preceduta dalla violenza della “propaganda di guerra”, dalla violenza del manicheismo del linguaggio e dei simboli.

Paradigmatico in questo c’è, ovviamente, la campagna elettorale del 2024 del candidato repubblicano negli USA. Ho già parlato dell’accusa contro i migranti di essere “nemici interni“. Inoltre, l’attuale presidente del paese nordamericano ha anche incolpato i non cittadini per aver introdotto “geni cattivi” nel paese5 e mangiare animali domestici (in relazione agli haitiani). Tali accuse indicano una presunta – e infondata – incompatibilità biologica e culturale tra nazionali e non nazionali. Un conflitto di razze e civiltà. I sondaggi dell’epoca rivelavano che più della metà degli elettori del candidato repubblicano tendeva a credere a queste fake news sui migranti6.

In altre parole, da un lato, la tolleranza per l’uso deliberato delle fake news sta crescendo e, dall’altro, si sta diffondendo inevitabilmente un clima di sospetto in relazione alle fonti di informazione e persino alle istituzioni democratiche. Questo “deficit di credibilità” (D’Agostini, Ferrera, 2019) rappresenta una chiara violazione dei diritti di ogni cittadino, oltre ad avere spesso conseguenze tragiche per coloro che ne sono colpiti e in situazioni di maggiore vulnerabilità.

L’era “post-aletica” non è caratterizzata solo da fake news, ma anche dall'”estinzione del dissenso”: una vera guerra contro “testimoni”, “osservatori”, “ricercatori”, coloro che osano sfidare il pensiero egemónico unico, rivelare notizie “riservate”, testimoniare e denunciare atti criminali o adottare approcci interpretativi eretici e contro-egemonici (Basualdo et al., 2019). L’omicidio di circa 250 giornalisti a Gaza7 è la prova più grande di questa guerra.

Infine, la pubblicazione del volume 33 della rivista REMHU, che tratta specificamente di (im)mobilità, migrazione e rifugio, fa parte di un contesto segnato dalla diffusione della necropolitica e dalla perdita di riferimenti assiologici ereditati nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale; dalla ridotta capacità di apprendere e cambiare in base alle esperienze storiche; e attraverso la manipolazione deliberata delle informazioni, attraverso la diffusione di fake news e lo sterminio del dissenso, con la generazione inevitabile di un ethos di diffidenza e sospetto. Questa è una congiunzione che mette in discussione il lavoro di una rivista scientifica focalizzata sulla pubblicazione di analisi interdisciplinari e accademiche su migrazione e rifugio; sfida tutti i segmenti sociali che cercano la promozione dei diritti e dell’integrità psicofisica (Eguiluz, 2022Ferreira et al., 2022) di migranti e rifugiati, indipendentemente dalla loro nazionalità; sfida la promozione dell’agenzia (Triandafyllidou, 2019) e il protagonismo degli individui e, soprattutto, dei collettivi e delle associazioni migranti.

In vista di questa congiunzione, vorrei evidenziare i tre dossier pubblicati nel volume 33 di REMHU. Il primo articolo riguarda “Iniziative imprenditoriali e di autosostentamento per i lavoratori migranti“: l’obiettivo del dossier è mettere in evidenza sia la proattività dei migranti sia i loro contributi, principalmente economici, ai paesi di arrivo e di origine. Infatti, nonostante discriminazioni, vulnerabilità e altri svantaggi strutturali, individui, gruppi e collettivi migranti possono mobilitare reti etniche, contatti transnazionali e conoscenze ancestrali, così come la solidarietà della società civile organizzata locale, per sviluppare dinamiche di superamento nella sfera economica, generando un impatto positivo non solo per le loro vite, ma anche per i paesi ospitanti e i paesi di origine. Tuttavia, come sottolinea l’articolo di Antonio Ricci (2025, p. 11) in relazione al caso italiano, le iniziative imprenditoriali di individui e gruppi migranti sono sempre caratterizzate da “dinamismo sostanziale e crescita costante, da un lato, e da un significativo precarietà e fragilità strutturale“, un fatto che costituisce una sfida da considerare nell’elaborazione delle politiche pubbliche.

Il secondo dossier si concentra sulle “Nuove diaspore brasiliane” ed è stato organizzato da Igor José de Renó Machado e Alexandre Branco-Pereira. In una congiuntura segnata, in quest’anno 2025, da deportazioni diffuse e violente di brasiliani residenti all’estero, soprattutto negli USA – sebbene non esclusivamente – ciò che ha motivato il dossier è stato soprattutto la discrepanza tra l’aumento dell’emigrazione brasiliana e, allo stesso tempo, la limitata produzione accademica, soprattutto per quanto riguarda le nuove diaspore. Oltre alle informazioni statistiche sull’argomento – informazioni, purtroppo, ancora relativamente scarse – il dossier, come indicato nel testo introduttivo di Machado e Branco-Pereira (2025), indica un cambiamento nella riflessione accademica: “se prima i testi tendevano a discutere le comunità brasiliane come unità di analisi (il che era fondamentale per stabilire il tema centrale in quel periodo), ora lo sguardo mette a nudo le differenze interne nelle comunità brasiliane all’estero. Comprendendo queste comunità come attraversate da tensioni sociali già presenti in Brasile, queste opere tessono analisi basate sull’osservazione delle intersezionalità, in particolare quelle di genere e razza” (p. 7).

Infine, l’ultimo dossier, organizzato da Maria Catarina Chitolina Zanini, Yolanda López García e Asmara González Rojas, sul tema: “Ricerca sulla migrazione: logiche, pratiche e metodologie tra tradizione e trasformazione” mira a riflettere le pratiche accademiche e attiviste nella produzione di conoscenza nel campo della migrazione e del rifugio. Un tema molto impegnativo nel suddetto contesto post-aletico, segnato da fake news e narrazioni volutamente distorte. Secondo il testo introduttivo degli organizzatori, gli articoli del dossier, provenienti da diversi paesi e continenti, portavano riflessioni interessanti, come ripensare il ruolo gerarchico tra ricercatori e coloro che sono sotto indagine; sviluppare un sistema di ascolto attivo in cui migranti e sfollati siano i protagonisti del proprio discorso e possano riconoscersi a vicenda nei loro contesti; che le questioni etiche diventino un aspetto quotidiano e rilevante della ricerca; e che questo attivismo può essere visto come qualcosa di intrinseco all’atto della ricerca. (López García, Zanini, González Rojas, 2025, p. 8).