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L’estrazione di minerali in Congo versus l’ecologia integrale

L’estrazione di minerali in Congo versus l’ecologia integrale

Fonte immagine As minerals fuel deadly conflicts in Africa, cardinal calls for pastoral approach- Detroit Catholic

Ufficio Policy Focsiv – Nel quadro dell’interesse FOSIV al grande fenomeno del land grabbing e in generale dell’economia estrattivista, riportiamo qui un recente articolo di Patrizia Caiffa, scrittrice e giornalista dell’agenzia SIR (Le miniere per l’industria high tech e il dramma del Congo (ilcittadino.it), che a fronte dello sfruttamento minerario nel Katanga in Congo, evidenzia l’impegno della Chiesa locale per una ecologia integrale concreta. La Chiesa locale denuncia la logica del capitalismo e propone una pastorale di promozione sociale e ambientale, per la gestione responsabile e trasparente delle risorse minerarie, per investimenti sociali e la difesa dei diritti, per la saggezza ecologica della cultura ancestrale.

Nella remota provincia del Katanga, a sud est della Repubblica Democratica del Congo, si trovano i più grandi giacimenti di minerali per l’industria high tech, soprattutto il coltan, che serve per cellulari, computer e videogames. L’80% delle riserve mondiali è in queste terre. Dai giacimenti si estrae anche rame, oro, diamanti, cobalto.

«L’élite politica e gli investitori stranieri sono gli unici a beneficiare di questa manna mineraria» denuncia monsignor Fulgence Muteba, arcivescovo di Lubumbashi, da luglio presidente della Conferenza episcopale del Congo. Lubumbashi è la terza più grande città congolese, circa 1.800.000 abitanti. La popolazione non beneficia affatto di queste preziose risorse, tutt’altro. I lavoratori vengono sfruttati, malpagati e lavorano in condizioni terribili, perfino migliaia di bambini.

Oltre a quelli impiegati nelle grandi multinazionali occidentali e cinesi, ci sono i creusers, i cercatori artigianali, minatori illegali che cercano i minerali nei vecchi siti minerari abbandonati o in attesa di sfruttamento. «Qui i minori svolgono lavori non adatti alla loro età. Sono in situazione di insicurezza a causa della mancanza di attrezzature adeguate, sono vittime della piaga della prostituzione e di altre violazioni dei diritti umani. I salari non sono proporzionati agli sforzi che fanno. Inoltre, sono esposti a malattie polmonari e sessualmente trasmissibili» racconta l’arcivescovo. L’arcidiocesi è in prima linea per sensibilizzare la popolazione tramite una pastorale «per la gestione responsabile e trasparente delle risorse naturali» e per la tutela dell’ambiente naturale, devastato dall’inquinamento e dallo sfruttamento selvaggio

«Le compagnie minerarie operano secondo la logica del capitalismo – spiega l’arcivescovo -. Il loro obiettivo è soprattutto fare profitto. Ciò ha due conseguenze. Da un lato, la situazione salariale dei lavoratori non è la loro prima preoccupazione. Come regola generale i lavoratori ricevono miseri salari. Dall’altro lato, il contributo delle imprese minerarie allo sviluppo locale è davvero trascurabile. Ecco perché, nonostante l’abbondanza di risorse, la povertà aumenta. Questa situazione è aggravata dalla corruzione che circonda il settore minerario nella Repubblica Democratica del Congo.

«Le compagnie minerarie che lavorano qui provengono principalmente dall’Occidente e soprattutto dalla Cina. La triste constatazione è che, da un lato, il governo congolese è impantanato nella corruzione e nella mancanza di trasparenza, e non presta sufficiente attenzione al contributo dell’attività mineraria alla crescita economica e al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale. Le imprese provenienti dall’estero approfittano di questo clima per raccogliere la maggior parte dei minerali, a volte a prezzi bassi, in modo da ottenere il massimo profitto. «Il risultato – aggiunge monsignor Muteba – è che la popolazione rimane povera. L’ambiente paga un caro prezzo e la popolazione stessa è vittima dell’inquinamento.

I governi occidentali sono compiacenti nei confronti delle loro aziende che operano nel Congo quando si tratta di dover far rispettare i diritti umani dei lavoratori e la responsabilità sociale. In generale, chiudono un occhio sulle condizioni poco umane che impongono ai loro dipendenti, nonché sul loro contributo insignificante all’economia locale. A essere onesti, non gli importa molto. E la Cina è addirittura peggio dei Paesi occidentali. Non si occupa della questione dei diritti umani e ancor meno delle condizioni poco umane che le aziende cinesi impongono ai lavoratori congolesi.

«L’arcidiocesi di Lubumbashi organizza una pastorale per la gestione responsabile e trasparente delle risorse naturali, in particolare dei minerali. Il suo intervento si articola su tre punti: la divulgazione dei testi giuridici che regolano la sana gestione mineraria, la responsabilità sociale delle imprese, l’iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive; la sensibilizzazione delle comunità locali sui loro diritti e la realizzazione di progetti a favore di queste comunità (costruzione di infrastrutture, in particolare ospedali e scuole); il dialogo con i leader aziendali per una gestione responsabile e trasparente delle risorse minerarie.

«Alla luce delle intuizioni ecologiste e dell’insegnamento di Papa Francesco, il tema della salvaguardia, tutela e rispetto dell’ambiente occupa un posto importante nella pastorale dell’arcidiocesi di Lubumbashi. Le sue priorità ruotano attorno a: educazione relativa all’ambiente; operazione “Wangarii Maathai” consistente nella piantumazione di alberi; iniziative di sanificazione ambientale e gestione responsabile dei rifiuti; promozione di azioni di conversione ecologica; promozione della saggezza ecologica della cultura ancestrale.