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L’Africa attore internazionale

L’Africa attore internazionale

Fonte immagine: https://worldpeacefoundation.org/topic/african-voices/

Ufficio Policy Focsiv – Da un anno siamo tutti vittime dell’attivismo dell’amministrazione Trump e sembra che tutto o quasi dipenda dalle sue scelte, ma è in realtà una replica ad un mondo sempre più multipolare. Il tentativo di mantenere la guida rispetto a dinamiche che sfuggono e a crescenti competizioni dalla Cina ai BRICS, alla vecchia Europa, alla Russia, con l’Africa oggetto di interessi. Ma anche i Paesi africani esercitano sempre di più una voce e diversi gradi di autonomia e scelta.

In questo quadro riprendiamo qui un articolo di Modeste Kouamé, Riforme della governance economica globale: questi 10 paesi africani sono su tutti i fronti | Le360 Africa sul posizionamento dell’Africa. Infatti, all’interno degli organi decisionali chiave della governance economica globale, più di uno nota l’ascesa di un blocco africano determinato, che si impegna su questioni monetarie internazionali e dello sviluppo insieme ai paesi asiatici e latinoamericani.

Di fronte a un’economia globale indebolita da successivi shock, tensioni commerciali e debiti insostenibili, dieci nazioni africane difendono, all’interno del Gruppo Intergovernativo dei Ventiquattro (G24), una visione comune che richiede profonde riforme delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). È in questo contesto che la 114ª riunione ministeriale del Gruppo dei Ventiquattro (G24) si è tenuta a Washington il 14 ottobre 2025 sotto la presidenza di Pablo Quirno, Segretario alle Finanze dell’Argentina, assistito da Olayemi Michael Cardoso, Governatore della Banca Centrale della Nigeria, Primo Vicepresidente, e Muhammad Aurangzeb, Ministro delle Finanze del Pakistan, Secondo Vicepresidente.

Rappresentati da figure chiave come Mohammed Taamouti (Marocco), Rania Al-Mashat (Egitto), Doris Anite (Nigeria), Abdelhak Bedjaoui (Algeria), André Wameso Nkualolok (RDC), Chalouho Coulibaly (Costa d’Avorio), Ahmed Shide (Etiopia), Philip Abradu-Otoo (Ghana), Kamau Thugge (Kenya) e Ashor Sarupen (Sudafrica), i dieci paesi africani e altri quattordici stanno portando una voce collettiva chiedendo riforme strutturali delle Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI). Una recente dichiarazione emessa dal FMI rivela una panoramica strategica delle loro priorità.

Si nota l’ascesa di un blocco africano strutturato e strategico, determinato e con crescente influenza. Il loro messaggio è inequivocabile: l’attuale multilateralismo è imperfetto e deve essere riformato per sostenere efficacemente lo sviluppo e la stabilità.

Leadership collettiva su questioni fondamentali

Queste dieci nazioni, attiviste all’interno del G24 “Gruppo Africano”, non sono semplici comparse. La loro presenza attiva, incarnata dai rappresentanti ministeriali o delle banche centrali seduti al tavolo decisionale, dimostra maturità diplomatica e volontà comune. Questi paesi africani si allineano alle posizioni difese dal G24, riflettendo così le loro preoccupazioni comuni. Diciamo solo che il loro posto al tavolo del G24 non è simbolico. È il luogo in cui vengono negoziate le regole del gioco economico globale che influenzano direttamente le loro popolazioni.

La prima priorità di questi paesi è garantire che pace e sviluppo siano inseparabili. Questi dieci paesi sostengono l’appello del G24 per la cessazione delle ostilità e il rispetto del diritto internazionale, sottolineando il legame vitale tra stabilità politica e crescita economica. Il loro sostegno agli impegni esistenti verso paesi fragili e che ospitano rifugiati riguarda direttamente diversi paesi della regione (Sahel, Corno d’Africa).

La seconda preoccupazione comune è difendere gli interessi delle economie emergenti e in via di sviluppo di fronte agli shock. Condividono la preoccupazione del G24 riguardo ai “venti contrari” che gravano sui Paesi: tensioni commerciali, incertezza politica, deterioramento dei termini di scambio e riduzione delle esportazioni e delle rimesse. La dichiarazione sottolinea che le loro politiche interne hanno svolto un ruolo cruciale di fronte all’inflazione e all’incertezza, sottolineando l’importanza continua dell’indipendenza delle banche centrali (un punto cruciale per le loro politiche monetarie nazionali). Tuttavia, il loro margine limitato di manovra e l’eccesso di indebitamento li spingono a pretendere soluzioni collettive e coordinate.

Il nucleo delle richieste di riforma

Questi dieci paesi africani sono in prima linea nelle principali richieste del G24 per riformare la governance economica globale, riflettendo le proprie esigenze strategiche. Innanzitutto, sostengono inequivocabilmente l’insistenza del G24 su un riallineamento delle quote nelle IFI che rifletta meglio il peso economico relativo dei paesi, proteggendo al contempo le quote relative di tutti i Paesi emergenti, compresi i più poveri. Questa è una richiesta centrale per aumentare la loro voce e l’accesso alle risorse.

Questi paesi africani chiedono una migliore rappresentanza regionale nel FMI invitando il Presidente del G24, come il Comitato per lo Sviluppo della Banca Mondiale, a rafforzare la loro influenza diretta all’interno dell’organo decisionale chiave del FMI.

In secondo luogo, i membri del G24 sostengono le richieste di revisioni continue dei quadri di sostenibilità del debito del FMI, della progettazione dei programmi, delle pratiche di sorveglianza e dello sviluppo delle capacità. L’attenzione a “metodologie robuste” per valutare squilibri esterni e il continuo coinvolgimento su temi critici come digitalizzazione e IA è fondamentale per i paesi che desiderano navigare in un contesto economico complesso e beneficiare di analisi rilevanti.

In terzo luogo, i paesi del G24 accolgono con favore la continua riforma della Banca Mondiale focalizzata sul lavoro e sul settore privato, aree fondamentali per la loro trasformazione economica. Sostengono fortemente la continua “revisione degli azionisti” della Banca per valutare la “sottorappresentazione” e aumentare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo, applicando rigorosamente i Principi di Lima che tutelano i diritti dei “paesi più piccoli e poveri“. L’appello della Banca a un’azione anticipata sulla tariffazione dei prestiti mira a migliorare l’accessibilità dei finanziamenti per i loro progetti. Il loro sostegno alla Roadmap del G20 per banche multilaterali di sviluppo (MDB) migliori, più forti ed efficaci sottolinea la necessità di canali di finanziamento dello sviluppo più forti e coordinati.

Debito, clima e finanziamenti sono questioni critiche

Il debito sovrano e la sostenibilità, il finanziamento climatico e la transizione energetica, la mobilitazione delle risorse e la lotta contro i flussi illeciti sono tutte sfide importanti per queste economie. Il fatto che alti livelli di debito e i costi crescenti del servizio del debito continuino a offuscare le prospettive li influenza direttamente. Il G24 accoglie con favore i progressi sul Quadro Comune del G20, ma spinge per il miglioramento per ottenere risultati più prevedibili, tempestivi e coordinati.

La loro difesa di riforme più ampie include la trasparenza del debito, il rafforzamento della gestione del debito e la revisione delle metodologie delle agenzie di rating, essenziali per la loro stabilità macroeconomica. L’appello a rafforzare i meccanismi per i paesi solventi che affrontano shock di liquidità, e l’aspettativa di una revisione della struttura di erogazione a breve termine del FMI, sono richieste operative concrete.

I paesi membri del G24 insistono su impegni equi adattati alle circostanze nazionali e sul principio di responsabilità comune ma differenziata. La loro domanda di finanziamenti agevolati, trasferimento tecnologico e sviluppo delle capacità è fondamentale per transizioni giuste. Sostenere piattaforme gestite dai paesi che allineano clima e sviluppo nazionale è un approccio che promuovono per canalizzare efficacemente i fondi.

Questi paesi sottolineano l’accesso a “tutte le fonti di energia” con “tutte le tecnologie appropriate“. Questo riflette la loro necessità di flessibilità nel mix energetico mentre puntano agli obiettivi climatici. I paesi membri del G24 esortano inoltre i paesi sviluppati a “onorare i loro impegni esistenti” e affinché la COP30 rappresenti un punto di svolta per il loro adattamento e mitigazione.

I paesi membri del G24 sottolineano la necessità di una “maggiore mobilitazione delle risorse interne” e di una “cooperazione multilaterale efficace” per combattere i flussi finanziari illeciti (IFF) e l’erosione della base fiscale, che rappresentano gravi flagelli per i loro bilanci. Chiedono di invertire il declino dell’aiuto pubblico allo svilulppo e accolgono con favore i lavori verso una Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sulla Cooperazione Fiscale Internazionale, con l’obiettivo di un’architettura “più inclusiva, sostenibile ed equa“. Il richiamo dell’Impegno di Siviglia 2025 sul Finanziamento per lo Sviluppo dimostra la loro volontà di ritenere la comunità internazionale responsabile.

Crescente influenza e sfide persistenti

Quindi, come possiamo vedere, la partecipazione attiva di queste dieci nazioni al G24 rappresenta una svolta per diversi attori. Per i paesi africani, dimostra una maggiore capacità di influenzare collettivamente l’agenda IFI. La loro unità su questioni chiave (quote, rappresentanza, debito, clima) rafforza la loro posizione negoziale. L’attenzione al rafforzamento delle MDB e della Banca Mondiale potrebbe aprire canali di finanziamento più personalizzati e accessibili.

Per quanto riguarda le istituzioni finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale), essi affrontano una crescente e legittima pressione per riformarsi in profondità: riequilibrio del potere tramite quote più importanti, migliore rappresentanza, adattamento degli strumenti (debito, liquidità, clima), aumento delle risorse concessionarie. Devono rispondere a queste richieste per preservare la loro legittimità ed efficacia.

Per il settore privato (locale e internazionale), le richieste del G24 per un ambiente imprenditoriale stabile, il sostegno delle PMI, lo sviluppo del settore privato come motore di crescita e creazione di posti di lavoro, e la mobilitazione del capitale privato (tramite strumenti innovativi come cartolarizzazione, green bond, finanza mista) sono segnali positivi. Tuttavia, le persistenti incertezze globali e le vulnerabilità interne rimangono una sfida per gli investimenti.

Infine, per i creditori (pubblici e privati), la pressione per migliorare il Quadro Comune di Trattamento del Debito e garantire una partecipazione più rapida e prevedibile sta aumentando. La richiesta di maggiore trasparenza sul debito e la revisione delle metodologie delle agenzie di rating riguarda direttamente i paesi sopra elencati.

La loro forza risiede nell’unità all’interno del G24 African Group per promuovere riforme sistemiche delle IFI. Agiscono come un gruppo di pressione influente per una governance economica globale più giusta ed equa, adattata alle sfide specifiche dei paesi emergenti e in via di sviluppo, in particolare in Africa.

Cambiamenti concreti – revisioni delle quote, riforma delle MDB, miglioramento della gestione delle crisi e strumenti di finanziamento climatico – sono ancora in fase di negoziazione, ma il loro peso in questi negoziati è ora innegabile. La sfida ora è tradurre efficacemente queste richieste collettive in decisioni operative da parte delle IFI e in impegni assunti dai paesi sviluppati. La loro capacità di mantenere questa unità e monitorare l’attuazione sarà fondamentale per il futuro economico del continente.